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	<title> &#187; Polo della logistica</title>
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		<title>-55ettari:SOS.salviamoilpaesaggio.it</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 21:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il “Polo della logistica della Sabina” è destinato ad occupare una superficie di 200 ettari, con capannoni alti 15 metri per un volume totale di quasi 10 milioni di metri cubi – su un’area ad alto valore paesaggistico, con importanti emergenze storico-archeologiche. La Sabina è un’area subito a nord di Roma, una zona collinare molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il “Polo della logistica della Sabina” è destinato ad occupare una superficie di 200 ettari, con capannoni alti 15 metri per un volume totale di quasi 10 milioni di metri cubi – su un’area ad alto valore paesaggistico, con importanti emergenze storico-archeologiche.</p>
<p>La Sabina è un’area subito a nord di Roma, una zona collinare molto bella, a ridosso del Tevere ricca di piane fertili e coltivabili, territorio dell’antica città di Cures. La Sabina è un territorio di elevato valore paesaggistico: con una florida agricoltura – foriera di prodotti agricoli tipici di alta qualità (come l’olio DOP Sabino)- , ricco di presenze archeologiche (in particolare dal periodo arcaico a quello repubblicano fino ai primi due secoli dell’impero romano) in un contesto climatico ideale.</p>
<p>Il Piano Territoriale Paesaggistico della Regione Lazio indica infatti l’area di Cures Sabini – tra Monopoli, il Tevere, Passo Corese e Fara Sabina – come Parco archeologico. Nonostante le peculiarità dell’area, nel 2000, il Consorzio Industriale di Rieti vi progetta un polo logistico destinato ad occupare una superficie di 200 ettari: un’operazione di alto impatto ambientale.<br />
I lavori di sbancamento sono iniziati, ma le polemiche non cessano.</p>
<p>WWF Lazio ha chiesto all’area VIA della Regione Lazio, quale autorià competente, di esercitare il controllo sull’osservanza delle prescrizione impartite in sede di valutazione di impatto ambientale – e nel caso si accertassero violazioni delle prescrizioni impartite o difformità sostanziali da quanto disposto dalla VIA – di disporre la sospensione dei lavori e l’eventuale ripristino dei luoghi. Legambiente Lazio ha presentato un esposto alla Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio e alla Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio segnalando che i lavori di sbancamento in corso per la realizzazione del Polo della logistica rischiano di arrecare danni gravi e irreparabili al sito archeologico.<br />
Documento di Sintesi<br />
1- Il luogo, il progetto e le valenze archeologiche ed idrogeologiche:</p>
<p>a) L’area è subito a nord di Passo Corese, tra l’abitato di Cures Sabini (il posto del ratto delle Sabine) ed il Tevere, a circa 40 km da Roma.</p>
<p>b) L’area ha una superficie di 200 ettari, collinare. Un tipico paesaggio Sabino, con olivi, vigne, colline, alberi, prati, allevamento, pastorizia. (v.foto)</p>
<p>c) Su quest’area il Consorzio Industriale della Provincia di Rieti progetta, nel 2000, un Polo della Logistica che prevede: a) lo sbancamento totale delle colline con l’asportazione di 4 milioni di metri cubi di terra e b) la costruzione di capannoni industriali e altro per circa 10 milioni di metri cubi di costruito (una volta e mezza circa il Polo della Logistica di Fiumicino: questo di Passo Corese è il Polo della Logistica più grande del Centro Italia)</p>
<p>d) L’area è stata indagata già nel 1980 e segg., come parte di un contesto più vasto, dall’archeologa Prof.ssa Maria Pia Muzzioli, da cui è derivato il libro “Cures Sabini” collana Forma Italiae (1980) e dove la Prof. Muzzioli censisce centinaia di siti archeologici, dal paleolitico alle varie età romane. Oltre i siti di superficie, la Prof. Muzzioli trova una serie di acquedotti a percolazione, estesi su gran parte dell’area, che i Romani savana per filtrare e raccogliere l’acqua piovana: ja vera e propria meraviglia naturale,sepolta sotto lo strato di tufo, che lo sbancamento delle colline verrebbe irrimediabilmente e cancellare.</p>
<p>e) L’area è stata studiata nel 2000 da un gruppo di Archeologi Inglesi della “British School of Rome”. Vent’anni dopo lo studio della Muzzioli, i reperti archeologici in mano agli studiosi li portano a dichiarare nel libro “Sabinensis Ager Revisited” (British School of Rome , 2002, che i siti archeologici della sola area del Polo” sono passati da 39 a 118, dal preistorico all’orientalizzante, dall’arcaico al Romano Imperiale.</p>
<p>f) Nel 2007, la Regione Lazio, nel suo P.T.P.R. (Piano Territoriale Paesistico Regionale), dichiara l’area parte del Parco Archeologico e Culturale della Sabina: Tav C, 20, atto 556 del 25-07-2007e nella tavola B20 della stesso Piano indica anche le presenza archeologiche puntuali.</p>
<p>g) Durante gli studi idrogeologici fatti per la Valutazione di Impatto Ambientale, il Geologo Dott. Chiaretti dichiara che una parte consistente della zona è a rischio idrogeologico in varie parti, perché situata al termine di una serie di valli dove converge l’acqua piovana di una zona molto vasta.</p>
<p>2 – Il valore delle opere, le indagini della soprintendenza, le pressioni, la partecipazione</p>
<p>a) Il valore delle opere è stimato intorno al miliardo di euro</p>
<p>b) La soprintendenza indaga l’area con mezzi economici forniti dal Consorzio Industriale, come previsto dalla legge. Sulla Soprintendente si è fatto pressioni da più lati, anche in via ufficiale, perché dia lo sta bene alle costruzioni. Fanno pressione tutti, dal Consorzio agli industriali ai sindacati (sic). Non c’è nessuno che abbia rispetto per lo Stato al lavoro.</p>
<p>c) Il sindacato di Polizia ha reso noto che nella zona sono state segnalate presenze di organizzazioni a carattere mafioso interessate ai lavori nell’area (il movimento terra è appannaggio di clan ben conosciuti)</p>
<p>d) La partecipazione del pubblico al processo decisionale, come prevede la legge delle valutazioni di Impatto ambientale, non è stata rispettata: l’opera, che ha dimensioni che vanno molto al di là del piccolo paese sulla cui area insiste, ha una scala nazionale e la VIA andrebbe fatta almeno a livello provinciale se non regionale. Ciò non è successo.</p>
<p>3 – La situazione oggi:</p>
<p>a) Le ruspe hanno distrutto le colline su un area di 55 ettari (su 200) che la Soprintendenza ha svincolato. La situazione è grave ed è urgente la necessità di agire al più presto per fermare il disastro ambientale, sociale e culturale in corso.</p>
<p>4-Ciò che si chiede alle istituzioni:</p>
<p>a) Fermare in via cautelativa i lavori, in modo che le indagini archeologiche siano espletate con tutta la calma necessaria.</p>
<p>b) Fermare in via cautelativa i lavori, in modo che le indagini idrogeologiche siano espletate con tutta l’accortezza necessaria</p>
<p>c) Sia realizzato il progetto Regionale di Parco Archeologico e Culturale della Sabina</p>
<p>d) Si realizzi un indagine, mai effettuata, sulla necessità di un ulteriore Polo della Logistica, in una situazione industriale in declino. Si cerchi, se necessario, un luogo alternativo con un impatto ambientale non devastante.</p>
<p>e) Si realizzi la partecipazione del pubblico prevista dalla legge, con la convocazione di una o più conferenze di studio sull’area, condotte da esperti indipendenti nei campi: archeologico, ambientale, agricolo, turistico, economico, pastorale.<br />
Per maggiori informazioni:<br />
<a href="http://www.fondoambiente.it/sos-paesaggio-lazio-sabina.asp">http://www.fondoambiente.it/sos-paesaggio-lazio-sabina.asp<br />
</a><br />
Fonte: <a href="http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2011/12/polo-logistico-di-fara-in-sabina-addio-a-200-ettari-di-parco-archeologico/">http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2011/12/polo-logistico-di-fara-in-sabina-addio-a-200-ettari-di-parco-archeologico/</a></p>
<blockquote><p>Il Paesaggio può essere la decorazione anche dell&#8217;ambiente costruito, dalle opere d&#8217;Arte. (Matteo)</p></blockquote>
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		<title>E&#8217; tutta una grande opera!</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di Giornale]]></category>
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		<category><![CDATA[Terzo Valico]]></category>

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		<description><![CDATA[Terzo Valico, i soldi buttati da 20 anni di lobby. Si risparmierebbero subito 6 miliardi Ci sono 6 miliardi di euro da risparmiare all’istante senza toccare le pensioni. Basta che il governo fermi il progetto per il cosiddetto Terzo Valico, la linea ad alta velocità che da Genova attraversa l’Appennino per sboccare sulla Padana. Lunedì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Terzo Valico, i soldi buttati da 20 anni di lobby.<br />
Si risparmierebbero subito 6 miliardi</strong></p>
<blockquote><p>Ci sono 6 miliardi di euro da risparmiare all’istante senza toccare le pensioni. Basta che il governo fermi il progetto per il cosiddetto Terzo Valico, la linea ad alta velocità che da Genova attraversa l’Appennino per sboccare sulla Padana. Lunedì prossimo le Fs si aspettano che il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) vari la seconda tranche di finanziamento dell’opera, un miliardo e cento milioni. Una prima tranche di 500 milioni è stata già stanziata. Allo stato attuale è più che lecito ipotizzare che siano soldi buttati, in ossequio alla regole aurea del partito del cemento: l’importante è aprire i cantieri. Ecco una breve lista di ragioni per cui il governo Monti potrebbe dare prova di serietà fermando lo sperpero di denaro a cui una potente e caparbia lobby sta lavorando da vent’anni.</p>
<p>1) È un’opera assurda. Una ferrovia che parte da Genova per collegare il porto della Lanterna con il nord Europa, andandosi a ricongiungere al nuovo traforo svizzero del Gottardo. Solo che i 6,2 miliardi servono per arrivare fino a Tortona, in mezzo alla pianura Padana, 53 chilometri di nuova ferrovia veloce al costo di 115 milioni di euro a chilometro. Da Tortona i treni torneranno sulla vecchia ferrovia.</p>
