Collevecchio, Teatro Comunale, 14 novembre 2009. “I Love You More Everyday”, brano preso dalla discografia di Freddie King, è incluso nell’album “In the Palace of the King” di John Mayall, dove Buddy suonava la chitarra e duettava vocamente con Mayall. Che sia sul palco del Madison Square Garden o su quello del teatrino di un paese del reatino Buddy da sempre il massimo. Prova di grande cuore e rispetto per la gente, non divisa in serie A, B o C. Rispetto al concerto della sera prima al Crossroads, Buddy e il suo spettacolare trio hanno rivoluzionato la scaletta mettendo molti brani d’atmosfera, blues “strappacore” e meno scariche di adrenalina travolgente.
Riprese amatoriali di Guido Bellachioma.
Quinta parte video del convegno sulle esperienze di raccolta differenziata in provincia di Rieti, tenutosi in sala Farnese a Poggio Mirteto il 12/11/2011.
Nel video prosegue il dibattito, COMPOSTAGGIO DI COMUNITA’, Società a Capitale Pubblico Provinciale (Rieti)?
Prevalentemente Chiara, racconta l’esperienza di Magliano Sabina attraverso la gestione con la Municipalizzata.
Francesco Petruccioli interviene per il Comune di Casperia e l’Unione dei Comuni Nova Sabina.Tra l’altro:
l’Amministrazione comunale di Casperia vuole sperimentare il ricorso agli asini per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani porta-a-porta nel centro storico di Aspra. In questo modo si vogliono ridurre i costi di gestione del servizio, la manutenzione della pavimentazione e mandare un messaggio di sostenibilità ecologica.
A tutte le Pubbliche Amministrazioni e alle Comunità dei 73 comuni della provincia di Rieti e non solo: ORIOLO ROMANO si trova sulla stessa vostra Galassia, sullo stesso vostro Pianeta, nella stessa vostra Regione..come anche Giulianova 23.606 Abitanti.
DELIBERA DI ADESIONE ALLA STRATEGIA RIFIUTI ZERO, DEL COMUNE DI ORIOLO ROMANO.
Il 26 novembre 2011 il Consiglio Comunale, in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, ha approvato all’unanimità la delibera di adesione alla Strategia “Rifiuti Zero”.
Un passo importante, che corona un percorso amministrativo sviluppatosi nel corso degli anni, e che intende dare compimento all’impegno assunto il 29 luglio scorso insieme a molte altre Amministrazioni nei confronti del Comitato Rifiuti Zero di Fiumicino.
La delibera, che prospetta il compimento della strategia entro il 2020, prevede il raggiungimento dell’80% di differenziata nel 2013 e dell’85% nel 2016, il completamento del passaggio alla tariffa puntuale, la possibilità di realizzare un impianto di compostaggio all’interno del territorio comunale, l’assunzione di tutte le azioni atte a ridurre gli sprechi, l’istituzione di un centro comunale per la riparazione e il riuso degli oggetti, e infine il privilegiamento di impianti a freddo per il trattamento della frazione residua al fine di recuperare tutti i materiali trattabili.
Inoltre, la delibera prevede la creazione di un “Osservatorio Rifiuti Zero”, che monitori l’evoluzione dei flussi in uscita suggerendo soluzioni per la minimizzazione del residuo, tenendo aggiornata l’Amministrazione sulle iniziative locali e nazionali e sull’evoluzione della legislazione del settore e coinvolgendo la cittadinanza nella prosecuzione del percorso.
