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2012
01.07

Il “Polo della logistica della Sabina” è destinato ad occupare una superficie di 200 ettari, con capannoni alti 15 metri per un volume totale di quasi 10 milioni di metri cubi – su un’area ad alto valore paesaggistico, con importanti emergenze storico-archeologiche.

La Sabina è un’area subito a nord di Roma, una zona collinare molto bella, a ridosso del Tevere ricca di piane fertili e coltivabili, territorio dell’antica città di Cures. La Sabina è un territorio di elevato valore paesaggistico: con una florida agricoltura – foriera di prodotti agricoli tipici di alta qualità (come l’olio DOP Sabino)- , ricco di presenze archeologiche (in particolare dal periodo arcaico a quello repubblicano fino ai primi due secoli dell’impero romano) in un contesto climatico ideale.

Il Piano Territoriale Paesaggistico della Regione Lazio indica infatti l’area di Cures Sabini – tra Monopoli, il Tevere, Passo Corese e Fara Sabina – come Parco archeologico. Nonostante le peculiarità dell’area, nel 2000, il Consorzio Industriale di Rieti vi progetta un polo logistico destinato ad occupare una superficie di 200 ettari: un’operazione di alto impatto ambientale.
I lavori di sbancamento sono iniziati, ma le polemiche non cessano.

WWF Lazio ha chiesto all’area VIA della Regione Lazio, quale autorià competente, di esercitare il controllo sull’osservanza delle prescrizione impartite in sede di valutazione di impatto ambientale – e nel caso si accertassero violazioni delle prescrizioni impartite o difformità sostanziali da quanto disposto dalla VIA – di disporre la sospensione dei lavori e l’eventuale ripristino dei luoghi. Legambiente Lazio ha presentato un esposto alla Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio e alla Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio segnalando che i lavori di sbancamento in corso per la realizzazione del Polo della logistica rischiano di arrecare danni gravi e irreparabili al sito archeologico.
Documento di Sintesi
1- Il luogo, il progetto e le valenze archeologiche ed idrogeologiche:

a) L’area è subito a nord di Passo Corese, tra l’abitato di Cures Sabini (il posto del ratto delle Sabine) ed il Tevere, a circa 40 km da Roma.

b) L’area ha una superficie di 200 ettari, collinare. Un tipico paesaggio Sabino, con olivi, vigne, colline, alberi, prati, allevamento, pastorizia. (v.foto)

c) Su quest’area il Consorzio Industriale della Provincia di Rieti progetta, nel 2000, un Polo della Logistica che prevede: a) lo sbancamento totale delle colline con l’asportazione di 4 milioni di metri cubi di terra e b) la costruzione di capannoni industriali e altro per circa 10 milioni di metri cubi di costruito (una volta e mezza circa il Polo della Logistica di Fiumicino: questo di Passo Corese è il Polo della Logistica più grande del Centro Italia)

d) L’area è stata indagata già nel 1980 e segg., come parte di un contesto più vasto, dall’archeologa Prof.ssa Maria Pia Muzzioli, da cui è derivato il libro “Cures Sabini” collana Forma Italiae (1980) e dove la Prof. Muzzioli censisce centinaia di siti archeologici, dal paleolitico alle varie età romane. Oltre i siti di superficie, la Prof. Muzzioli trova una serie di acquedotti a percolazione, estesi su gran parte dell’area, che i Romani savana per filtrare e raccogliere l’acqua piovana: ja vera e propria meraviglia naturale,sepolta sotto lo strato di tufo, che lo sbancamento delle colline verrebbe irrimediabilmente e cancellare.

e) L’area è stata studiata nel 2000 da un gruppo di Archeologi Inglesi della “British School of Rome”. Vent’anni dopo lo studio della Muzzioli, i reperti archeologici in mano agli studiosi li portano a dichiarare nel libro “Sabinensis Ager Revisited” (British School of Rome , 2002, che i siti archeologici della sola area del Polo” sono passati da 39 a 118, dal preistorico all’orientalizzante, dall’arcaico al Romano Imperiale.

f) Nel 2007, la Regione Lazio, nel suo P.T.P.R. (Piano Territoriale Paesistico Regionale), dichiara l’area parte del Parco Archeologico e Culturale della Sabina: Tav C, 20, atto 556 del 25-07-2007e nella tavola B20 della stesso Piano indica anche le presenza archeologiche puntuali.

g) Durante gli studi idrogeologici fatti per la Valutazione di Impatto Ambientale, il Geologo Dott. Chiaretti dichiara che una parte consistente della zona è a rischio idrogeologico in varie parti, perché situata al termine di una serie di valli dove converge l’acqua piovana di una zona molto vasta.