<p>2) Non si sa a che cosa serva. Le Fs, committenti dell’opera, non sanno dire se servirà per i passeggeri (collegamento veloce Genova-Milano) o per le merci. È noto che una ferrovia del genere non si può utilizzare per entrambi i servizi, bisogna scegliere, e sarà fatto dopo aver deciso di spendere i soldi. La stessa commedia della Val di Susa.</p>
<p>3) È un’opera inutile. Fu inserita nel programma Alta velocità in un secondo momento, quando la Montedison di Gardini pretese un posto a tavola nel grande affare che si erano spartiti Fiat, Eni e Iri. Da vent’anni si cerca di dimostrare che c’è una grande quantità di container da prendere al porto di Genova-Voltri per portarli in Europa. Si era previsto che nel 2006 il traffico di Voltri raggiungesse i 5 milioni di teu (l’unità di misura dei container). A fine 2011 si arriverà a 1,8 milioni. La linee già esistenti per i valichi dell’appennino ligure sono in grado di trasportare oltre 3 milioni di teu. Le Fs non rendono note le previsioni di traffico per la nuova linea.</p>
<p>4) È un ‘opera costosa. Le Fs vogliono spendere 6,2 miliardi di euro per una linea che secondo le loro stesse previsioni non andrà oltre i 40-50 milioni di euro all’anno. Da vent’anni si fanno i conti e non tornano. Il traffico, nella migliore delle ipotesi, coprirà i costi di gestione e manutenzione. Il nuovo vice ministro delle Infrastrutture, Mario Ciaccia, è colui che come manager della Banca Intesa Sanpaolo ha predicato per anni che si poteva fare l’opera con il project financing, cioè capitali privati ripagati con i profitti del servizio. Alla fine era tanto convincente il modello che si è deciso di far pagare tutto allo Stato, punto. Quanto costa e come si ripaga ? Le Fs non sono in grado di fornire alcun piano finanziario sull’opera.</p>
<p>5) A chi conviene. C’è però il consorzio Cociv, il general contractor. La poetica creazione indicava chi si assumeva tutti i rischi della realizzazione dell’opera e anche del finanziamento. Come si è visto con la Tav, il modello è servito a ingrassare i costruttori scaricando sullo Stato circa 90 miliardi di debito pubblico. Il Cociv è oggi formato dalla solita Impregilo (Benetton, Ligresti, Gavio) dalla Condotte del gruppo Ferfina e dalla Civ. Tra gli azionisti anche la Biis, la Banca guidata fino a lunedì scorso dal vice ministro Ciaccia. Anche i 6,2 miliardi del Terzo Valico andranno a carico del debito pubblico che Monti deve disperatamente riassorbire, ma lascerebbe dissennatamente crescere se non fermasse opere come questa.</p>
<p>6) Non finiranno mai. Venti giorni fa il Commissario governativo per la realizzazione del Terzo Valico, Walter Lupi, ha detto: “Nel contratto appena firmato è previsto di concentrare i materiali da scavo delle gallerie, qualcosa come 800 mila metri cubi, nella discarica di Scarpino. Ma visto quello che è appena successo a Genova, mezzo metro di pioggia in quattro ore, credo che questa decisione vada rivista”. Cominciamo bene: ufficialmente per i 53 chilometri servono otto anni, fino al 2019. Sulla base dell’esperienza storica, vuol dire che dovrebbero finirli attorno al 2030. Quando i container magari non esisteranno più.</p>
<p>Da Il Fatto Quotidiano del 2 dicembre 2011
</p></blockquote>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/il-terzo-valico-i-soldi-buttati-da-20-anni-di-lobby/174660/">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/il-terzo-valico-i-soldi-buttati-da-20-anni-di-lobby/</a></p>
<blockquote><p>Ma è possibile sia così miope immaginare un&#8217;altraeconomia, l&#8217;eco-nomia?! (Matteo)
</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Salvare il Belpaese come bene comune</title>
		<link>http://www.matteopaoletti.net/home/blog/2011/10/salvare-il-belpaese-come-bene-comune/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 19:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa accadrebbe se non ci fossero limiti alla crescita economica? Lo so lo so, è troppo lungo e poi si va di fretta.. però leggetelo ne vale la pena! Città e territori come beni comuni. Nove proposte per salvare il Belpaese Dopo Tangentopoli la legislazione urbanistica è stata smantellata. Le metropoli sono diventate terreno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa accadrebbe se non ci fossero limiti alla crescita economica? </p>
<p> <iframe width="500" height="310" src="http://www.youtube.com/embed/Sqwd_u6HkMo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><em>Lo so lo so, è troppo lungo e poi si va di fretta.. però leggetelo ne vale la pena!</em></p>
<p><strong>Città e territori come beni comuni. Nove proposte per salvare il Belpaese<br />
</strong><br />
Dopo Tangentopoli la legislazione urbanistica è stata smantellata. Le metropoli sono diventate terreno di conquista degli speculatori. Fiumi di cemento hanno inondato i nostri territori. Ripristinare la legalità, bloccare le espansioni urbane, riqualificare le periferie, recuperare il costruito abbandonato: ecco tutto ciò che andrebbe fatto per fermare il saccheggio del territorio e delle città.</p>
<p><em>di Paolo Berdini</em></p>
<p><strong>Regole e legalità cancellate</strong></p>
<p>Il 1993 segna lo spartiacque per comprendere cosa è avvenuto nel territorio e nelle città. Tangentopoli aveva mostrato lo stretto intreccio tra l’urbanistica e la corruzione: a Roma e Milano, solo per fermarci alle due maggiori città, le regole venivano sistematicamente cambiate dalla politica collusa con la proprietà fondiaria e con l’affarismo.<br />
Nulla di nuovo. Una storia iniziata nell’immediato dopoguerra: la Roma dominata dalla Società generale immobiliare, la Napoli dei tempi di Lauro, lo scandalo di Agrigento, il sacco di Palermo avevano dimostrato l’arretratezza del sistema economico che dominava le città. È stata la speculazione parassitaria a imporre il proprio dominio: dappertutto erano sorte periferie sfigurate e incivili.<br />
Eppure in quel periodo il legislatore aveva risposto agli scandali con una serie di riforme che avevano collocato l’Italia nel panorama dei paesi virtuosi. Regole e strumenti pubblici chiari e efficaci: la legge sull’edilizia pubblica del 1962, la legge ponte del 1967, la Bucalossi del 1977, la Galasso del 1985, la legge sulle aree protette del 1991. Era stato mancato l’obiettivo di scindere in maniera definitiva il diritto di proprietà dal diritto di edificare analogamente agli altri paesi europei poiché il tentativo di riforma di Fiorentino-Sullo fallì nel 1963 per la violentissima reazione del blocco immobiliare. Cionostante, la risposta agli scempi urbanistici portò a una profonda evoluzione della legislazione.</p>
<p>La risposta allo scandalo di Tangentopoli è stata di segno opposto: la legislazione urbanistica è stata infatti smantellata. La cultura delle regole viene sostituita dalla prassi della deroga. I piani regolatori, e cioè il quadro coerente dello sviluppo delle città, vengono sostituiti dall’urbanistica contrattata: volta per volta si decide la dimensione e i caratteri degli interventi urbani, al riparo di qualsiasi trasparenza. Conseguenza inevitabile, se si pensa che le elezioni politiche del 1994 portarono alla vittoria Silvio Berlusconi che all’interno del suo programma aveva promesso «padroni a casa propria» slogan che dà il via alla serie di leggi – mai contrastate negli anni dei governi di centro-sinistra – che avrebbero messo in crisi il governo pubblico del territorio.</p>
<p>Quando scompaiono le regole trionfa l’illegalità. Questo è avvenuto in molti casi, dall’attacco continuo alla magistratura al falso in bilancio alle prescrizioni facili. Ma è nelle città che il malaffare ha trionfato. Quanto emerge dall’inchiesta della magistratura su Sesto San Giovanni ne è la più chiara dimostrazione. I colloqui tra i protagonisti vertono sull’esigenza di variare le volumetrie da realizzare nell’area ex Falk da un milione a un milione e mezzo di metri cubi. Senza alcuna procedura di evidenza pubblica si regalano alla proprietà fondiaria 500 mila metri cubi: un arricchimento in termini economici di oltre 200 milioni di euro. Ammettiamo pure per assurdo che non ci sia stata alcuna tangente: il fatto grave è che attraverso l’urbanistica contrattata si alterano le regole di mercato. Altri operatori che sulla base delle scelte urbanistiche avevano deciso di investire in differenti aree vengono danneggiati e se non vogliono soccombere hanno un’unica strada: venire a patti con la politica e iniziare la contrattazione urbanistica.</p>
<p>Questa patologia spiega il motivo per il quale non c’è nessun operatore edilizio di altri paesi europei che investa sul mercato italiano: chi è abituato al rispetto delle regole non può avventurarsi in un far west dominato da taglieggiatori, speculatori e amministratori pubblici infedeli. Del resto, siamo il paese dei tre condoni edilizi, una vergogna sconosciuta negli altri paesi.</p>
<p><strong>Le periferie più grandi e desolate d’Europa</strong></p>
<p>Dopo circa vent’anni dalla sua affermazione è venuto il momento di tentare un bilancio degli effetti sulle città e sul territorio dell’urbanistica contrattata. Esso deve partire da una constatazione statistica: nel quindicennio che va dalla ripresa del mercato delle costruzioni (1995) ad oggi, un fiume di cemento e asfalto si è riversato sul paese. L’Istat ha certificato (2009) la costruzione di oltre 3 miliardi di metri cubi di cemento, una produzione edilizia imponente, molto simile per dimensioni a quella realizzata negli anni Cinquanta-Settanta quando l’Italia era investita da grandi flussi demografici e da indici di crescita economica a due cifre. La cancellazione delle regole urbane ha dunque giovato al mondo della proprietà fondiaria e delle costruzioni. Ha giovato anche alla qualità delle nostre città?<br />
<strong><br />