L’istituzione dell’Osservatorio, tra l’altro, non rappresenta una novità di esclusivo interesse per la solo Oriolo, bensì intende essere un elemento di condivisione e di sviluppo di buone pratiche a livello di bacino, dato che il Comune di Corchiano aveva già aderito alla strategia e che anche i vicini paesi di Manziana, di Bracciano e di Bassano hanno di recente assunto un impegno ben determinato in tal senso.
rifiuti-zero
E quindi sarei io a scaricare calcinacci e rifiuti lungo la via del Sacramento, tra la valle del tevere e la valle dell’Aia(Imella)… bè avrei scelto un bel posto, già sottoposto a vincoli paesaggistici e di tutela per la valle del tevere, proprio in mezzo all’area archeologica di Poggio Sommavilla, olretutto è anche un area ripariale per l’avifauna migratoria, un unicum di biodiversità, dove ho scattato delle belle foto.
Vorrei proprio conoscerli questi fantasiosi anonimi che si divertono ad infamarmi falsamente di irrealismo. Di fantasia però non è che ne abbiano proprio tanta è…. infatti è vero che sono interessato a quell’area, ma per motivi decisamente opposti alla falsa e infantile accusa inoltrata al Corpo Forestale dello Stato e ai Carabinieri. Si perchè, con Legambiente Bassa Sabina due anni orsono, abbiamo presentato in Provincia di Rieti un progetto per la costituzione di un Parco che TUTELI E VALORIZZI il patrimonio Archeologico, Naturalistico(Floro-Faunistico) e Geologico di quell’area. La proposta evidenzia anche il fatto che la zona interessata, (cioè l’ultimo tratto del torrente Aia(Imella) che confluisce nel tevere con parte del Tevere stesso, nella zona Poggio Sommavilla-Grappignano nel comune di Collevecchio) è contigua alla riserva Tevere Farfa, alla riserva naturalistica del Monte Soratte e al fiume Treja e che per questo si prenda in considerazione il fatto che il bacino idrografico del Torrente Aia(Imella) sia un corridoio ecologico per la fruizione delle biodiversità tra l’entroterra appenninico e la tuscia.
E’ stato anche indicato che l’area sopradescritta sia da ricondurre nella “Rete Natura 2000″ ovvero SIC (siti di interesse comunitario) e ZPS (Zone di Protezione Speciale). Che diventi un Monumento Naturale, che già lo è….
Oggi sono andato a vedere quei calcinacci e rifiuti, ci sono veramente, chissà se oltre a dichiarare falsità questi anonimi poco fantasiosi non li abbiano scaricato loro.
Ricordo comunque che la calunnia e la dichiarazione di falso è reato e perseguibile ai sensi di legge.
Frammenti di vita rurale, ataviche usanze che per milleni si sono ripetute fino ai giorni nostri, movimenti, frasi, gesti, nella fatica quotidiana contornavano i paesaggi della Sabina e della vecchia agricola Italia.
In questo video, a cura dell’Associazione il Farfaraccio, l’abile Rino Aureli insegna come si mieteva il grano senza l’ausilio di strumenti e mezzi tecnologici.
Ancora negli anni novanta in giro per la Sabina si potevano incontrare per le strade anziani agricoltori con il carro trainato dalle mucche la “Barrozza”
magari pieno d’erba. Oppure si poteva scorgere di arare con le vacche e “u Vordarecchiu” un aratro in legno già rivoluzionario perchè consentiva una volta arrivati a fine solco di (Vordare) tornare direttamente indietro.
Ora questa cultura sta scomparendo e io sono fiero di esserne testimone attraverso mio nonno Francesco detto “Checco” scomparso lo scorso anno all’età di 96 anni, agricoltore che di mezzi tecnologici non se n’era dotato mai, e confesso di avere la nostalgia di quegli affascinanti momenti passati.
Sabato 11 e Domenica 12 settembre si svolgerà la seconda edizione del Festival Sabino Bande di Strada a Collevecchio, Poggio Sommavilla e Cicignano. Bande musicali cittadine della Sabina e bande di strada si incontreranno tra i vicoli e le piazzette dei centri storici, in una animata festa itinerante.