2 – Il valore delle opere, le indagini della soprintendenza, le pressioni, la partecipazione

a) Il valore delle opere è stimato intorno al miliardo di euro

b) La soprintendenza indaga l’area con mezzi economici forniti dal Consorzio Industriale, come previsto dalla legge. Sulla Soprintendente si è fatto pressioni da più lati, anche in via ufficiale, perché dia lo sta bene alle costruzioni. Fanno pressione tutti, dal Consorzio agli industriali ai sindacati (sic). Non c’è nessuno che abbia rispetto per lo Stato al lavoro.

c) Il sindacato di Polizia ha reso noto che nella zona sono state segnalate presenze di organizzazioni a carattere mafioso interessate ai lavori nell’area (il movimento terra è appannaggio di clan ben conosciuti)

d) La partecipazione del pubblico al processo decisionale, come prevede la legge delle valutazioni di Impatto ambientale, non è stata rispettata: l’opera, che ha dimensioni che vanno molto al di là del piccolo paese sulla cui area insiste, ha una scala nazionale e la VIA andrebbe fatta almeno a livello provinciale se non regionale. Ciò non è successo.

3 – La situazione oggi:

a) Le ruspe hanno distrutto le colline su un area di 55 ettari (su 200) che la Soprintendenza ha svincolato. La situazione è grave ed è urgente la necessità di agire al più presto per fermare il disastro ambientale, sociale e culturale in corso.

4-Ciò che si chiede alle istituzioni:

a) Fermare in via cautelativa i lavori, in modo che le indagini archeologiche siano espletate con tutta la calma necessaria.

b) Fermare in via cautelativa i lavori, in modo che le indagini idrogeologiche siano espletate con tutta l’accortezza necessaria

c) Sia realizzato il progetto Regionale di Parco Archeologico e Culturale della Sabina

d) Si realizzi un indagine, mai effettuata, sulla necessità di un ulteriore Polo della Logistica, in una situazione industriale in declino. Si cerchi, se necessario, un luogo alternativo con un impatto ambientale non devastante.

e) Si realizzi la partecipazione del pubblico prevista dalla legge, con la convocazione di una o più conferenze di studio sull’area, condotte da esperti indipendenti nei campi: archeologico, ambientale, agricolo, turistico, economico, pastorale.
Per maggiori informazioni:
http://www.fondoambiente.it/sos-paesaggio-lazio-sabina.asp

Fonte: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2011/12/polo-logistico-di-fara-in-sabina-addio-a-200-ettari-di-parco-archeologico/

Il Paesaggio può essere la decorazione anche dell’ambiente costruito, dalle opere d’Arte. (Matteo)

Le emergenze di Cures, che fù città Sabina


2011
10.02

In un imprecisato punto dell’Universo,la galassia Via Lattea espande in un abbraccio
le ciclicità del Sistema Solare.
Un posto dalle condizioni miti,il Pianeta Gaia,la Terra.
-Le vedi quelle colline,quelle valli e gli orizzonti?
Sicuramente è stato il Pleistocene a modellarli, non solo…
Poi sembra che ad un certo punto sono comparsi gli Umani che non con poche fatiche hanno cercato di organizzarsi, vabbè…
A noi sono arrivate avvolte, nella terra significative tracce delle prove organizzative
-Ci siete mai stati ad Amor? ah! ops Roma… be una volta non lontano dalle
tribù della confederazione di Albaloga c’erano i Sabini si dice fratelli dei Piceni,
figli degli Umbri e dei Sabelli, venivano dalle Montagne su, verso l’Adriatico.
Queste tribù si stanziarono anche sui terrazzi fluviali del Tevere e fondarono delle città.
Una di queste si chiamava Cures, sorta su un crocevia importate per la viabilità antica tra il Tevere ed i tratturi della Salaria..
Da li, nel punto più alto dell’Acropoli si potevano vedere ad occhio nudo le terre piatte dei Latini,le città degli Etruschi come Vejo,nelle sponde opposte gli insediamenti Capenati e Falisci ed il cono del Soratte tra la selva Cimina.

-Ma come sappiamo tutte queste cose?
-Bè, qualcuno l’ha scritto sulla pietra, qualcuno su tavole di legno, qualcuno l’ha tramandato oralmente.
Si dice società Oligarchiche, dure, in guerra..
Hai mai pensato a quando in un discorso pronunci la parola Curia, o Quirinale?
Sono termini che ci riconducono proprio a Cures nell’odierna Passo Corese nel comune di Fara Sabina,perchè è li che si trovano i resti di quella città.