La risposta è inequivocabile</strong>. Le periferie – che rappresentano la parte preponderante delle nostre città – sono in assoluto, con alcune lodevoli eccezioni, le più brutte, disordinate e invivibili dell’intera Europa. Lo sono per le carenze dei sistemi di trasporto, per la qualità dei servizi pubblici e degli stessi edifici. I luoghi scelti per realizzare le nuove periferie hanno anche contraddetto la regola usuale della città liberale, quella cioè di espandersi in adiacenza ai precedenti tessuti, mantenendo la città compatta e minori i costi di funzionamento urbano. In ogni parte del territorio agricolo sono nati centri commerciali, nuclei abitati, residence, cittadelle del consumo: lo sprawl urbano è la caratteristica più evidente del ventennio liberista. Le città italiane nel ventennio dell’urbanistica contrattata sono diventate più estese, più disordinate, socialmente più ingiuste. La speculazione immobiliare ha fatto enormi affari. Gli altri sono stati costretti a spostarsi nelle sempre più lontane e squallide periferie.</p>
<p>Una gigantesca periferia senza struttura e senza relazioni: abbiamo il più basso livello di infrastrutture su ferro, il più alto numero di automobili ad abitante, con il più elevato livello di superficie urbanizzata a parità di popolazione, un consumo di suolo senza uguali nei paesi ad economia forte. Un’immensa «non città», anonima e disordinata. Una frammentazione che genera consumi energetici insostenibili, disfunzioni economiche e scarsa qualità della vita.</p>
<p><strong>Verso il default urbano</strong></p>
<p>Raccogliamo dunque gli effetti di processi giustificati dall’ideologia di uno «sviluppo» che oltre a lasciare macerie urbane ha anche vuotato le casse delle amministrazioni pubbliche. Paradigma di quanto è avvenuto nelle città italiane è il caso di Parma. Una città ricca, con una parte antica meravigliosa e una periferia storica bella, è stata saccheggiata dietro lo schermo dello sviluppo. Oggi Parma ha un deficit di bilancio che pesa sulle spalle delle future generazioni per 600 milioni di euro.<br />
Del resto, la stagione delle «grandi opere» è servita soltanto al saccheggio. Dietro i concetti dell’ammodernamento del paese sono state avviate opere dannose e inutili: dal Mose al ponte di Messina; dal corridoio della Val di Susa alle emergenze della Protezione civile, è stata messa a punto una macchina perfetta che ha favorito soltanto le cricche del malaffare e dilapidato risorse pubbliche. Del resto, per collocare in un panorama più vasto le dinamiche italiane, non si deve dimenticare quanto è avvenuto in Grecia. Anche lì l’ideologia liberista ha imposto a tutti i costi lo svolgimento dei Giochi olimpici nel 2004: il deficit di bilancio accumulato per la folle sfida è stato di 20 miliardi di euro dilapidati in cattedrali nel deserto, poco meno di un decimo del debito che sta collassando quella nazione.</p>
<p>Se si mettono queste caratteristiche del territorio in relazione con la crisi economica e finanziaria che sta colpendo sempre più intensamente il paese e che provocherà un’inevitabile diminuzione delle capacità di spesa delle amministrazioni pubbliche, gli interrogativi sul futuro delle nostre città si fanno allarmanti. Non avremo risorse per portare i servizi nel territorio diffuso e – ciò che in prospettiva è più importante – non potremo competere con i livelli di efficienza delle città europee, con la qualità dei servizi erogati ai cittadini, con la loro capacità di fare rete – e richiamare investimenti privati – proprio in virtù dell’alto livello di funzionalità.</p>
<p>Viaggiamo verso una prospettiva insostenibile. Nella crisi globale una struttura forte del territorio è un potente fattore di traino di nuove attività: territori a bassa densità non sono invece in grado di competere con i livelli di concentrazione di servizio esistenti nelle città del mondo. La Comunità europea prevede che nel 2020 l’80 per cento della popolazione degli Stati membri vivrà in ambiente urbano. La sfida per la ripresa economica passa dunque per le città e l’Italia è la cenerentola rispetto ai paesi, che anche in questi anni di liberismo non hanno abbandonato la cultura del governo delle città.</p>
<p>Abbiamo minato le stesse basi per una nuova fase di sviluppo e per tentare di colmare la distanza dobbiamo essere in grado di rendere concrete due condizioni: bloccare per sempre le espansioni urbane perché è un costo che non possiamo permetterci più e investire risorse pubbliche per migliorare le città. Assistiamo purtroppo a una rincorsa bipartisan a espandere ancora le città e a impoverirle cancellando il welfare urbano, i trasporti,fino a ipotizzare di svendere i monumenti.</p>
<p>È come se una banda di malfattori si fosse impadronita del paese. Continua infatti l’assalto alle coste marine ancora integre. Dalla Sardegna alla Sicilia l’unico motore di sviluppo è il cemento. Assistiamo poi a un altro assalto all’integrità dei luoghi condotto mediante nuovi mostri giuridici come i «piani casa» (nel Lazio si deroga perfino per le aree ricomprese nei parchi) o le «zone a burocrazia zero» volute dal ministro Tremonti con le quali si possono superare anche i vincoli paesaggistici che hanno rilevanza costituzionale sulla scorta dell’articolo 9. Salvatore Settis ha lanciato l’allarme sul rischio della definitiva cancellazione dei paesaggi storici italiani.</p>
<p>Se a questo si aggiunge ancora che – deroghe a parte – i vigenti piani regolatori prevedono espansioni illimitate (solo i recenti piani di Roma e Milano prevedono un incremento di 120 milioni di metri cubi di cemento, e cioè un milione di nuovi abitanti in due città che perdono popolazione da circa trenta anni!) c’è davvero da preoccuparsi. Occorre interrompere questa folle corsa alla distruzione del paese.</p>
<p><strong>Le città e il territorio sono beni comuni</strong></p>
<p>Solo in base a nuovi princìpi giuridici si potrà fermare il saccheggio del territorio e delle città. È necessario un nuovo paradigma e, se finora lo sviluppo delle città e del territorio ha favorito la speculazione immobiliare e il mondo delle imprese colluse con la politica, è venuto il momento di riportare i destini delle città e del territorio nelle mani delle popolazioni insediate. Occorre affermare che il territorio, le città e le risorse naturali che consentono la vita insediativa sono beni comuni non negoziabili. Le istituzioni pubbliche, attraverso le forme della partecipazione attiva della popolazione, ne sono i custodi e i garanti nel quadro delle specifiche competenze. È questo il pilastro su cui deve essere rifondato il governo del territorio. I beni comuni non possono essere trasformati in funzione dell’esclusivo tornaconto dei proprietari degli immobili ma ogni mutamento deve essere deciso dalle amministrazioni pubbliche attraverso forme di partecipazione delle comunità insediate, specie in questo periodo di scarse risorse economiche.</p>
<p>Il principio generale si completa con due corollari. In primo luogo occorre conoscere quanto è avvenuto. Finora non ci sono dati ufficiali su quante abitazioni sono state costruite e quante sono invendute, quante aree industriali sono dismesse, quante aree urbane sono prive delle più elementari opere di urbanizzazione. Per completare il quadro conoscitivo è necessario applicare un anno di moratoria edilizia in cui sono consentiti soltanto gli interventi in corso, quelli di recupero e ristrutturazione di edifici esistenti ma è preclusa ogni urbanizzazione di terreni agricoli. Una sorta di simmetria con l’anno di sospensione dell’entrata in vigore della «legge ponte» che la proprietà immobiliare impose e che servì per compiere alcuni dei più gravi misfatti che deturpano ancora oggi il territorio.</p>
<p>Il secondo corollario riguarda il fatto che su ogni opera di rilevanza territoriale, da un nuovo centro commerciale a una grande opera, è la popolazione insediata che deve esprimersi attraverso le mature forme di partecipazione, e cioè i referendum confermativi. Visto che le regole sono state infrante, occorre ricostruirle a partire da un nuovo protagonismo: quello dei custodi del bene comune, i cittadini.<br />
Insieme al nuovo principio su cui deve rifondarsi il governo del territorio e delle città, è poi urgente definire le principali linee di azione da intraprendere per una nuova forma di governo. Lo faremo individuando nove fondamentali provvedimenti.</p>
<p>Le politiche individuate hanno bisogno di investimenti pubblici. Una prassi normale nella storia delle città: esse sono infatti luoghi pubblici per eccellenza e la loro evoluzione è stata sempre alimentata dalla lungimiranza di coloro che la governavano. Oggi non si investe più perché «non ci sono più soldi». Una menzogna vergognosa. Non passa giorno in cui non apprendiamo scandali e ruberie compiuti ai danni del territorio e dell’ambiente. È purtroppo vero che le risorse pubbliche vengono spese per opere inutili, per alimentare un sistema di potere che sfugge ormai al controllo democratico. La spesa pubblica per i provvedimenti contenuti in questo elenco serve per favorire la ricerca tecnologica e nuove produzioni, per rendere le città più vivibili. È un investimento per il futuro del paese e delle giovani generazioni.</p>
<p><strong>1. Chiudere la fase dell’espansione urbana</strong>. È preminente interesse pubblico bloccare la corsa all’ulteriore espansione delle città e ridurre a zero il consumo di suolo ai fini insediativi e il mantenimento della parte naturale che è il luogo della biodiversità. Alcune normative regionali hanno già stabilito che nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali devono essere consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti. La norma di principio valida su tutto il territorio nazionale potrebbe affermare ad esempio che «la realizzazione di nuovi insediamenti di tipo urbano o ampliamenti di quelli esistenti, ovvero nuovi elementi infrastrutturali, nonché attrezzature puntuali può essere definita ammissibile soltanto ove non sussistano alternative di riuso e di riorganizzazione degli insediamenti, delle infrastrutture o delle attrezzature esistenti».</p>
<p>L’esperienza ci insegna però che una simile norma non ha da sola la forza per fermare l’espansione urbana. Sono troppe le deroghe che consentono il nascere di nuovi insediamenti. L’efficacia della norma può essere resa stringente recuperando una proposta che da tempo Italia Nostra propugna, quella di inserire le aree agricole all’interno delle categorie dei beni tutelati ai fini paesaggistici dalla legge Galasso. Si dovrà dunque aggiungere al codice dei Beni culturali e paesaggistici (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) un comma che afferma: «Il territorio agricolo è vincolato come bene paesaggistico» in modo che sia conseguentemente sottoposto alla tutela dei piani paesaggistici.<br />
