Archive for the ‘Politica’ Category

La Fabbrica delle Guerre democratiche, l’amica Libia


2012
02.01

PIOGGIA DI BOMBE ITALIANE SULLA LIBIA

ANTONIO MAZZEO: in questo articolo pubblicato ieri dal Manifesto riferisce che l’aviazione italiana ha sganciato bombe e missili per 260 milioni di euro durante la guerra civile libica. Sconosciuti obiettivi e bilancio vittime (civili?)

Russian military, monitoring the unrest in Libya via satellite, says airstrikes on Benghazi did not take place


I Militari Russi, attraverso il sistema di monitoraggio satellitare, sostengono che in Libia, non ci sarebbero stati attacchi aerei su Bengasi e sui civili, da parte delle forze lealiste di Gheddafi.

http://rt.com/news/airstrikes-libya-russian-military/

Roma, 8 gennaio 2012, Nena News – «Le operazioni condotte nel 2011 sui cieli libici hanno rappresentato per l’Aeronautica Militare italiana l’impegno più imponente dopo il secondo conflitto mondiale». È orgogliosissimo il capo di stato maggiore delle forze aeree, generale Giuseppe Bernardis. L’Italia repubblicana ha conosciuto i teatri di guerra dell’Iraq, della Somalia, del Libano, dei Balcani, dell’Afghanistan e del Pakistan, ma mai avevamo sganciato tante bombe e tanti missili aria-terra come abbiamo fatto in Libia per spodestare e consegnare alla morte l’ex alleato e socio d’affari Muammar Gheddafi.

Una guerra-record di cui sarebbe meglio non andare fieri: secondo i primi dati ufficiali – ancora parziali – i nostri caccia-bombardieri hanno martellato gli obiettivi libici con 710 tra bombe e missili teleguidati. 520 bombe e 30 missili da crociera a lunga gittata li hanno lanciati i Tornado e gli AMX dell’aeronautica; 160 testate gli AV8 Harrier della marina militare. Conti alla mano si tratta di quasi l’80% delle armi di «precisione» a guida laser e Gps in dotazione alle forze armate. Un arsenale semi-azzerato in poco più di 180 giorni di conflitto; il governo ha infatti autorizzato i bombardamenti solo il 25 aprile 2011.

«Le munizioni utilizzate dalle forze aeree italiane sono state le bombe GBU-12, GBU-16, GBU-24/EGBU-24, GBU-32, GBU-38, GBU-48 e i missili AGM-88 HARM e Storm Shadow, con una percentuale di successo superiore al 96%», elenca diligentemente lo stato maggiore dell’aeronautica. Inutile chiedere cosa o chi sia stato colpito nel restante 4% degli attacchi. Dettagliata è invece la descrizione nel documento del 6 giugno 2011 delle caratteristiche tecniche di questi strumenti di distruzione e di morte. «I sistemi d’arma a guida laser sono stati sviluppati negli anni ‘80 con i primi test eseguiti dalla Lockheed Martin e sono stati utilizzati nei più recenti conflitti, dalla guerra del Golfo alle operazioni sui Balcani, Iraq e Afghanistan», scrivono i comandanti delle forze aeree. «La GBU-16 è un armamento a guida laser Paveway II, basato essenzialmente su bombe della serie MK83 da 495 kg. Della stessa famiglia di ordigni fa parte la GBU-12 (corpo bomba MK82, 500 libbre). La GBU-24 è invece un armamento basato essenzialmente sia sul corpo di bombe della serie MK da 907 kg. che delle bombe penetranti BLU-109 modificate con un kit per la guida laser Paveway III. Sviluppato per rispondere alle sofisticate difese aeree nemiche, scarsa visibilità e limitazioni a bassa quota, l’armamento consente lo sgancio a bassa quota e con una capacità di raggio in stand off (oltre 10 miglia) tale da ridurre le esposizioni». Ancor più sofisticate le bombe GBU-24/EGBU-24, guidate con doppia modalità Gps e laser e usate «per distruggere i più resistenti bunker sotterranei» e le GBU-32 JDAM (Joint Direct Attack Munition) da 1.000 e 2.000 libbre, lanciabili in qualsiasi condizioni meteo, sino a 15 miglia dagli obiettivi, «per ingaggiare più target con un singolo passaggio».

«Lo Storm Shadow è un missile aviolanciabile con telecamera a raggi infrarossi a guida Gps che può colpire obiettivi di superficie in profondità, a prescindere dalla difesa aerea, grazie alle sue caratteristiche stealth», recita il report dell’aeronautica. Sviluppato a partire dal 1997 dalla ditta inglese MBDA, il vettore è lungo 5 metri, pesa 1.300 kg, ha un raggio d’azione superiore ai 250 km e può trasportare una testata di 450 kg. «È utilizzabile contro obiettivi ben difesi come porti, bunker, siti missilistici, centri di comando e controllo, aeroporti e ponti. La carica esplosiva è infatti ottimizzata per neutralizzare strutture fisse corazzate e sotterranee». Le coordinate del target e la rotta di volo dello Storm Shadow vengono pianificate a terra e successivamente inserite all’interno del missile durante la fase di caricamento sul velivolo. L’altro missile aria-superficie impiegato dai caccia italiani è l’AGM-88 HARM (High-speed Anti Radiation Missile) della Raytheon Company, ad alta velocità e un raggio d’azione di 150 km, in grado di individuare e «sopprimere» i radar nemici.