Gli uomini dopo un imprecisato periodo di violenze, guerre, ingiustizie e sopraffazione, la abbandonarono, senza che le guerre, le ingiustizie, le violenze e le sopraffazioni cessassero.
Ad un certo punto, passati tanti secoli:

Tenuta degli Arci. Sul Fiume Corese. Sabina. 9 Aprile 1875. Nel centro della tenuta Arci, spettante alla tenuta torlonia e posta a circa 3 Km e mezzo dalla stazione di Passo Corese fra la via Reatina e la strada Territoriale per Fara, il fiume Corese forma un angolo retto, girando sulla base di una collina sul livello del fiume di ottanta metri.
La superficie della città è sufficentemente ben riconoscibile. La sommità più vicina al fiume pure è ben riconoscibile……..La parte del tempio del foro visibile il 9 Aprile 1875 si limita alla cornice dello stillobate. Il tempio era ornato da colonne di ordine ionico in travertino scanalate.

Maria Pia Muzzioli, 1980:
Valle del colle occidentale e il colle di S. Maria deli Arci. E’ questa l’area in cui si praticarono gli scavi che portarono all’individuazione della Cures Romana. Per tutta la valletta sono sparsi in grande quantità resti di strutture: malta, ceamenta, tessere di opera reticolata,frammenti di lastrine di marmo da rivestimento, blocchi squadrati di puddinga,mattoncini di opus spigatum, tessere mosaico bianche e nere.

-Anche gli orecchini,collane,ciondoli e ampolle per il profumo,delle donne…?
-Si.
-Sembra che li ora verso le strade che portavano al porto sul fiume Tevere gli Umani,presi da raptus del profitto, armati di tecnologie meccaniche a propulsione fossile stiano autocancellandosi la propria memoria…
-Si ma non solo li, vero?
-No no, su tutta Gaia, la Terra, però li particolarmente si sono accaniti.
-Ma distruggono tutto?

-Si si, loro dicono che faranno un Polo della Logistica, sembra che si siano dimenticati che la vita sulla terra sia regolata da equilibri delicati, e che sono le condizioni che il pianeta terra garantisce a far sopravvivere l’umanità a le biodiversità..

Certo che a guardare tutto questo da quassù, dalla galassia dentro di noi, è veramente una corsa folle quella che stanno facendo gli Umani di Gaia vero?
-E già, folle e forse irreversibile, spero che lo capiscano presto..
-E sulla galassia di Andromeda sono arrivati i neutrini?

Foto dell’area archeologica di Cures
http://www.panoramio.com/user/2283030/tags/AgerCurensis

Fonti:
-CURES SABINI (Forma Italiae), Maria Pia Muzzioli, Firenze 1980
-Distribuzione di siti romani nell’area archeologica di
“Cures Sabini” http://www.itabc.cnr.it/f_progetti_ricci.htm
- http://it.wikipedia.org/wiki/Cures_Sabini
-http://www.sabinafutura.it/2010/12/16/cures-le-ruspe-cancellano-la-storia/


Tutti i video del convegno http://www.youtube.com/user/lallaria

MAtteo

Lib(e)ri sulla Carta – Fiera dell’Editoria Indipendente


2011
09.18

Incentivare la lettura per accrescere la nostra libertà:
questo è lo scopo di Lib(e)ri sulla Carta.
Si legge sempre meno e soprattutto si leggono sempre gli stessi autori.
Anche la distribuzione del Libro vede realizzarsi gravi squilibri territoriali, concentrando nei grandi centri urbani la maggioranza delle librerie, riducendo ad un numero esiguo quelle indipendenti e mortificando con ciò lo stesso ruolo del libraio.
In questo contesto la bibliodiversità – la diversità culturale del libro – è messa gravemente in discussione.

Lib(e)ri sulla Carta nasce proprio per questo: rispondere all’esigenza di una grandissima parte dell’Editoria Italiana, composta anche da piccoli e coraggiosi editori indipendenti, di dare una vetrina ai propri autori più meritevoli e di riportare la gente a parlare di letteratura, a leggere opere che altrimenti avrebbe ignorato, perché non pubblicizzate sui principali quotidiani nazionali o promosse in prestigiose vetrine televisive.

In totale adesione alla “Dichiarazione Internazionale degli Editori Indipendenti per la tutela e la promozione della bibliodiversità”, sottoscritta da 75 editori indipendenti di oltre 45 paesi riuniti nell’Assemblea dell’Editoria Indipendente dal 1 al 4 luglio del 2007 a Parigi presso la Biblioteca Nazionale di Francia, Lib(e)ri sulla Carta riafferma la volontà di fornire spazio, energie e visibilità all’Editoria Indipendente.