Un piccolo e combattivo nucleo di sindaci ha dato vita al movimento «Stop al consumo di suolo», dimostrando che sono i cittadini a chiedere che le città non crescano più: si tratta di estendere all’intero paese ciò che è già in movimento.</p>
<p><strong>2. Il territorio del lavoro</strong>. I suoli agricoli sottratti alla monocultura del mattone e dell’asfalto possono fornire una prospettiva produttiva. Ai fini di una lungimirante gestione del territorio nazionale, infatti, si deve recuperare un uso agricolo consapevole, puntare sulla qualità del prodotto, sulla riconversione biologica, sulla filiera corta. Un tema decisivo per il futuro economico del paese, una prospettiva che comporta la possibilità di integrazioni di reddito, la riscoperta delle radici culturali e della qualità del cibo. L’avvio di nuove politiche sarebbe di grande importanza perché i territori collinari e montani si stanno spopolando sempre più velocemente, con gravi rischi sulla stessa stabilità geologica dei versanti.<br />
Compito delle autorità pubbliche è riattivare il tessuto sociale dell’Italia «marginale». Un solo esempio: i terreni abbandonati costano poco sul mercato immobiliare e le amministrazioni pubbliche potrebbero dunque inserirsi come operatori attivi e acquisire estese porzioni di territori da affidare poi alle comunità locali. Non sarebbe questa una spesa pubblica «classica», improduttiva. È al contrario un modo intelligente di investire sul futuro del paese, utilizzando ad esempio le risorse liberate attraverso la vendita delle proprietà pubbliche non indispensabili.</p>
<p><strong>3. Pareggio di bilancio dei conti pubblici a carico della rendita parassitaria</strong>. Il blocco delle espansioni urbane porterebbe un consistente riequilibrio dei bilanci pubblici. Si spendono ingenti risorse per inseguire e raggiungere tutti i frammenti delle espansioni urbane nati recentemente. A carico della collettività resta infatti il pesante compito di realizzare le strade e le infrastrutture energetiche, di garantire i servizi pubblici, i trasporti e la quotidiana gestione dei quartieri. Questi oneri sono ormai insostenibili poiché la crisi economica ha ridotto le capacità di spesa delle amministrazioni. Si deve dunque stabilire il principio che ogni attività di trasformazione urbanistica presuppone l’esistenza o la preliminare realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale, a iniziare dalle reti di trasporto su ferro. A carico del privato vanno anche tutte le spese di mantenimento e di gestione dei nuovi insediamenti: è ora di chiudere il rubinetto che prosciuga le casse dello Stato.</p>
<p>In questo modo si possono cancellare le folli previsioni dei piani regolatori comunali. Se vogliamo davvero cambiare le città non possiamo consentire che si costruisca in luoghi privi di sistemi di trasporto non inquinante. I cittadini hanno il diritto, come in ogni altro paese europeo, di vivere in modo civile e non essere costretti a passare molte ore al giorno in spostamenti in automobile. È ora che gli attori edilizi si facciano carico della realizzazione delle infrastrutture, interrompendo il comodo gioco di scaricarne i costi sulle amministrazioni pubbliche che non sono più in grado di farsene carico.<br />
Stesso ragionamento vale nel campo dell’erogazione dei pubblici servizi dove si sperpera un altro fiume di risorse economiche attraverso un impressionante numero di società di scopo. In nome dell’ideologia della presunta «efficienza», ad esempio, a Parma sono state create 34 società partecipate per gestire compiti ordinari come erogare l’acqua. Anche nell’area bolognese e in molte altre città i servizi pubblici sono gestiti da un numero imponente di società. Presidenze, consigli di amministrazione, consulenti d’oro che riportano docilmente i soldi ai decisori politici.</p>
<p>In questa stessa ottica di recupero di risorse economiche deve essere sottoposto a radicale revisione il paradigma della svendita del patrimonio pubblico così di moda nei circoli della finanza internazionale e dei politicanti nostrani. Nulla in contrario: proprietà pubbliche non utilizzate per il soddisfacimento delle esigenze collettive possano essere poste in vendita. Ma ciò deve in primo luogo escludere i beni culturali poiché un paese che guarda al futuro non vende le sue radici. In secondo luogo deve avvenire soltanto dopo aver coinvolto le popolazioni locali, poiché quel patrimonio appartiene a loro, e dopo aver verificato che quegli immobili da vendere non possano servire per abbattere il flusso delle risorse pubbliche spese per pagare affitti di uffici pubblici alla grande proprietà immobiliare. A Roma, ad esempio, importanti istituzioni – ad iniziare dal parlamento – pagano canoni altissimi a immobiliaristi e faccendieri anche se esistono ancora grandi edifici pubblici localizzati in posizione centrale. Invece di svenderli, potrebbero essere riutilizzati al posto di quelli per i quali si pagano i canoni di affitto.</p>
<p>Un altro eloquente esempio riguarda lo stesso ministero dell’Economia guidato da Giulio Tremonti, e cioè l’istituzione che più di ogni altra dovrebbe perseguire una rigorosa politica di risparmio. La sede del ministero ubicata a ridosso del laghetto dell’Eur è stata di recente dismessa e venduta per consentire l’ennesima speculazione immobiliare. Le strutture lavorative prima concentrate sono state smembrate e ora sono localizzate in due immobili tra loro distanti. Paghiamo i costi del disservizio e lauti canoni di affitto a grandi società immobiliari: lo Stato svende e il privato ci guadagna.</p>
<p><strong>4. Il diritto all’abitare</strong>. Occorre pertanto invertire questo meccanismo perverso: la vendita degli immobili pubblici deve essere decisa dalla collettività dopo attenta verifica della loro potenzialità di essere riutilizzati per fini istituzionali o per risolvere i fabbisogni abitativi. La grande produzione edilizia di questi anni non ha infatti risolto il problema delle abitazioni. Sono centinaia di migliaia le famiglie che non hanno casa o vivono in abitazioni improprie. Nelle grandi città italiane esistono oltre 300 mila abitazioni nuove invendute. Ciononostante, i valori economici degli immobili hanno subìto un’impennata provocando l’espulsione dalle zone centrali delle città di un numero enorme di famiglie a medio e basso reddito. Una nuova legge «sull’abitare», e cioè sul diritto di tutti non soltanto ad avere un tetto, ma anche ad avere una città efficiente e accogliente è un altro fondamentale tassello del programma di governo.</p>
<p>Anche in questo settore va affermato un nuovo principio: a tutti i cittadini sono garantiti i diritti fondamentali all’abitazione, ai servizi, alla mobilità, al godimento sociale del patrimonio culturale, alla dignità umana. La legislazione dello Stato determina le quantità minime di dotazioni di opere di urbanizzazione, di spazi per servizi pubblici, e la fruizione collettiva e per l’edilizia sociale, nonché i requisiti inderogabili di tali dotazioni.</p>
<p><strong>5. Le radici culturali da conservare</strong>. Nel delirio della cancellazione delle regole, si è tentato perfino di aggredire le radici della nostra storia urbana, i centri antichi. Nel cosiddetto «piano casa» berlusconiano si alludeva infatti anche alla possibilità di trasformare le tipologie presenti nei centri storici e continuamente si tenta di forzare le norme esistenti. Converrà dunque ribadire con una legge ad hoc che gli insediamenti storici non possono essere manomessi, ma conservati gelosamente per le future generazioni.<br />
In forza della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dei beni culturali dovranno essere vincolati ope legis gli insediamenti urbani storici e le strutture insediative storiche non urbane; le unità edilizie e gli spazi scoperti, i siti in qualsiasi altra parte del territorio, aventi riconoscibili e significative caratteristiche strutturali, tipologiche e formali. Le radici culturali delle città e dei territori non possono essere modificate.</p>
<p><strong>6. Periferie da rendere belle</strong>. Se da un lato si chiude la fase della crescita urbana, il governo delle città deve essere in grado di dare sbocchi concreti a un comparto produttivo che rappresenta comunque una percentuale importante del sistema produttivo italiano. In tal senso devono essere facilitate e avviate a trasformazione tutte quelle aree urbane che hanno bisogno di riqualificazione urbanistica. Si tratta dei tessuti abusivi ancora oggi privi dei requisiti minimi di civiltà e vivibilità (marciapiedi pedonali, piazze e servizi pubblici) e dei tessuti produttivi dismessi: è questo un patrimonio volumetrico imponente che potrebbe rappresentare – in una chiave sistematica – la chiave di volta di una riqualificazione urbana.<br />
In tal senso va varato un provvedimento legislativo «quadro» (la materia urbanistica è «concorrente» tra Stato e Regioni ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione e lo Stato deve limitarsi alla definizione di norme quadro) che incentivi attraverso aiuti economici, fiscali e procedurali il rinnovo urbano e la creazione di periferie belle.</p>
<p><strong>7. La riconversione tecnologica ed ecologica delle città</strong>. I provvedimenti fin qui elencati appartengono a un orizzonte che potremmo definire «tradizionale», nel senso che fa i conti con la crisi urbana ma non tiene conto della necessità sempre più impellente della riconversione ecologica delle aree urbane, del risparmio energetico, del cambiamento climatico in atto. Abbiamo edifici e città energivore: puntare al risparmio energetico serve a mettere in moto un gigantesco volano di ricerca, produzione e occupazione superiore a qualsiasi altro investimento nelle cosiddette «grandi opere». Anche qui alcune esperienze già sono in campo. Il progetto «casa clima» delle provincie di Trento e Bolzano ha dimostrato di aver saputo essere volano di interventi di sostituzione edilizia e di risparmio energetico.<br />