Sono nove le bande che si esibiranno in questa edizione: oltre alla Banda Musicale Cittadina di Collevecchio e la brass band dei Pink Puffers parteciperranno le street band Murga Patas Arriba, Titubanda, TeleFUNK’n e BandaRusticaBandaX insieme a quelle cittadine di ConfigniForano e Mompeo.
Musicisti, giocolieri e artisti di strada avvolgeranno con musica e giochi gli abitanti e i visitatori dei suggestivi borghi sabini, animando le due giornate di festa.
Un evento musicale rivolto anche ai più giovani, in particolare con la partecipazione
della Banda RusticaBandaX: una banda formata da circa 50 ragazzi tra i 7 e i 19 anni provenienti dalla periferia sud-est di Roma.
Il Festival ha partecipato in anteprima il 24 luglio al Fara Music Festival, evento
dedicato alla musica jazz che si svolge ogni anno a Fara Sabina, dove i Pink Puffers hanno suonato in chiusura di serata per un numeroso pubblico incuriosito dalla vivace performance della banda di strada. Il Festival Sabino Bande di Strada ha avviato inoltre una collaborazione con ARTE-r.i.e. Rassegna di Ipotesi Espressive che si svolgerà dal 2 al 5 settembre a Cantalupo in Sabina, dove il festival sarà presente per un invito alla musica bandistica di strada.
L’evento anche se a carattere principalmente musicale è aperto alla presenza di proposte artistiche estemporanee e sarà occasione di incontro e fusione di diversi linguaggi espressivi.
In uno spirito di mercato sostenibile saranno ospitati piccoli stand di produzioni locali biologiche, oggetti di artigianato e produzioni artistiche.
Per tutta la durata del Festival sarà possibile gustare cibi locali a prezzi popolari; per chi fosse interessato a vivere appieno la manifestazione ci sono anche possibili diverse soluzioni per il pernottamento.
Per informazioni e per partecipare al festival: partecipa@festivalsabinobandedistrada.net
oppure 338.41.34.543 http://festivalsabinobandedistrada.net
Media partner e ufficio stampa:
ufficiostampa@megasoundrecords.com – 339.44.28.554
Gruppo Informale Energie Comuni – Banda Musicale Cittadina di Collevecchio – Pink Puffers Brass Band
Raccolta firme per i tre quesiti referendari promossi dal:
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA http://www.acquabenecomune.org
Invitiamo tutti i cittadini a firmare presso i tavoli che saranno allestiti a Collevecchio, in piazza e a Poggio Somavilla, in piazzetta davanti (da Zi Filo),
dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00, di sabato 12/06/2010.
Sarà inoltre possibile sottoscrivere in comune all’ufficio anagrafe, tutti i girorni dal lunedi al sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:00, fino al 26/06/2010
referente – Annarita Grandoni.
Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.
Perché tre quesiti?
Perché vogliamo eliminare tutte le norme che in questi anni hanno spinto verso la privatizzazione dell’acqua.
Perché vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.
Cosa vogliamo?
Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni.
Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa.
Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
Dai referendum un nuovo scenario
Dal punto di vista normativo, il combinato disposto dei tre quesiti sopra descritti, comporterebbe, per l’affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del ricorso al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso ad enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, consorzio fra i Comuni), ovvero a forme societarie che qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e scevro da profitti nella sua erogazione. Verrebbero di conseguenza poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini.
E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.
Quesiti Referendari
Quesito referendario n. 1
Fermare la privatizzazione dell’acqua (Abrogazione dell’art.23 bis L. 133/08)
Il primo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
Si tratta dell’ultima normativa approvata dall’attuale Governo Berlusconi.
Al netto delle deroghe successivamente introdotte, la norma disciplina l’affidamento della gestione del servizio idrico, del servizio raccolta e smaltimento rifiuti e del trasporto pubblico locale. Essa stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. La gestione attraverso SpA a totale capitale pubblico viene permessa solo in regime di deroga, per situazioni eccezionali che, a causa di caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfoligiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato. Deroga che deve essere supportata da un’adeguata analisi di mercato e sottoposta al parere dell’Antitrust.