Ma Lib(e)ri sulla Carta è principalmente una festa, nel quale l’amore per la lettura e la scrittura si contamina con la musica, il teatro e tutte le forme d’arte che possono contribuire ad attirare l’attenzione, almeno una volta l’anno sulla Letteratura.
Uno spazio per chi scrive, chi legge e chi edita, ma anche un omaggio a quanti, nel nostro territorio e non solo, si impegnano perché la Letteratura non diventi uno strumento ad appannaggio di pochi, rispondente più alle regole del mercato che a quelle dell’ispirazione.

Lib(e)ri sulla Carta è utile ai lettori che vogliono toccare con mano autori ed editori, selezionati senza lasciarsi guidare soltanto dalle logiche di mercato che determinano (in parte) il successo o meno di un’ opera letteraria.

Lib(e)ri sulla Carta infine è soprattutto un incentivo alla scrittura ed alla lettura, con seminari di scrittura creativa, presentazioni di libri, reading di lettura, incontri con autori affermati ed emergenti, dibattiti con Editori ed operatori del settore, spazi dedicati alle riviste e concorsi letterari.

Dove ?
La terza edizione di Lib(e)ri sulla Carta si terrà nello splendido borgo di Farfa (Fara Sabina, RI) sede della storica abbazia, nel cuore della Sabina a circa mezz’ora da Roma.

Quando?
LSC 2011 si terrà il 23-24.25 settembre.
.

Informazioni di contatto
E-mail: info@liberisullacarta.it
Sito Web http://www.liberisullacarta.it

Facebook Event:http://www.facebook.com/ Liberi sulla Carta – Fiera dell’Editoria Indipendente

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Ciao, Matteo

Fara: Sabina?


2011
06.18


Fonte:

Martedì 14 Giugno 2011
Il MESSAGGERO DI RIETI
Pagina 31
di RAFFAELLA DI
CLAUDIO
Considerato che ogni promessa è debito, Legambiente Bassa
Sabina non ha tardato a inoltrare al sindaco di Fara Sabina, Davide
Basilicata, la richiesta di un incontro. Il tema principale, manco a
dirlo, è il polo della logistica.
«Vogliamo avviare un dialogo iniziando da un’informazione corretta – hanno spiegato gli ambientalisti – per questo vogliamo avanzare al neo sindaco Davide Basilicata e alla sua giunta una proposta concreta per avviare un percorso di confronto sui temi più rilevanti per il territorio. Ci riferiamo in primo luogo al polo della logistica e proponiamo di organizzare un’assemblea pubblica che sia diretta agli abitanti di Fara Sabina e della Sabina in generale dove vengano ascoltati, con dovizia di tempo, gli esperti nazionali e internazionali che di questo territorio si sono occupati, sia dal punto di vista archeologico che ambientale».
Insomma, gli ambientalisti, guidati dal coordinatore Sandro Mancini, riprendono il discorso dove l’avevano lasciato, prima sollecitando senza esito la passata amministrazione, poi mettendo il polo in cima al programma elettorale di Fara virtuosa dove, al seguito di Campanelli, Mancini ed altri ambientalisti erano candidati contro le liste di Mazzeo e Basilicata. La richiesta che giunge all’ufficio del primo cittadino farense, però, riguarda anche il tema più generale del lavoro e delle prospettive occupazionali. «Anche in questo caso -dicono – proponiamo di organizzare un’assemblea pubblica con esperti del settore per parlare di uno sviluppo economico che si basi sulla vocazione dei luoghi».
Sandro Mancini ha contattato in queste ore la
segreteria del sindaco e si è detto in attesa di un riscontro da parte del primo cittadino con la speranza che, rispetto ai tentativi degli anni passati, sia veloce e positivo.

..scambiando l’ordine dei “Fattori” il risultato non cambia..

Matteo

Area 765


2011
04.12

Lo scorrere di e..Venti musicali, nelle parti dell’area Sabina? prefissi delle favole…

Prossimi concerti 5 e 6 maggio @Roma http://www.jailbreakrock.it/club/

http://www.area765.com/

http://www.facebook.com/area765

Matteo

Saluto ai Ratti della Sabina


2011
02.19
I Ratti della Sabina, Carnevalone Liberato 2010

I Ratti della Sabina, Carnevalone Liberato 2010

La Tarantella Del Serpente

intro: Lam Do Lam Mi Lam Do Mi

tema: Lam Do Mi Lam Fa Do Mi

Dicunu li vecchi de paese
che se taji un serpe llà ‘nnu mezzu,
quillu, mica more ma renasce
più cattivu de la peste,
più ‘gnorante de unu che lavora in un ufficiu pubblicu,
e più furbu de nà vorbe e d’un fainu missi ‘nsieme,
te ssé recorda e ssé tt’encontra
poi di pure che ppe tte é arrivata
in quillu momentu l’ora tea.