Occorre però definire un provvedimento legislativo che aggredisca la questione urbana in maniera complessiva, dalla produzione energetica, ai sistemi di illuminazione fino alla forestazione urbana, definendo politiche efficaci e finanziando, anche attraverso forme di sgravio fiscale, l’evoluzione energetica delle città.<br />
Occorre aprire una fase di profonda e radicale innovazione tecnologica delle città e del territorio in grado di far tesoro del patrimonio di innovazione, di ricerca e di produzione che in altri paesi è ormai una solida realtà produttiva.<br />
Come è noto i nostri sistemi di trasporto urbano sono tra i più antiquati e inquinanti. Esistono invece infiniti esempi di sperimentazioni e attuazione di sistemi a impatto energetico e ambientale ridotto (tramvie, filovie, reti ciclabili integrate con i nodi del trasporto pubblico).<br />
È il caso di sottolineare che si dovrà interrompere il consumo di suolo agricolo che oggi viene alimentato da progetti di fonti energetiche alternative. Troppe aggressioni al paesaggio collinare dell’Italia sono già state compiute: discutibili impianti eolici e pannelli fotovoltaici deturpano paesaggi storici, si pensi soltanto al caso di Sepino. Nel futuro le fonti energetiche di nuova concezione devono trovare spazio nelle aree già compromesse lasciando intatti i territori aperti.<br />
Va infine superata l’arretratezza dei sistemi di smaltimento dei rifiuti urbani. Basta guardare all’Europa dove sono diventati un volano economico. A parte poche aree virtuose, siamo il paese delle discariche in cui viene sepolto tutto, compresi i materiali riciclabili, e di quelle abusive gestite dal circuito della criminalità organizzata. Il ciclo dello smaltimento dei rifiuti urbani deve invece diventare un elemento connotativo di politiche di risanamento ambientale e di innovazione delle filiere produttive.</p>
<p><strong>8. Territori sicuri.</strong> Antonio Cederna poneva sullo stesso piano la tutela dell’integrità culturale delle città e la salvaguardia dell’integrità fisica dei territori. Siamo un paese ad alta fragilità geologica e abbiamo ogni anno un numero impressionante di frane. Tragedie che coinvolgono intere comunità locali e distruggono interi territori. Meglio prevenire che intervenire su emergenze senza fine.<br />
Una nuova politica di gestione del territorio passa prioritariamente per la sua messa in sicurezza, per il potenziamento dell’Ufficio geologico centrale (oggi lasciato nell’oblio); nella redazione della carta geologica nazionale che ancora non vede colpevolmente la luce; nell’avvio di politiche di regimazione dei corsi d’acqua. Piccole opere preziose invece di grandi, inutili cattedrali nel deserto.</p>
<p><strong>9. Il ripristino della legalità.</strong> È del tutto evidente che per essere efficace, le nuove norme in materia di governo del territorio devono essere perfezionate con l’abrogazione delle normative derogatorie. In ordine di importanza devono essere cancellati l’accordo di programma, e cioè il grimaldello che scardina le procedure urbanistiche ordinarie, e la strumentazione d’emergenza sperimentata in questi anni dai «galantuomini» della Protezione civile, i «piani casa», le zone a burocrazia zero, le compensazioni urbanistiche e quelle ambientali. Scorciatoie che servono soltanto a nascondere il saccheggio.<br />
E in tema di legalità un discorso particolare merita l’esigenza di bonificare i troppi siti inquinati esistenti sul territorio nazionale. È un problema che investe sia il Nord, che riutilizza i suoli precedentemente produttivi senza le necessarie bonifiche (come ad esempio a Santa Giulia a Milano), sia il Meridione, in cui il circuito dei rifiuti gestito dalla malavita organizzata ha riversato sul territorio ogni tipo di veleno. Un paese civile non può continuare ad abbandonare intere popolazioni al rischio di morbilità o di malattie ereditarie. Ripristinare la legalità serve alla salute di un paese smarrito.</p>
<p>(26 ottobre 2011) Fonte &#8211;> <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/citta-e-territori-come-beni-comuni-nove-proposte-per-salvare-il-belpaese/">http://temi.repubblica.it/Micro Mega</a></p>
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		<title>Le emergenze di Cures, che fù città Sabina</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 11:46:28 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.panoramio.com/photo/59358419"><img alt="" src="http://v12.lscache2.c.bigcache.googleapis.com/static.panoramio.com/photos/original/59358419.jpg" title="Ager Curensis, emergenze arcaiche - sullo sfondo Fara Sabina" class="alignleft" width="490" height="210" /></a></p>
<p>In un imprecisato punto dell&#8217;Universo,la galassia Via Lattea espande in un abbraccio<br />
le ciclicità del Sistema Solare.<br />
Un posto dalle condizioni miti,il Pianeta Gaia,la Terra.<br />
-Le vedi quelle colline,quelle valli e gli orizzonti?<br />
Sicuramente è stato il Pleistocene a modellarli, non solo&#8230;<br />
Poi sembra che ad un certo punto sono comparsi gli Umani che non con poche fatiche hanno cercato di organizzarsi, vabbè&#8230;<br />
A noi sono arrivate avvolte, nella terra significative tracce delle prove organizzative<br />
-Ci siete mai stati ad Amor? ah! ops Roma&#8230; be una volta non lontano dalle<br />
tribù della confederazione di Albaloga c&#8217;erano i Sabini si dice fratelli dei Piceni,<br />
figli degli Umbri e dei Sabelli, venivano dalle Montagne su, verso l&#8217;Adriatico.<br />
Queste tribù si stanziarono anche sui terrazzi fluviali del Tevere e fondarono delle città.<br />
Una di queste si chiamava <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cures_Sabini">Cures</a>, sorta su un crocevia importate per la viabilità antica tra il Tevere ed i tratturi della Salaria..<br />
Da li, nel punto più alto dell&#8217;Acropoli si potevano vedere ad occhio nudo le terre piatte dei Latini,le città degli Etruschi come Vejo,nelle sponde opposte gli insediamenti Capenati e Falisci ed il cono del Soratte tra la selva Cimina.<br />
<a href="http://www.panoramio.com/photo/59878893"><img alt="" src="http://v7.lscache6.c.bigcache.googleapis.com/static.panoramio.com/photos/original/59878893.jpg" title="Il Soratte dallarea dellAcropoli di Cures Sabini" class="alignnone" width="388" height="259" /></a><br />
-Ma come sappiamo tutte queste cose?<br />
-Bè, qualcuno l&#8217;ha scritto sulla pietra, qualcuno su tavole di legno, qualcuno l&#8217;ha tramandato oralmente.<br />
Si dice società Oligarchiche, dure, in guerra..<br />
Hai mai pensato a quando in un discorso pronunci la parola<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Curia_%28storia_di_Roma%29"> Curia</a>, o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quirinale">Quirinale</a>?<br />
Sono termini che ci riconducono proprio a Cures nell&#8217;odierna Passo Corese  nel comune di Fara Sabina,perchè è li che si trovano i resti di quella città.<br />
<a href="http://www.panoramio.com/photo/59805297"><img alt="" src="http://v22.lscache5.c.bigcache.googleapis.com/static.panoramio.com/photos/original/59805297.jpg" title="Cures, la via basolata della città dei Sabini" class="alignnone" width="388" height="252" /></a><br />
Gli uomini dopo un imprecisato periodo di violenze, guerre, ingiustizie e sopraffazione, la abbandonarono, senza che le guerre, le ingiustizie, le violenze e le sopraffazioni  cessassero.<br />
Ad un certo punto, passati tanti secoli:</p>
<blockquote><p>Tenuta degli Arci. Sul Fiume Corese. Sabina. 9 Aprile 1875. Nel centro della tenuta Arci, spettante alla tenuta torlonia e posta a circa 3 Km e mezzo dalla stazione di Passo Corese fra la via Reatina e la strada Territoriale per Fara, il fiume Corese forma un angolo retto, girando sulla base di una collina sul livello del fiume di ottanta metri.<br />
La superficie della città è sufficentemente ben riconoscibile. La sommità più vicina al fiume pure è ben riconoscibile&#8230;&#8230;..La parte del tempio del foro visibile il 9 Aprile 1875 si limita alla cornice dello stillobate. Il tempio era ornato da colonne di ordine ionico in travertino scanalate.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.panoramio.com/photo/59804416"><img alt="" src="http://v15.lscache1.c.bigcache.googleapis.com/static.panoramio.com/photos/original/59804416.jpg" class="alignleft" width="259" height="388" /></a></p>
<blockquote><p>Maria Pia Muzzioli, 1980:<br />
Valle del colle occidentale e il colle di S. Maria deli Arci. E&#8217; questa l&#8217;area in cui si praticarono gli scavi che portarono all&#8217;individuazione della Cures Romana. Per tutta la valletta sono sparsi in grande quantità resti di strutture: malta, ceamenta, tessere di opera reticolata,frammenti di lastrine di marmo da rivestimento, blocchi squadrati di puddinga,mattoncini di opus spigatum, tessere mosaico bianche e nere.</p></blockquote>
<p>-Anche gli orecchini,collane,ciondoli e ampolle per il profumo,delle donne&#8230;?<br />
-Si.<br />
-Sembra che li ora verso le strade che portavano al porto sul fiume Tevere gli Umani,presi da raptus del profitto, armati di tecnologie meccaniche a propulsione fossile stiano autocancellandosi la propria memoria&#8230;<br />
-Si ma non solo li, vero?<br />
-No no, su tutta Gaia, la Terra, però li particolarmente si sono accaniti.<br />
-Ma distruggono tutto?<br />
<a href="http://www.panoramio.com/photo/59355893"><img alt="" src="http://v8.lscache3.c.bigcache.googleapis.com/static.panoramio.com/photos/original/59355893.jpg" title="Spianata dei terrazzi pleistocenici - le Piramidi dellillogistica - XXI secolo" class="alignnone" width="388" height="259" /></a><br />
-Si si, loro dicono che faranno un Polo della Logistica, sembra che si siano dimenticati che la vita sulla terra sia regolata da equilibri delicati, e che sono le condizioni che il pianeta terra garantisce a far sopravvivere l&#8217;umanità a le biodiversità..<br />
<a href="http://www.panoramio.com/photo/59358159"><img alt="" src="http://v20.lscache7.c.bigcache.googleapis.com/static.panoramio.com/photos/original/59358159.jpg" title="Cures dei movimento terra - Archeaology Area" class="aligncenter" width="388" height="259" /></a><br />