Secondo il generale Bernardis, nei 7 mesi di operazioni in Libia, «i velivoli dell’Aeronautica Militare italiana hanno eseguito 1.900 missioni con oltre 7.300 ore di volo, pari al 7% delle missioni complessivamente condotte dalla coalizione internazionale a guida Nato». Attacchi e bombardamenti sono stati appannaggio dei caccia-bombardieri Tornado versione IDS (Interdiction and Strike) del 6° Stormo di Ghedi (Brescia) e dei mono-reattori italo-brasiliani AMX del 32° Stormo di Amendola (Foggia) e del 51° Stormo di Istrana (Treviso). Per la «soppressione delle difese aeree» e il controllo della no-fly zone sono stati impiegati i Tornado ECR (Electronic Combat Reconnaissance) del 50° Stormo di Piacenza, i caccia-bombardieri F-16 del 37° Stormo di Trapani-Birgi e gli Eurofighter 2000 del 4° Stormo di Grosseto e del 36° di Gioia del Colle (Bari). «L’Ami ha pure impiegato i velivoli da trasporto C-130 Hercules, i tanker KC-130J e Boeing KC-767 per il rifornimento in volo e, nelle ultime fasi del conflitto, gli aerei a pilotaggio remoto Predator B per missioni di riconoscimento».

Sui cieli libici hanno pure fatto irruzione un velivolo G.222VS «per la rilevazione e il contrasto delle emissioni elettromagnetiche» e un C-130 per quella che è stata definita dal comandante di squadra aerea, Tiziano Tosi, come una «PsyOP – Psycological Operation», finalizzata a «influenzare la coscienza e la volontà della popolazione interessata». Su Tripoli e altre città libiche sono stati lanciati centinaia di migliaia di volantini, il testo concordato con il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi: «La Libia è una e la sua capitale è Tripoli», «Vi chiediamo di unirvi tutti e prendere la decisione giusta e saggia. Unitevi alla nostra rivoluzione. Costruiamo la Libia lontano da Gheddafi. Libia unificata, libera, democratica».

Quasi tutti i velivoli da guerra italiani sono stati schierati sulla base aerea di Trapani nell’ambito del Task Group Air Birgi, da cui dipendevano anche gli aerei senza pilota Predator B, operanti però dallo scalo pugliese di Amendola. Pisa e Pratica di Mare, gli aeroporti per le operazioni dei velivoli da trasporto o rifornimento. «Le operazioni d’intelligence, sorveglianza e ricognizione sono state effettuate grazie alla disponibilità di speciali apparecchiature elettroniche Pod Reccelite in dotazione ai Tornado e agli AMX», scrive ancora lo stato maggiore. «Sugli oltre 1.600 target di ricognizione assegnati ai velivoli italiani, sono state realizzate più di 340.000 foto ad alta risoluzione, mentre circa 250 ore di filmati sono stati trasmessi in tempo reale dai Predator B».

Le missioni di attacco al suolo sono state pianificate e condotte «contro obiettivi militari predeterminati e definiti, o contro target dinamici nell’ambito di aree di probabile concentrazione di obiettivi nemici». Probabile, non certa… E gli effetti collaterali si confermano elemento integrante delle strategie di guerra del Terzo millennio…

I condottieri dell’aeronautica militare forniscono infine la percentuale delle ore di volo relative alle differenti tipologie di missione: il 38% ha riguardato pattugliamenti e «difese aeree» (DCA); il 23% attività di «sorveglianza e ricognizione» (ISR); il 14% l’attacco al suolo contro «obiettivi predeterminati» (OCA); l’8% la «neutralizzazione delle difese aeree nemiche» (SEAD); un altro 8% il rifornimento in volo (AAR); il 5% la «ricognizione armata e l’attacco a obiettivi di opportunità» (SCAR); il restante 4% «la rilevazione e il contrasto delle emissioni elettromagnetiche» (ECM). Come dire che ogni 4 velivoli decollati, uno serviva per colpire, ferire, uccidere.

Anche la marina militare ha fornito dati numerici sull’intervento dei propri mezzi in Libia. 8 aerei a decollo verticale AV8 B Plus Harrier, stazionati sulla portaerei Garibaldi, hanno effettuato missioni di interdizione ed attacco per complessive 1.223 ore, utilizzando i missili aria-aria a guida infrarossa AIM-9L Sidewinder, quelli a medio raggio a guida laser AMRAAM, gli aria-terra Maverick e le bombe del tipo Mk82 ed Mk20. Una trentina gli elicotteri EH-101, SH-3D ed AB-212 assegnati ad Unified Protector, per complessive 3.311 ore di volo. 3500 gli uomini e le donne imbarcati su due sottomarini (Todaro e Gazzana) e 14 unità navali (di cui 3, Etna, Garibaldi e San Giusto, utilizzate in periodi diversi come sedi del comando per le operazioni marittime Nato).