Rit: Lam Sol Do Mi Lam Sol Do Mi X2

intro: Lam Do Lam Mi Lam Do Mi

tema: Lam Do Mi Lam Fa Do Mi

Stete sempre all’erta
quannu annate p’à campagna
perchè s’ensinua in ogni buciu
a covà l’odio versu l’omini
e quannu scappa fori
ce tè l’occhi come a brace,
è tuttu niru come a pece
e se llù chiami pé nome se ‘ncazza veramente
e te perseguiterà pé sempre,
finu a che nun diventi mattu de capoccia
‘nsieme a tutti quanti i parenti tei.

Rit: Lam Sol Do Mi Lam Sol Do Mi X2 Sol Do Mi Lam Sol Do Mi Lam

Tant’è viru che qunn’unu é tantu stranu,
oppure é d’animu cattivu cò a ‘gnoranza che s’uncolla,
ce sta usanza, là ppé parti mei, de chiede a li cristiani
se per casu un giorno da monelli j’esse mica, tante vote, moccecatu u“Regu”.

Oddio! L’ho numinatu, mò che mme succederà?
Lu nome seu nun toccherebbe pronunciallu mai.
Mò spero, solamente, che la sorte sia clemente.
Nnù frattempu cantemo e ballemoce senza pensacce à tarantella,
à tarantella dù serpente.

http://www.facebook.com/pages/I-ratti-della-Sabina

In qualsiesi altra forma, sperando di risentirvi presto,

Matteo

Regione Lazio, interrogazione per il blocco del Polo della Logistica


2010
11.15

dalla Redazione del Giornale di Rieti
http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f1.asp?id_news=21799

lunedì 15 novembre 2010

«Con un’interrogazione presentata oggi in Regione noi Verdi chiediamo il blocco immediato dei lavori perché il Polo Logistico di Passo Corese non rispetta le disposizioni fissate dal Piano territoriale paesisitico regionale (Ptpr) in quanto la variante fu approvata dal Consiglio regionale dopo l’adozione del Ptpr, senza tener conto delle misure di salvaguardia indirizzate alla tutela delle aree agricole e archeologiche» afferma in una nota il Capogruppo dei Verdi del Lazio Angelo Bonelli.

«Quindi tutta l’area interessata dal Polo logistico di Passo Corese ricade nell’area A20 come definita dal Ptpr “paesaggio agrario di rilevante valore” nel quale è necessario il mantenimento di forme di uso agricolo del suolo ed vietata espressamente la costruzione di manufatti fuori terra o interrati, la realizzazione di nuove strutture commerciali o terziarie, nuove strutture produttive industriali, installazioni di manufatti leggeri anche prefabbricati, nuove strutture per deposito merci o materiali».

«Inoltre, il Ptpr nella tavola B20 ha censito 129 siti archeologico come beni puntuali diffusi ognuno dei quali ha una fascia di rispetto di 100 mt nella quale naturalmente è vietata qualsiasi trasformazione territoriale, mentre invece si vuole realizzare su queste aree una colata da 10 milioni di metri cubi di cemento. – prosegue Bonelli – Ricordo, infine, che nel Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n.42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 1372″, all’Articolo 145 (Coordinamento della pianificazione paesaggistica con altri strumenti di pianificazione) le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico e sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali».

«Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, – conclude Bonelli – le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore. Rimaniamo in attesa di un rapido intervento della Presidente Polverini e dell’Assessore regionale all’Urbanistica».

Ogni tanto fanno bene le interrogazioni ! :)

Matteo

La Sabina ingoiata dall’ Asi


2010
09.26

Cari abitanti della provincia di Rieti, egregi giornalisti, vi inviamo questo documento con preghiera di pubblicazione e di diffusione

Ill.mo Prefetto di Rieti,

Apprendiamo da un articolo di giornale che il consiglio provinciale Reatino ha approvato all’unanimità il documento stilato dalle commissioni Attività produttive e Ambiente sul progetto del polo della logistica di Passo Corese, ribadendo tra l’altro la necessità che esso venga sviluppato “nel pieno rispetto dell’ambiente”.

Ricordiamo in breve di cosa si tratta: è il progetto di un polo della logistica per sei milioni di metri cubi, a pochi metri da Passo Corese, con sbancamenti per vari milioni di metri cubi e conseguente sparizione delle colline, su un area pregiata dal punto di vista paesaggistico e altrettanto pregiata dal punto di vista archeologico, come indicato dagli studi della Prof.ssa Maria Pia Muzzioli (Cures Sabini, 1980) della Prof.ssa Helga Di Giuseppe (Sabinensis Ager Revisited, 2000 – British Scholol at Rome) e della Regione Lazio (PTPR tavole B e C, 2007).