Con questa norma, dando per salvaguardate le attuali gestioni già affidate a soggetti privati o a società miste, si vuole mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico.
Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%.
La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali per poter mantenere l’affidamento del servizio dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Promuovere l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 166/2009 significa contrastare direttamente l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.
Quesito referendario n. 2
Aprire la strada della ripubblicizzazione (Abrogazione dell’art. 150 del D.lgs 152/06)
Il secondo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 150 (quattro commi) del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.
L’articolo che viene sottoposto ad abrogazione richiama espressamente l’art. 113 del D. Lgs. n. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali), disciplinando, come uniche forme societarie possibili per l’affidamento del servizio idrico integrato, le Società per Azioni, che possono essere a capitale totalmente privato, a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico.
Se attraverso il primo quesito si vuole contrastare la privatizzazione imposta dall’attuale Governo Berlusconi, con questo secondo quesito ci si propongono ulteriori obiettivi.
Il primo è quello di qualificare più compiutamente il percorso referendario come relativo al tema dell’acqua; infatti l’art 23 bis (primo quesito) non riguarda nello specifico il solo settore idrico.
Il secondo è relativo alla necessità di intervenire sul problema della gestione diretta del servizio idrico, attraverso forme societarie che siano idonee a svolgere una funzione sociale e di preminente interesse generale. Da questo punto di vista, la mera abrogazione dell’art. 23 bis, lascerebbe immutato il panorama di affidamento oggi interamente coperto da SpA, ovvero da società di tipo privatistico (anche quando a totale capitale pubblico).
Poiché l’obiettivo del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, e della coalizione ancor più ampia che si è costituita per avviare il percorso referendario, è sempre stato l’ottenimento della ripubblicizzazione dell’acqua, ovvero della sua gestione attraverso enti di diritto pubblico partecipati dalle comunità locali, l’abrogazione dell’articolo di cui al presente quesito non consentirebbe più il ricorso all’affidamento della gestione a società di capitali.
Infine, va ulteriormente rimarcato come la mera abrogazione dell’art. 23 bis non provocherebbe alcun sostanziale cambiamento concreto per tutta quella parte di popolazione (metà del Paese), che già oggi e da tempo ha visto il proprio servizio idrico integrato affidato a società a capitale interamente privato o a società a capitale misto pubblico-privato.
Quesito referendario n. 3
Eliminare i profitti dal bene comune acqua (Abrogazione dell’art. 154 del D.lgs 152/06)
Il terzo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito.
Si tratta in questo caso di abrogare poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di forte e sostanziale concretezza. Perché la norma che si vorrebbe abrogare è quella che consente al gestore di fare profitti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Con un effetto per i cittadini di doppia vessazione, poiché da una parte viene mercificato il bene comune acqua, dall’altra gli utenti vengono obbligati a garantire il profitto al soggetto gestore.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che, introdotto dalla Legge n. 36/94 (Legge Galli), ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.
E’ sintomatico del nostro Bel Paese fare e disfare secondo convenienze e opportunità politiche ed economiche. La nostra Repubblica ha ormai superato i sessant’anni e anche se viene definita una democrazia matura ci sarebbe da riflettere un bel po’, basti pensare alle manovre del governo per cambiare la carta costituzionale, per spostare gli equilibri del potere decisionale. Termini come legalità, cooperazione, bene comune, partecipazione, giustizia sociale, vengono spesso usati, ma il più delle volte non corrispondono ad azioni che danno risposte concrete e reali alle problematiche della società civile. Anche le nostre comunità locali risentono di questa patologia? Forse sì, come nel caso della nostra Unione dei Comuni Valle del Tevere.