Certo che a guardare tutto questo da quassù, dalla galassia dentro di noi, è veramente una corsa folle quella che stanno facendo gli Umani di Gaia vero?<br />
-E già, folle e forse irreversibile, spero che lo capiscano presto..<br />
-E sulla galassia di Andromeda sono arrivati i neutrini?</p>
<p><strong>Foto dell&#8217;area archeologica di Cures<br />
<a href="http://www.panoramio.com/user/2283030/tags/Ager%20Curensis">http://www.panoramio.com/user/2283030/tags/AgerCurensis</a><br />
</strong><br />
Fonti:<br />
 -<strong><em>CURES SABINI</em> </strong> (<a href="http://www.formitaliae.it/">Forma Italiae</a>), Maria Pia Muzzioli, Firenze 1980<br />
-Distribuzione di siti romani nell&#8217;area archeologica di<br />
&#8220;Cures Sabini&#8221; <a href="http://www.itabc.cnr.it/f_progetti_ricci.htm">http://www.itabc.cnr.it/f_progetti_ricci.htm</a><br />
- <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cures_Sabini">http://it.wikipedia.org/wiki/Cures_Sabini</a><br />
-<a href="http://www.sabinafutura.it/2010/12/16/cures-le-ruspe-cancellano-la-storia/">http://www.sabinafutura.it/2010/12/16/cures-le-ruspe-cancellano-la-storia/</a></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/2fnrC_kjPY0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
<strong>Tutti i video del convegno</strong> <a href="http://www.youtube.com/user/lallaria">http://www.youtube.com/user/lallaria</a></p>
<p>MAtteo</p>
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		<title>Lib(e)ri sulla Carta &#8211; Fiera dell&#8217;Editoria Indipendente</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 08:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Biblodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria Indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Fara Sabina]]></category>
		<category><![CDATA[Farfa]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera dell'Editoria Indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Lib(e)ri sulla Carta]]></category>
		<category><![CDATA[Polo della logistica]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura Creativa]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Cristicci]]></category>

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		<description><![CDATA[Incentivare la lettura per accrescere la nostra libertà: questo è lo scopo di Lib(e)ri sulla Carta. Si legge sempre meno e soprattutto si leggono sempre gli stessi autori. Anche la distribuzione del Libro vede realizzarsi gravi squilibri territoriali, concentrando nei grandi centri urbani la maggioranza delle librerie, riducendo ad un numero esiguo quelle indipendenti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incentivare la lettura per accrescere la nostra libertà:<br />
questo è lo scopo di <strong>Lib(e)ri sulla Carta</strong>.<br />
    Si legge sempre meno e soprattutto si leggono sempre gli stessi autori.<br />
    Anche la distribuzione del Libro vede realizzarsi gravi squilibri territoriali, concentrando nei grandi centri urbani la maggioranza delle librerie, riducendo ad un numero esiguo quelle indipendenti e mortificando con ciò lo stesso ruolo del libraio.<br />
    In questo contesto la bibliodiversità – la diversità culturale del libro – è messa gravemente in discussione.</p>
<p>    Lib(e)ri sulla Carta nasce proprio per questo: rispondere all&#8217;esigenza di una grandissima parte dell&#8217;Editoria Italiana, composta anche da piccoli e coraggiosi editori indipendenti, di dare una vetrina ai propri autori più meritevoli e di riportare la gente a parlare di letteratura, a leggere opere che altrimenti avrebbe ignorato, perché non pubblicizzate sui principali quotidiani nazionali o promosse in prestigiose vetrine televisive.<br />
<a href="http://www.liberisullacarta.it/index.html"><img alt="" src="http://behance.vo.llnwd.net/profiles15/395593/projects/1215223/65397b824094efc98d0761ec29566dfc.jpg" title="Lib(e)ri sulla Carta" class="alignnone" width="600" height="399" /></a><br />
    In totale adesione alla “<a href="http://www.fidare.it/wp-content/uploads/2010/10/bibliodiversita.pdf">Dichiarazione Internazionale degli Editori Indipendenti per la tutela e la promozione della bibliodiversità</a>”, sottoscritta da 75 editori indipendenti di oltre 45 paesi riuniti nell’Assemblea dell’Editoria Indipendente dal 1 al 4 luglio del 2007 a Parigi presso la Biblioteca Nazionale di Francia, Lib(e)ri sulla Carta riafferma la volontà di fornire spazio, energie e visibilità all’Editoria Indipendente.</p>
<p>   Ma Lib(e)ri sulla Carta è principalmente una festa, nel quale l&#8217;amore per la lettura e la scrittura si contamina con la musica, il teatro e tutte le forme d&#8217;arte che possono contribuire ad attirare l&#8217;attenzione, almeno una volta l&#8217;anno sulla Letteratura.<br />
  Uno spazio per chi scrive, chi legge e chi edita, ma anche un omaggio a quanti, nel nostro territorio e non solo, si impegnano perché la Letteratura non diventi uno strumento ad appannaggio di pochi, rispondente più alle regole del mercato che a quelle dell&#8217;ispirazione.</p>
<p> Lib(e)ri sulla Carta è utile ai lettori che vogliono toccare con mano autori ed editori, selezionati senza lasciarsi guidare soltanto dalle logiche di mercato che determinano (in parte) il successo o meno di un’ opera letteraria.</p>
<p> Lib(e)ri sulla Carta infine è soprattutto un incentivo alla scrittura ed alla lettura, con seminari di scrittura creativa, presentazioni di libri, reading di lettura, incontri con autori affermati ed emergenti, dibattiti con Editori ed operatori del settore, spazi dedicati alle riviste e concorsi letterari.</p>
<p>    Dove ?<br />
    <strong>La terza edizione di Lib(e)ri sulla Carta si terrà nello splendido borgo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Farfa">Farfa</a> (Fara Sabina, RI) sede della storica abbazia, nel cuore della Sabina a circa mezz&#8217;ora da Roma.<br />
</strong><br />
    Quando?<br />
    <strong>LSC 2011 si terrà il 23-24.25 settembre.</strong><br />
.</p>
<p>Informazioni di contatto<br />
 E-mail: info@liberisullacarta.it<br />
Sito Web <a href=" http://www.liberisullacarta.it"> http://www.liberisullacarta.it</a></p>
<p>Facebook Event:<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=158167220933750&#038;ref=ts">http://www.facebook.com/ Liberi sulla Carta &#8211; Fiera dell&#8217;Editoria Indipendente</a></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Ciao, Matteo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fara: Sabina?</title>
		<link>http://www.matteopaoletti.net/home/blog/2011/06/fara-sabina/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 13:07:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Fara Sabina]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente Bassa Sabina]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: Martedì 14 Giugno 2011 Il MESSAGGERO DI RIETI Pagina 31 di RAFFAELLA DI CLAUDIO Considerato che ogni promessa è debito, Legambiente Bassa Sabina non ha tardato a inoltrare al sindaco di Fara Sabina, Davide Basilicata, la richiesta di un incontro. Il tema principale, manco a dirlo, è il polo della logistica. «Vogliamo avviare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.panoramio.com/photo/47601695"><img alt="" src="http://v3.cache7.c.bigcache.googleapis.com/static.panoramio.com/photos/original/47601695.jpg?redirect_counter=1" title="Monte Acuziano e il Soratte da Fara Sabina" class="alignnone" width="488" height="329" /></a><br />
Fonte:</p>
<blockquote><p>Martedì 14 Giugno 2011<br />
Il MESSAGGERO DI RIETI<br />
Pagina 31<br />
di RAFFAELLA DI<br />
CLAUDIO<br />
Considerato che ogni promessa è debito, Legambiente Bassa<br />
Sabina non ha tardato a inoltrare al sindaco di Fara Sabina, Davide<br />
Basilicata, la richiesta di un incontro. Il tema principale, manco a<br />
dirlo, è il polo della logistica.<br />
«Vogliamo avviare un dialogo iniziando da un’informazione corretta &#8211; hanno spiegato gli ambientalisti &#8211; per questo vogliamo avanzare al neo sindaco Davide Basilicata e alla sua giunta una proposta concreta per avviare un percorso di confronto sui temi più rilevanti per il territorio. Ci riferiamo in primo luogo al polo della logistica e proponiamo di organizzare un’assemblea pubblica che sia diretta agli abitanti di Fara Sabina e della Sabina in generale dove vengano ascoltati, con dovizia di tempo, gli esperti nazionali e internazionali che di questo territorio si sono occupati, sia dal punto di vista archeologico che ambientale».<br />
Insomma, gli ambientalisti, guidati dal coordinatore Sandro Mancini, riprendono il discorso dove l’avevano lasciato, prima sollecitando senza esito la passata amministrazione, poi mettendo il polo in cima al programma elettorale di Fara virtuosa dove, al seguito di Campanelli, Mancini ed altri ambientalisti erano candidati contro le liste di Mazzeo e Basilicata. La richiesta che giunge all’ufficio del primo cittadino farense, però, riguarda anche il tema più generale del lavoro e delle prospettive occupazionali. «Anche in questo caso -dicono &#8211; proponiamo di organizzare un’assemblea pubblica con esperti del settore per parlare di uno sviluppo economico che si basi sulla vocazione dei luoghi».<br />
Sandro Mancini ha contattato in queste ore la<br />
segreteria del sindaco e si è detto in attesa di un riscontro da parte del primo cittadino con la speranza che, rispetto ai tentativi degli anni passati, sia veloce e positivo.</p>
</blockquote>
<p> ..scambiando l&#8217;ordine dei &#8220;Fattori&#8221; il risultato non cambia..</p>
<p>Matteo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Area 765</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 07:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorrere di e..Venti musicali, nelle parti dell&#8217;area Sabina? prefissi delle favole&#8230; Prossimi concerti 5 e 6 maggio @Roma http://www.jailbreakrock.it/club/ http://www.area765.com/ http://www.facebook.com/area765 Matteo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorrere di e..Venti musicali, nelle parti dell&#8217;area Sabina? prefissi delle favole&#8230;  </p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="500" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/vIaIWJ7X194" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Prossimi concerti<strong> 5 e 6 maggio @Roma</strong> <a href="http://www.jailbreakrock.it/club/"> http://www.jailbreakrock.it/club/</a></p>