In poche parole, una delle più grandi devastazioni ambientali italiane in una delle zone più belle del Lazio, la Sabina, naturalmente e chiaramente vocata ad uno sviluppo turistico, culturale, agricolo ed ambientale.

Mappa_Archeologica_Passo_Corese

E’ nostro compito istituzionale denunciare che purtroppo sta avvenendo esattamente il contrario che il “pieno rispetto dell’ambiente”, come dimostreremo qui di seguito, e quindi chiediamo che la Prefettura imponga al consorzio la sospensione immediata dei lavori dell’insediamento stesso, per coerenza con le recenti indicazioni su riportate della provincia stessa e soprattutto perché la legalità dei lavori in questione ci sembra quanto meno dubbia.

1 – La legge prevede infatti che, davanti ad un piano che ha rilevanza nazionale, come quello di Passo Corese, venga avviata una procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Come è facile constatare, la Valutazione Ambientale Strategica non è mai stata effettuata. Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.

2 – La legge prevede che, davanti ad un piano di questa rilevanza, la cittadinanza venga messa al corrente del progetto per poter effettuare, in modo autonomo dai proponenti, le proprie valutazioni (partecipazione). A tutt’oggi, l’unico documento che è stato fornito agli abitanti della zona è un opuscolo informativo fuorviante. Fuorviante perché l’informazione che viene data sul progetto non rispecchia in alcun modo il progetto stesso, come è facile constatare. Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.

3 – La legge prevede che, davanti ad un progetto di questa rilevanza (sei milioni di metri cubi di costruito, varie colline spazzate via, sbancamenti per milioni di metri cubi), la cittadinanza possa partecipare, in luoghi pubblici e dopo essere stata ben informata, alla valutazione di impatto ambientale. La partecipazione dei cittadini alle scelte di fondo sulla politica del territorio è un importantissimo punto di svolta epocale e legislativo e segna in modo chiaro il passaggio da un’idea del governo basata su decisioni verticistiche alla partecipazione propria di un epoca democratica e moderna. Ciò non è mai successo: non si ha notizia di un dibattito pubblico dove siano stati invitati tutti gli abitanti della Sabina, organizzato da un ente pubblico, dove si sia potuto discutere il progetto in modo vincolante per il progetto stesso ed in presenza di esperti autonomi dalle parti, in grado di fornire un’informazione esaustiva ed oggettiva. Abbiamo invece assistito a dibattiti farsa, organizzati escludendo qualsiasi voce contraria. Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.

4 – Non ci risulta che le commissione Attività produttive ed Ambiente della provincia, nonostante un lavoro di mesi, abbiano ascoltato le organizzazioni che si occupano della difesa dell’ambiente. Non hanno ascoltato organizzazioni nazionali, di grande rilevanza morale e popolarissime come Legambiente, Italia Nostra e WWF, o organizzazioni locali come Sabina futura e tante altre, che in modo chiaro e pubblico hanno da tempo manifestato dubbi sul progetto e riflessioni critiche sulla localizzazione. Ricordiamo che le organizzazioni suddette sono gli interlocutori naturali delle istituzioni, soprattutto in presenza di progetti che impongono in modo palese un’attenzione particolarmente elevata. Anche in questo caso si è violata qualsiasi norma di partecipazione, con il semplice e democratico metodo dell’esclusione di chi si oppone. Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.

5 – Ci risulta, perché ne siamo gli artefici, che esiste un piano di sviluppo che riguarda l’intera provincia, ampiamente ripreso dalle fonti di informazione, e che detto piano di sviluppo è basato sulla valorizzazione delle risorse turistiche, ambientali, naturalistiche, paesaggistiche, agricole, artigianali e culturali della provincia di Rieti. Ci risulta, perché ne siamo gli artefici, che detto piano potrebbe dare lavoro a migliaia di cittadini, in modo analogo a ciò che avviene in tanti altre regioni italiane e paesi stranieri, basandosi principalmente sul microcredito aziendale, sulle risorse economiche dei turisti e sul rispetto totale del territorio. Non avere ascoltato le organizzazioni ambientaliste neanche sulla parte propositiva è un danno economico per tutta la provincia, e le Commissione Attività produttive ed Ambiente, che hanno volontariamente escluso dal processo partecipativo e dallo sviluppo economico provinciale le organizzazioni ambientaliste hanno recato un grave danno innanzitutto ai propri cittadini, violando anche in questo caso le norme di legge sulla partecipazione ai grandi processi di trasformazione del territorio. Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.