La Sabina Tiberina tra i territori dell'Unione
Nata il 10 settembre 2001 e costituita dai Comuni di Magliano Sabina, Collevecchio e Stimigliano per promuovere le forme di associazione e di integrazione delle tre realtà locali, in modo da semplificare l’amministrazione ed abbattere i costi, l’Unione a detta dei tre nuovi sindaci, se pur con motivazioni diverse è da sciogliere a causa del suo mancato funzionamento. Il Sindaco di Stimigliano Gilardi dichiara attraverso internet: “Siamo fuori dall’Unione della Valle del Tevere struttura esclusivamente virtuale. Stiamo valutando altre Unioni cercando quella che offre maggiori servizi per i nostri cittadini. L’Unione della Bassa Sabina a Poggio Mirteto sembra la più vantaggiosa”[1]. Il Sindaco di Collevecchio Grappa ha espresso in consiglio comunale la volontà di scioglimento, decantatagli da Gilardi e da Graziani Sindaco di Magliano Sabina e l’eventuale accorpamento all’Unione dei comuni della Bassa Sabina. Graziani comunque anche se si è espresso per lo scioglimento, durante un colloquio col sottoscritto, ha ritenuto che l’Unione potrebbe svolgere un ruolo essenziale nella razionalizzazione dei servizi e dei budget finanziari. Dal sito internet [2] si possono capire quali sono le funzioni dell’Unione: nel campo dell’ambiente il servizio sperimentale di raccolta differenziata dei rifiuti con sistema di raccolta mirata di tipo domiciliare ed il servizio della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Nel settore sociale: il servizio di assistenza sociale domiciliare, i servizi ai diversamente abili, il servizio di segretariato sociale ed il progetto residenzialità degli anziani. Tra i servizi svolti dall’Unione in questi anni è stato attivo quello di assistenza domiciliare, e se vi ricordate bene nel 2004 ci fu anche un principio di cooperazione per gestire la raccolta differenziata. Se sbirciate nelle vostre cantine, potreste trovare le buste con la scritta Unione dei Comuni della Valle del Tevere e da qualche parte in comune ci saranno anche le compostiere da distribuire alle famiglie… un’operazione che non andò in porto? Sappiamo anche che a Magliano esiste una Municipalizzata, che potrebbe gestire alcuni servizi nel nostro comprensorio.Nel primo comma dell’Art. 32 del D. L. n. 267/2000 [3] si definisce l’unione come costituita da due o più comuni che devono essere contigui, con un obiettivo chiaro: esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza. La legge sopracitata evidenzia la contiguità territoriale, e se pensassimo alle nostre realtà ci accorgeremmo che Collevecchio, Magliano Sabina, Tarano, Stimigliano e Montebuono (cito Tarano, ora nell’Unione della Bassa Sabina, e Montebuono, visto il probabile futuro scioglimento della comunità montana, potrebbero entrare a far parte dell’Unione) hanno elementi in comune che li caratterizzano: appartengono geograficamente alla Valle del Tevere; i comuni di Magliano, Collevecchio e Montebuono sono legati storicamente anche dalla Scuola, infatti la direzione didattica è comune; le aree archeologiche di Collevecchio ricadono sotto la tutela del Museo Civico Archeologico di Magliano che ne conserva i reperti; Collevecchio, Montebuono e Tarano hanno in comune la Stazione dei Carabinieri e tante attività economiche. Allora perchè ci si costituisca in unione/ente è necessario che ci siano le ragioni naturali per coltivarla e questi requisiti sono fondamentali. Pensando che la nostra realtà è già marginale per la provincia di Rieti e disgregando il nostro territorio lo diventerebbe ancora di più, non avremmo così la stessa forza per far valere le nostre istanze in Provincia e in Regione.
Non dobbiamo dimenticare che a Magliano esiste, fortunatamente, una struttura ospedaliera pubblica su cui si dovrebbero concentrare le energie per renderla più efficiente. Credo che questo non si ottenga mettendosi in coda a Poggio Mirteto e Montopoli! E’ chiaro che l’Unione della Valle del Tevere non abbia svolto appieno le proprie funzioni, ma di chi sono le responsabilità? Non sarebbe più opportuno farla funzionare, come avviene per le unioni che si dimostrano “virtuose”, anzichè scioglierla?