<p><a href="http://www.area765.com/">http://www.area765.com/</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/area765">http://www.facebook.com/area765</a></p>
<p>Matteo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Regione Lazio, interrogazione per il blocco del Polo della Logistica</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 18:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[dalla Redazione del Giornale di Rieti http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f1.asp?id_news=21799 lunedì 15 novembre 2010 «Con un&#8217;interrogazione presentata oggi in Regione noi Verdi chiediamo il blocco immediato dei lavori perché il Polo Logistico di Passo Corese non rispetta le disposizioni fissate dal Piano territoriale paesisitico regionale (Ptpr) in quanto la variante fu approvata dal Consiglio regionale dopo l&#8217;adozione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dalla Redazione del Giornale di Rieti<br />
<a href="http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f1.asp?id_news=21799">http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f1.asp?id_news=21799<br />
</a><br />
lunedì 15 novembre 2010</p>
<blockquote><p>«Con un&#8217;interrogazione presentata oggi in Regione noi Verdi chiediamo il blocco immediato dei lavori perché il Polo Logistico di Passo Corese non rispetta le disposizioni fissate dal Piano territoriale paesisitico regionale (Ptpr) in quanto la variante fu approvata dal Consiglio regionale dopo l&#8217;adozione del Ptpr, senza tener conto delle misure di salvaguardia indirizzate alla tutela delle aree agricole e archeologiche» afferma in una nota il Capogruppo dei Verdi del Lazio Angelo Bonelli.</p>
<p>«Quindi tutta l&#8217;area interessata dal Polo logistico di Passo Corese ricade nell&#8217;area A20 come definita dal Ptpr &#8220;paesaggio agrario di rilevante valore&#8221; nel quale è necessario il mantenimento di forme di uso agricolo del suolo ed vietata espressamente la costruzione di manufatti fuori terra o interrati, la realizzazione di nuove strutture commerciali o terziarie, nuove strutture produttive industriali, installazioni di manufatti leggeri anche prefabbricati, nuove strutture per deposito merci o materiali».</p>
<p>«Inoltre, il Ptpr nella tavola B20 ha censito 129 siti archeologico come beni puntuali diffusi ognuno dei quali ha una fascia di rispetto di 100 mt nella quale naturalmente è vietata qualsiasi trasformazione territoriale, mentre invece si vuole realizzare su queste aree una colata da 10 milioni di metri cubi di cemento. &#8211; prosegue Bonelli &#8211; Ricordo, infine, che nel Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n.42 &#8220;Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell&#8217;articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 1372&#8243;, all&#8217;Articolo 145 (Coordinamento della pianificazione paesaggistica con altri strumenti di pianificazione) le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico e sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell&#8217;adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali».</p>
<p>«Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, &#8211; conclude Bonelli &#8211; le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore. Rimaniamo in attesa di un rapido intervento della Presidente Polverini e dell&#8217;Assessore regionale all&#8217;Urbanistica».</p></blockquote>
<p>Ogni tanto fanno bene le interrogazioni ! <img src='http://www.matteopaoletti.net/home/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Matteo</p>
<p><script type="text/javascript" src="http://w.sharethis.com/button/sharethis.js#publisher=99806c35-bc80-40fe-9cee-f61f5078aab5&amp;type=wordpress"></script></p>
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		</item>
		<item>
		<title>10.000 FIRME CONTRO L&#8217;A.S.I. di Passo Corese</title>
		<link>http://www.matteopaoletti.net/home/blog/2010/10/10-000-firme-contro-la-s-i-di-passo-corese/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 18:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PETIZIONE CONTRO L&#8217;A.S.I. &#8211; Area di Sviluppo Industriale - I SOTTOSCRITTI CHIEDONO: - l&#8217;immediata sospensione dei lavori di costruzione del Polo della Logistica e di sbancamento delle colline a nord di Passo Corese (Ri), fino a che non venga realizzata una Valutazione Ambientale Strategica (VAS), così come prescritto dalla legge per opere di tale portata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PETIZIONE CONTRO L&#8217;A.S.I. &#8211; Area di Sviluppo Industriale -</p>
<p>I SOTTOSCRITTI CHIEDONO:</p>
<p>- l&#8217;immediata sospensione dei lavori di costruzione del Polo della Logistica e di sbancamento delle colline a nord di Passo Corese (Ri), fino a che non venga realizzata una Valutazione Ambientale Strategica (VAS), così come prescritto dalla legge per opere di tale portata.</p>
<p>- un modello di sviluppo per la provincia di Rieti che ne valorizzi le risorse naturali, ambientali, turistiche, agricole, artigianali, culturali, archeologiche e che privilegi un&#8217;edilizia di recupero, restauro e piccole opere, senza la cementificazione selvaggia a cui stiamo assistendo, che distrugge in maniera irreversibile il nostro territorio.</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/GdH2SGOeoxI?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/GdH2SGOeoxI?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Firma anche tu &#8212;><a href="http://www.petizionionline.it/petizione/no-asi/2244">http://www.petizionionline.it/petizione/no-asi/2244</a></p>
<p>Io ho firmato, che aspettate?</p>
<p>Matteo</p>
<p><script type="text/javascript" src="http://w.sharethis.com/button/sharethis.js#publisher=99806c35-bc80-40fe-9cee-f61f5078aab5&amp;type=wordpress"></script></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>La Sabina ingoiata dall&#8217; Asi</title>
		<link>http://www.matteopaoletti.net/home/blog/2010/09/la-sabina-ingoiata-dall-asi/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 06:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appello]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicato]]></category>
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		<category><![CDATA[Sabina]]></category>
		<category><![CDATA[Sabina Futura]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari abitanti della provincia di Rieti, egregi giornalisti, vi inviamo questo documento con preghiera di pubblicazione e di diffusione Ill.mo Prefetto di Rieti, Apprendiamo da un articolo di giornale che il consiglio provinciale Reatino ha approvato all’unanimità il documento stilato dalle commissioni Attività produttive e Ambiente sul progetto del polo della logistica di Passo Corese, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari abitanti della provincia di Rieti, egregi giornalisti, vi inviamo questo documento con preghiera di pubblicazione e di diffusione</p>
<blockquote>
<p>Ill.mo Prefetto di Rieti,</p>
<p>Apprendiamo da un articolo di giornale che il consiglio provinciale Reatino ha approvato all’unanimità il documento stilato dalle commissioni Attività produttive e Ambiente sul progetto del polo della logistica di Passo Corese, ribadendo tra l’altro la necessità che esso venga sviluppato “nel pieno rispetto dell’ambiente”.</p>
<p>Ricordiamo in breve di cosa si tratta: è il progetto di un polo della logistica per sei milioni di metri cubi, a pochi metri da Passo Corese, con sbancamenti per vari milioni di metri cubi e conseguente sparizione delle colline, su un area pregiata dal punto di vista paesaggistico e altrettanto pregiata dal punto di vista archeologico, come indicato dagli studi della Prof.ssa Maria Pia Muzzioli (Cures Sabini, 1980) della Prof.ssa Helga Di Giuseppe (Sabinensis Ager Revisited, 2000 – British Scholol at Rome) e della Regione Lazio (PTPR tavole B e C, 2007).  </p>
<p>In poche parole, una delle più grandi devastazioni ambientali italiane in una delle zone più belle del Lazio, la Sabina, naturalmente e chiaramente vocata ad uno sviluppo turistico, culturale, agricolo ed ambientale.</p>
<p><a href="http://www.matteopaoletti.net/home/blog/wp-content/uploads/2010/09/Mappa_Archeologica_Passo_Corese.jpg"><img src="http://www.matteopaoletti.net/home/blog/wp-content/uploads/2010/09/Mappa_Archeologica_Passo_Corese-300x212.jpg" alt="Mappa_Archeologica_Passo_Corese" title="Mappa_Archeologica_Passo_Corese" width="300" height="212" class="aligncenter size-medium wp-image-1437" /></a></p>
<p>E’ nostro compito istituzionale denunciare che purtroppo sta avvenendo esattamente il contrario che il “pieno rispetto dell’ambiente”, come dimostreremo qui di seguito, e quindi chiediamo che la Prefettura imponga al consorzio la sospensione immediata dei lavori dell’insediamento stesso, per coerenza con le recenti indicazioni su riportate della provincia stessa e soprattutto perché la legalità dei lavori in questione ci sembra quanto meno dubbia.</p>
<p>1 &#8211; La legge prevede infatti che, davanti ad un piano che ha rilevanza nazionale, come quello di Passo Corese, venga avviata una procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Come è facile constatare, la Valutazione Ambientale Strategica non è mai stata effettuata. Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.</p>
<p>2 – La legge prevede che, davanti ad un piano di questa rilevanza, la cittadinanza venga messa al corrente del progetto per poter effettuare, in modo autonomo dai proponenti, le proprie valutazioni (partecipazione). A tutt’oggi, l’unico documento che è stato fornito agli abitanti della zona è un opuscolo informativo fuorviante. Fuorviante perché l’informazione che viene data sul progetto non rispecchia in alcun modo il progetto stesso, come è facile constatare. Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.</p>