6 –Nello Studio di impatto ambientale che è stato realizzato prima dell’inizio dei lavori, il consorzio proponente si è impegnato ad indagare l’area, dal punto di vista archeologico, con una serie di mezzi tecnici aggiornati ed adeguati alla vastità dell’opera (georadar, mappe di predittività, raccolta informatica dei dati, sistema palmare di georeferenziazione, aggiornamento gps delle mappe, realizzazione di modelli tridimensionali a scala locale, generazione di Dem (digital elevation models) piattaforma Gis, cartografia del rischio archeologico. Non ci risulta che detti mezzi siano stati impiegati, come non ci risulta siano stati impiegati mezzi moderni come il telerilevamento, il metodo magnetotermico o le indagini geoelettriche, mentre ci risulta che sia stato impiegato massicciamente un metodo di indagine archeologica obsoleto come lo scotico superficiale e molto più costoso dei mezzi moderni. Sappiamo anche che una delle più prestigiose scuole di Archeologia del mondo (la British School at Rome) ha offerto la propria collaborazione allo studio, indicando un impegno economico risibile per il metodo di indagine proposto (geofisico) ed infinitamente minore della somma a tutt’oggi impiegata. Questa collaborazione non è stata attivata. Perché? Anche in questo caso, per la mancata attuazione degli impegni presi per le indagini archeologiche, siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.

7 – Ci risulta che l’area su cui dovrebbe sorgere l’insediamento industriale sia indicata dal Piano Territoriale Paesistico della Regione Lazio (tavola C) come un’area vocata a Parco Archeologico e Culturale. Quindi l’area non è la semplice somma di emergenze archeologiche, ma una vera e propria area archeologica, e quindi un concetto completamente diverso, che non può essere chiuso in una bacheca di vetro ma richiede una salvaguardia integrale. Sono stati sentiti in merito gli archeologi della Regione Lazio che hanno redatto il piano? Gli Enti Pubblici Territoriali che posseggono un’area Archeologica devono tutelarla per legge. Attenzione, devono tutelarla a prescindere dalle indagini. E’ ciò che sta avvenendo? Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.

8 – In relazione a quanto esposto nel punto precedente, ci risulta che, proprio nella strada al centro dell’area, che va dalle colline verso il Tevere, e che in tempi antichi congiungeva Cures Sabini al fiume, siano state trovate decine di presenze archeologiche che confermano che la strada è non soltanto ricchissima di insediamenti quali ville romane, fattorie, ipogei sotterranei, luoghi di culto, necropoli, pozzi, acquedotti a percolazione, ma che detti insediamenti siano collegati da una strada romana ancora pienamente visibile. Tutto ciò confermerebbe in pieno l’indicazione della Regione Lazio perché l’area venga trattata come un unico Parco Archeologico e culturale e quindi come una ricchezza per il territorio e per la sua vocazione turistico-culturale. La commissione attività produttive ed ambientali è al corrente di questa ricchezza locale, fonte di produttività economica e di rispetto ambientale, o ne ha voluto ignorare l’esistenza? Ha la commissione valutato in uno studio la possibilità che l’area produca reddito per la provincia a partire dalla sua esistenza come area archeologica? Esiste una pubblicazione in merito? Siamo nella legalità? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.

9 – In uno studio a firma Legambiente, Italia Nostra, WWF ed altri, presentato pubblicamente poco tempo fa sotto forma di manifesto e divulgato agli organi di informazione con mezzi elettronici, si è evidenziato come tutte le fonti ufficiali che si sono occupate dell’area (Università di Roma, British School at Rome, Regione Lazio e CNR), concordano addirittura sui luoghi fisici puntuali delle presenze archeologiche dell’area, anche a distanza di anni e con studi compiuti con tecniche molto diverse. La Commissione Attività produttive ed Ambientali della provincia, che dichiara di agire nel pieno rispetto dell’ambiente, non ci risulta abbia ascoltato neanche le fonti citate. Questa omissione è legale? Siamo “nel pieno rispetto dell’ambiente ?”.

10 – Il concetto di Ambiente, che viene citato come da rispettare nel documento della Commissione, può essere articolato in vari modi, e sicuramente come Ambiente naturale, culturale o sociale. A tutt’oggi non ci sono notizie di rispetto dell’Ambiente in nessuna delle sue articolazioni. Immaginiamo che sia così nel pieno rispetto della legalità istituzionale.

Una nota su chi è responsabile di cosa: che l’area sia un’area archeologica si sa dal 1980, tempo della pubblicazione del primo grande studio sull’area, “Cures Sabini”, a cura della Prof.ssa M.P. Muzzioli. A questo studio si è aggiunto quello del 2000 a cura della British School at Rome e poi il Piano territoriale della Regione Lazio del 2007.