Riflettiamoci seriamente!
Le lotte contadine a Magliano in Sabina e dintorni.
Nel 1904 Magliano Sabina fu al centro di scioperi contadini di risonanza nazionale.
Già dai primi anni del secolo, la Federazione dei Lavoratori della Terra puntò a far divenire le Leghe, delle vere e proprie controparti, inseguendo un’ottica organizzativa capace di superare il contingente. Tra i dirigenti investiti da questo compito va sicuramente ricordato Omero Schiassi, la cui opera fu spesso brutalmente ostacolata dalla repressione statale. In particolare, non era gradita la particolare forma di lotta consistente nel condurre in città il bestiame, ornato con nastri rossi, in una sorta di riconsegna ai proprietari riottosi alle trattative.
Questa forma di protesta caratterizzò anche il grande sciopero ( agosto 1920) dei contadini della piana reatina che si rifiutarono di mungere e nutrire il bestiame. Siamo di fronte a delle lotte difficili per la loro radicalità. Dato il legame tra gli animali e i contadini, è sicuramente riduttivo caratterizzare questo tipo di protesta come una mera astensione dal lavoro. I lamenti delle bestie, nel caso dello sciopero di Rieti, furuno udite per giorni a chilometri di distanza e nei paesi del circondario.
L’articolo riportato nella pagina mostra l’importanza data dai giornali socialisti alla lotta dei contadini maglianesi ma anche alla conseguente repressione dei padroni che portò allo scioglimento del consiglio comunale e della Lega.
Sempre a Magliano, nel 1920, dunque prima dell’avvento del Fascismo, ripresero gli scioperi dei contadini. Numerosi furono gli scontri armati con le forze dell’ordine e le prime squadre fasciste, durante i quali gli scioperanti, uccisero tra l’altro, un carabiniere.
Da Azione Socialista, organo settimanale della sezione socialista di Brindisi
Anno I numero 35, 18 settembre 1904
Brutti sintomi.
Quel che è successo a Magliano Sabina è un fatto tale che assume politicamente importanza maggiore dell’eccidio di Buggerru.
L’intero Consiglio Comunale chiamato in Municipio per discutere…sulla soluzione dello sciopero dei contadini, viene arrestato.
Il delegato della P.S. si reca alla Lega, che trova chiusa, ne atterra la porta d’ingresso a colpi d’accetta, entra con i suoi sgherri, mette tutto sottosopra, sequestra bandiera e registri e dichiara sciolta l’organizzazione.
Diciamo che ciò è sintomo grave più di Buggerru. Poichè sinora, in questa epoca di relativa libertà giolittiana, s’erano visti fioccare i sequestri di stampa, proibire conferenze, comizi ecc., mandare i soldati a sostituire gli scioperanti e magari a fucilarli ma per avanzo di pudore di vecchia baldracca imbellettata,
la libero-ribalderia governativa non aveva ancore sciolte violentemente le organizzazioni proletarie.
Un eccidio lo si può spiegare dato un certo stato psicologico di qualche gallonato o sindacuccio epilettico, nevrastenico o alcoolizzato o affetto da mania omicida ma non si spiega il premeditato scioglimento di una Lega e l’arresto dei capi se non come un sintomo d’un nuovo orientamento governativo che in occasione del lieto evento Giolitti vuole inaugurare a braccio del paciuccone Sarto visto che gli sfuggì l’amplesso con la sirena estrema.
Stiamo in guardia !
Il sovversivo Omero Schiassi.