<p>3 – La legge prevede che, davanti ad un progetto di questa rilevanza (sei milioni di metri cubi di costruito, varie colline spazzate via, sbancamenti per milioni di metri cubi), la cittadinanza possa partecipare, in luoghi pubblici e dopo essere stata ben informata, alla valutazione di impatto ambientale. La partecipazione dei cittadini alle scelte di fondo sulla politica del territorio è un importantissimo punto di svolta epocale e legislativo e segna in modo chiaro il passaggio da un’idea del governo basata su decisioni verticistiche alla partecipazione propria di un epoca democratica e moderna. Ciò non è mai successo: non si ha notizia di un dibattito pubblico dove siano stati invitati tutti gli abitanti della Sabina, organizzato da un ente pubblico, dove si sia potuto discutere il progetto in modo vincolante per il progetto stesso ed in presenza di esperti autonomi dalle parti, in grado di fornire un’informazione esaustiva ed oggettiva. Abbiamo invece assistito a dibattiti farsa, organizzati escludendo qualsiasi voce contraria. Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.</p>
<p>4 – Non ci risulta che le commissione Attività produttive ed Ambiente della provincia, nonostante un lavoro di mesi, abbiano ascoltato le organizzazioni che si occupano della difesa dell’ambiente. Non hanno ascoltato organizzazioni nazionali, di grande rilevanza morale e popolarissime come Legambiente, Italia Nostra e WWF, o organizzazioni locali come Sabina futura e tante altre, che in modo chiaro e pubblico hanno da tempo manifestato dubbi sul progetto e riflessioni critiche sulla localizzazione. Ricordiamo che le organizzazioni suddette sono gli interlocutori naturali delle istituzioni, soprattutto in presenza di progetti che impongono in modo palese un’attenzione particolarmente elevata.  Anche in questo caso si è violata qualsiasi norma di partecipazione, con il semplice e democratico metodo dell’esclusione di chi si oppone. Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.</p>
<p>5 – Ci risulta, perché ne siamo gli artefici, che esiste un piano di sviluppo che riguarda l’intera provincia, ampiamente ripreso dalle fonti di informazione, e che detto piano di sviluppo è basato sulla valorizzazione delle risorse turistiche, ambientali, naturalistiche, paesaggistiche, agricole, artigianali e culturali della provincia di Rieti. Ci risulta, perché ne siamo gli artefici, che detto piano potrebbe dare lavoro a migliaia di cittadini, in modo analogo a ciò che avviene in tanti altre regioni italiane e paesi stranieri, basandosi principalmente sul microcredito aziendale, sulle risorse economiche dei turisti e sul rispetto totale del territorio. Non avere ascoltato le organizzazioni ambientaliste neanche sulla parte propositiva è un danno economico per tutta la provincia, e le Commissione Attività produttive ed Ambiente, che hanno volontariamente escluso dal processo partecipativo e dallo sviluppo economico provinciale le organizzazioni ambientaliste hanno recato un grave danno innanzitutto ai propri cittadini, violando anche in questo caso le norme di legge sulla partecipazione ai grandi processi di trasformazione del territorio.  Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.</p>
<p>6 –Nello Studio di impatto ambientale che è stato realizzato prima dell’inizio dei lavori, il consorzio proponente si è impegnato ad indagare l’area, dal punto di vista archeologico, con una serie di mezzi tecnici aggiornati ed adeguati alla vastità dell’opera (georadar, mappe di predittività, raccolta informatica dei dati, sistema palmare di georeferenziazione, aggiornamento gps delle mappe, realizzazione di modelli tridimensionali a scala locale, generazione di Dem (digital elevation models) piattaforma Gis, cartografia del rischio archeologico. Non ci risulta che detti mezzi siano stati impiegati, come non ci risulta siano stati impiegati mezzi moderni come il telerilevamento, il metodo magnetotermico  o le indagini geoelettriche, mentre ci risulta che sia stato impiegato massicciamente un metodo di indagine archeologica obsoleto come lo scotico superficiale e molto più costoso dei mezzi moderni. Sappiamo anche che una delle più prestigiose scuole di Archeologia del mondo (la British School at Rome) ha offerto la propria collaborazione allo studio, indicando un impegno economico risibile per il metodo di indagine proposto (geofisico) ed infinitamente minore della somma a tutt’oggi impiegata. Questa collaborazione non è stata attivata. Perché? Anche in questo caso, per la mancata attuazione degli impegni presi per le indagini archeologiche, siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.</p>
<p>7 – Ci risulta che l’area su cui dovrebbe sorgere l’insediamento industriale sia indicata dal Piano Territoriale Paesistico della Regione Lazio (tavola C) come un’area vocata a Parco Archeologico e Culturale. Quindi l’area non è la semplice somma di emergenze archeologiche, ma una vera e propria area archeologica, e quindi un concetto completamente diverso, che non può essere chiuso in una bacheca di vetro ma richiede una salvaguardia integrale. Sono stati sentiti in merito gli archeologi della Regione Lazio che hanno redatto il piano? Gli Enti Pubblici Territoriali che posseggono un’area Archeologica devono tutelarla per legge. Attenzione, devono tutelarla a prescindere dalle indagini. E’ ciò che sta avvenendo? Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.</p>
<p>8 – In relazione a quanto esposto nel punto precedente, ci risulta che, proprio nella strada al centro dell’area, che va dalle colline verso il Tevere, e che in tempi antichi congiungeva Cures Sabini al fiume, siano state trovate decine di presenze archeologiche che confermano che la strada è non soltanto ricchissima di insediamenti quali ville romane, fattorie, ipogei sotterranei, luoghi di culto, necropoli, pozzi, acquedotti a percolazione, ma che detti insediamenti siano collegati da una strada romana ancora pienamente visibile. Tutto ciò confermerebbe in pieno l’indicazione della Regione Lazio perché l’area venga trattata come un unico Parco Archeologico e culturale e quindi come una ricchezza per il territorio e per la sua vocazione turistico-culturale. La commissione attività produttive ed ambientali è al corrente di questa ricchezza locale, fonte di produttività economica e di rispetto ambientale, o ne ha voluto ignorare l’esistenza? Ha la commissione valutato in uno studio la possibilità che l’area produca reddito per la provincia a partire dalla sua esistenza come area archeologica? Esiste una pubblicazione in merito? Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.</p>
<p>9 – In uno studio a firma Legambiente, Italia Nostra, WWF ed altri, presentato pubblicamente poco tempo fa sotto forma di manifesto e divulgato agli organi di informazione con mezzi elettronici, si è evidenziato come tutte le fonti ufficiali che si sono occupate dell’area (Università di Roma, British School at Rome, Regione Lazio e CNR), concordano  addirittura sui luoghi fisici puntuali delle presenze archeologiche dell’area, anche a distanza di anni e con studi compiuti con tecniche molto diverse. La Commissione Attività produttive ed Ambientali della provincia, che dichiara di agire nel pieno rispetto dell’ambiente, non ci risulta abbia ascoltato neanche le fonti citate. Questa omissione è legale? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.</p>
<p>10 – Il concetto di Ambiente, che viene citato come da rispettare nel documento della Commissione, può essere articolato in vari modi, e sicuramente come Ambiente naturale, culturale o sociale. A tutt’oggi non ci sono notizie di rispetto dell’Ambiente in nessuna delle sue articolazioni. Immaginiamo che sia così nel pieno rispetto della legalità istituzionale.</p>
<p>Una nota su chi è responsabile di cosa: che l’area sia un’area archeologica si sa dal 1980, tempo della pubblicazione del primo grande studio sull’area, “Cures Sabini”, a cura della Prof.ssa M.P. Muzzioli. A questo studio si è aggiunto quello del 2000 a cura della British School at Rome e poi il Piano territoriale della Regione Lazio del 2007.</p>
<p>I ritardi nella realizzazione del progetto sono dovuti quindi alla volontà di realizzare un’area industriale su un’area chiaramente archeologica.</p>
<p>Chi è responsabile di questa scelta, ponendo tutta la provincia in una situazione di ritardo e nella oggettiva impossibilità di realizzare il progetto senza creare un danno ambientale gravissimo e che avrà conseguenze devastanti su ogni ipotesi di sviluppo turistico della zona, ne tiri le conseguenze e non addossi le responsabilità dei ritardi se non a sé stesso.</p>
<p>Legambiente Bassa Sabina, il direttivo</p>
<p>Associazione Culturale Sabina Futura</p>
<p>Molti documenti relativi al Polo della Logistica sul sito <a href="http://www.sabinafutura.it">http://www.sabinafutura.it</a> , nella sezione documenti
</p></blockquote>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Parlando per caso con un politico noto della provincia di Rieti, Mario Perilli, sono venuto a conoscenza che Passo Corese non è più Sabina, addirittura?<br />
I quattrini fanno fare brutti schersi&#8230;..<br />
A detta dell&#8217;onorevole parrebbe che il movimento Ambientalista NoAsi, sarebbe manovrato da poteri occulti infiltrati, che avrebbero interesse di ritardare il progetto di Passo Corese in modo da accelerare i tempi di realizzazione di altri Asi nella regione Lazio. &#8230;&#8230;?<br />
Alla mia domanda sull&#8217;enorme impatto ambientale che avranno i capannoni sulla Valle del Tevere soprattutto dai terrazzi fluviali del versante Romano, Nazzano, Fiano, Civitella, ci tranqillizzava che adesso non è possibile immaginare, casomai bisogna vederlo dopo la realizzazione.<br />
Poi mi ha detto che la mia posizione riguardo l&#8217;Asi è dovuta alla mia eta 30 anni,   &#8220;<em>devi maturare</em>&#8220;, poi mi ha raccontato che il progetto Asi viene da lontano da quando faceva l&#8217;Amministratore a Fara Sabina, ed è stato lui a fare il PRG che comprendeva anche l&#8217;area di sviluppo industriale quando aveva la mia stessa età&#8230; forse allora non era maturo anche lui?<br />
O forse bisogna meglio intendere il significato di Maturità.</p>
<p>Comunque loro, sono democraticamente aperti al confronto.</p>
<p>Sconcertante</p>
<p>Matteo</p>
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