I ritardi nella realizzazione del progetto sono dovuti quindi alla volontà di realizzare un’area industriale su un’area chiaramente archeologica.

Chi è responsabile di questa scelta, ponendo tutta la provincia in una situazione di ritardo e nella oggettiva impossibilità di realizzare il progetto senza creare un danno ambientale gravissimo e che avrà conseguenze devastanti su ogni ipotesi di sviluppo turistico della zona, ne tiri le conseguenze e non addossi le responsabilità dei ritardi se non a sé stesso.

Legambiente Bassa Sabina, il direttivo

Associazione Culturale Sabina Futura

Molti documenti relativi al Polo della Logistica sul sito http://www.sabinafutura.it , nella sezione documenti

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Parlando per caso con un politico noto della provincia di Rieti, Mario Perilli, sono venuto a conoscenza che Passo Corese non è più Sabina, addirittura?
I quattrini fanno fare brutti schersi…..
A detta dell’onorevole parrebbe che il movimento Ambientalista NoAsi, sarebbe manovrato da poteri occulti infiltrati, che avrebbero interesse di ritardare il progetto di Passo Corese in modo da accelerare i tempi di realizzazione di altri Asi nella regione Lazio. ……?
Alla mia domanda sull’enorme impatto ambientale che avranno i capannoni sulla Valle del Tevere soprattutto dai terrazzi fluviali del versante Romano, Nazzano, Fiano, Civitella, ci tranqillizzava che adesso non è possibile immaginare, casomai bisogna vederlo dopo la realizzazione.
Poi mi ha detto che la mia posizione riguardo l’Asi è dovuta alla mia eta 30 anni, “devi maturare“, poi mi ha raccontato che il progetto Asi viene da lontano da quando faceva l’Amministratore a Fara Sabina, ed è stato lui a fare il PRG che comprendeva anche l’area di sviluppo industriale quando aveva la mia stessa età… forse allora non era maturo anche lui?
O forse bisogna meglio intendere il significato di Maturità.

Comunque loro, sono democraticamente aperti al confronto.

Sconcertante

Matteo

Legambiente Bassa Sabina scrive alla Provincia di Rieti


2009
11.12
Riserva naturalistica Tevere-Farfa da Nazzano, sulla sinistra i terrazzi fluviali dove dovrebbe sorgere il polo della Logistica

Riserva naturalistica Tevere-Farfa da Nazzano, sulla sinistra i terrazzi fluviali dove dovrebbe sorgere il polo della Logistica

“In piena facoltà egregio Presidente le scrivo la presente che spero leggerà….”
Chi semina vento raccoglie tempesta.

Ma cosa avranno mai seminato i promotori del polo della logistica?
A giudicare dai frutti che stanno maturando : superficialità, cupidigia, ignoranza del territorio in cui vivono.
Mi fanno paura le grandi opere e la mentalità che c’è dietro. Immaginare questa strada per lo sviluppo della provincia di Rieti è come voler spolverare una cristalleria con un piccone. E lo spettacolo della politica in questi giorni?
Che tristezza vedere come si giocano a dadi, senza vergogna, le vestigia di una provincia “ attraente per natura “.
No, non ci credono, non sanno immaginare altro che grandi investimenti e presunta occupazione, che ci siano o meno colate di cemento e disastri culturali/ambientali non importa, ma non sono cattivi , peggio, sono ignoranti .Non conoscono e non apprezzano il fascino e le potenzialità di un bene, il territorio, che ha condizionato con la sua morfologia e i suoi colori il nostro passato e la nostra cultura. No, la terra non è solo un supporto fisico su cui poggiare i vostri caduchi e nefasti incubi di sviluppo .
Ma senza cedere ad un facile romanticismo potremmo pensare il nostro territorio come un bene godibile e intatto. Ci sono luoghi così, non ancora raggiunti dal vostro sviluppo. Mi ostino ancora, contro ogni ragionevolezza, a credere che anche quelli che siedono nei posti “giusti” possano capire che un altro modo è possibile. Abbiamo già chiesto al presidente della provincia un tavolo dove parlare ed ascoltare e perchè no ragionare di sviluppo e occupazione. Speriamo stavolta di essere ascoltati, ormai il divario tra la politica dei partiti e la gente comune è sempre più grande e la sua credibilità sempre minore.
Sandro Mancini
Responsabile Circolo Legambiente Bassa Sabina

Speriamo che dopo le tante promesse fatte in campagna elettorale, sia la volta buona per discutere seriamente di questo problema.

Matteo