Ecco come Omero Schiassi si guadagnò il ritratto di “sovversivo” trasmesso dalla Prefettura di Bologna al Ministero degli Interni: “… Portamento disinvolto, espressione fisionomica simpatica, abbigliamento abituale decente… In S. Giorgio di Piano, disprezzato e malvisto da quei possidenti che veggono in lui un demagogo sovvertitore della tranquillità di un tempo. All’infuori di professare principi socialisti e di farne attivissima propaganda, nulla può dirsi sulla sua condotta morale. Di carattere impulsivo, facile agli entusiasmi, ha educazione distinta, intelligenza aperta e pronta e cultura non comune”.
Sabato 20 marzo dalle 10 di mattino fino a sera, all’area del Bocciodromo di Poggio Sommavilla, frazione di Collevecchio, si svolgerà una festa e cerimonia per l’equinozio di primavera.
Tramonto all' approdo
Alle ore 18,31 sarà l’istante esatto dell’equinozio e l’inizio della primavera. “Vogliamo accogliere questo istante con una piccola ma significativa cerimonia collettiva per infondere vibrazioni positive alla natura, al sole e ai cuori delle persone, per sottolineare la voglia di rinascere e il rispetto della natura”, sottolineano gli organizzatori dell’evento, promosso dalla Nuova Pro Loco di Collevecchio.
“Il 20 marzo vogliamo anche ricordare che l’acqua è un bene comune non privatizzabile a cui tutti devono avere accesso perché l’acqua è la fonte della vita per tutti i popoli”. Perciò non ci saranno bottiglie di acqua minerale, ma “acqua fresca del Peschiera”.
Nel rispetto della natura in questa giornata non si consumerà carne ma solo cibi vegetariani provenienti dalla terra Sabina e i partecipanti sono invitati a vestirsi di bianco come simbolo di purificazione nel giorno della rinascita della terra.
Fin dal mattino si susseguiranno una serie di eventi, in più punti e concomitanti, lungo l’approdo sul Tevere e nell’area del Bocciodromo. Parteciperanno musicisti, attori, artisti di strada, funamboli in esibizioni libere e spontanee.
La festa è autofinanziata e realizzata grazie al contributo volontario dei cittadini.
Questo il programma:
ore 10 – biciclettata sulla pista ciclabile lungo il Tevere (si può anche partire dal Centro storico dove un camion porterà le biciclette all’approdo sul Tevere) -
- lezione dimostrativa sull’uso della canoa –approdo sul Tevere
ore 11 – i bambini delle scuole di Collevecchio faranno volare gli aquiloni da loro stessi costruiti sotto la guida di un esperto. Sarà possibile anche acquistare in loco un kit per costruire un aquilone.
- Stefano Panzarasa canta con i bambini le poesie di Gianni Rodari
- tatuaggi per bambini e pittura con il corpo
ore 13 – apertura dello stand gastronomico con menù vegetariano (bruschette, formaggi, frittata, melanzane, pasta alla sabina crostata di frutta, vino – € 10 tutto compreso).
dalle 14 alle 15,30 – spettacolo di equilibrismo su corda tesa della compagnia “Los Filonautas”
-evento poetico-teatrale del Profusore Marycielo sull’acqua bene comune
dalle 15,30 alle 17,30 in contemporanea: Organetti del Soratte, gruppo corale I canti dell’aia, Trio di musica tradizionale irlandese, trio rock jazz di Calvi, Brass Band di Collevecchio e molte altre esibizioni spontanee (tutti i musicisti sono invitati a partecipare).
ore 6,15 – si forma un cerchio con “tutti” i partecipanti e si fa una grande ohm al sole mentre un musicista suonerà la conchiglia magica dei Maya
alle 18.31 esatte si accende il fuoco degli ulivi e si lascia spazio al liberarsi dell’energia con tutti quanti i presenti.
Evento promosso dalla Pro loco di Collevecchio
Aggiungo, dopo più di un mese di piogge e d’ improvvise nevicate con gelo tra le fioriture, speriam in una buona primavera !!