Come sen non bastasse, i vertici delle forze armate fanno sapere che l’80% circa delle missioni aeree alleate sono partite da 7 basi italiane (Amendola, Aviano, Decimomannu, Gioia del Colle, Pantelleria, Sigonella e Trapani Birgi). «In questi aeroporti, l’Aeronautica Militare ha assicurato il supporto tecnico e logistico, sia per gli aerei italiani sia per i circa 200 aerei di 11 paesi della Coalizione internazionale (Canada, Danimarca, Emirati Arabi Uniti, Francia, Giordania, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Turchia), schierati sul territorio nazionale. In sostanza, il personale e i mezzi della forza armata sono stati impegnati in maniera continuativa per fornire l’assistenza a terra, il rifornimento di carburante, il controllo del traffico aereo, l’alloggiamento del personale, ecc.».

Piattaforma avanzata per il 14% di tutte le sortite aeree di Unified Protector, lo scalo siciliano di Trapani, da cui sono transitati pure 300 aerei cargo e circa 2.000 tonnellate di materiale. Dalla Forward Operating Base (FOB) di Birgi, uno dei 4 centri di cui dispone la Nato nello scacchiere europeo, hanno operato anche gli aerei radar AWACS, «assetti essenziali alle moderne operazioni aeree per garantire una efficace capacità di comando e controllo». Lo stato maggiore dell’aeronautica ricorda infine «l’importante supporto di personale specializzato nel campo della pianificazione operativa offerto ai vari livelli della catena di comando e controllo Nato, attivata in tutta Italia», all’interno del Joint Force Command di Napoli e del Combined Air Operation Center 5 di Poggio Renatico (Ferrara).

No comment invece sul costo finanziario sostenuto per le 3000 missioni e le oltre 11.800 ore di volo dei velivoli italiani impiegati nella guerra alla Libia. Possibile però azzardare una stima di massima tenendo conto delle spese per ogni ora di missione dei caccia-bombardieri (secondo Il Sole 24Ore, 66.500 euro per l’ Eurofigher 2000, 32.000 per il Tornado, 19.000 per l’F-16, 11.500 per il C-130 Hercules e 10.000 per l’Harrier). Prendendo come media un valore di 20.000 euro e moltiplicato per il numero complessivo di ore volate, si raggiunge la spesa di 236.220.000 euro. Vanno poi aggiunti i costi delle armi di «precisione» impiegate (dai 30 ai 50.000 euro per le bombe a guida laser e Gps, dai 150.000 ai 300.000 per i missili «intelligenti»). Limitandosi ad un valore medio unitario di 40.000 euro, per le 710 munizioni sganciate sul territorio libico il contribuente italiano avrebbe speso non meno di 28.400.000 euro. Così, solo per «accecare» radar, intercettare convogli e bombardare a destra e manca abbiamo sperperato non meno di 260 milioni. Fortuna che c’era la crisi. Nena News

Fonte:

http://nena-news.globalist.it/?p=16197

NOWAR: China Joins Russia, Orders Military To Prepare For World War III


2012
01.24

Premesso che osservo il colorare dei tramonti e delle albe, ascolto le vibrazioni dell’amore, adoro la musica.

NOWAR:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::NOWAR:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::NOWAR

A grim Ministry of Defense bulletin issued to Prime Minister Putin and President Medvedev today states that President Hu has “agreed in principal” that the only way to stop the West’s aggression led by the United States is through “direct and immediate military action” and that the Chinese leader has ordered his Naval Forces to “prepare for warfare.”

Hu’s call for war joins Chinese Rear Admiral and prominent military commentator Zhang Zhaozhong who, likewise, warned this past week that: “China will not hesitate to protect Iran even with a Third World War,” and Russian General Nikolai Makarov who grimly stated last week: “I do not rule out local and regional armed conflicts developing into a large-scale war, including using nuclear weapons.”

A new US intelligence report has also stated that China has up to 3000 nuclear weapons compared with general estimates of between 80 and 400. To further pour more gasoline on the fire, the Washington Times has just reported that North Korea is making missile able to hit the US.

The raising of global tensions between the East and West was exploded this past fortnight when Russian Ambassador Vladimir Titorenko and two of his aides retuning from Syria were brutally assaulted and put in hospital by Qatar security forces allegedly aided by CIA and British MI6 agents attempting to gain access to diplomatic pouches containing information from Syrian intelligence that the United States was flooding Syria and Iran with the same US-backed al Qaida mercenaries who toppled the Libyan government.
Fonte:http://www.eutimes.net/2011/12/china-joins-russia-orders-military-to-prepare-for-world-war-iii/
http://www.eutimes.net/2011/12/chinese-general-threatens-us-with-world-war-3-over-iran/

Cina e Russia contro Usa: “Attaccate l’Iran? Noi entriamo in guerra”

PECHINO – Durissimo monito della Cina agli Usa e ai suoi alleati: nel caso in cui l’Iran verra’ attaccato da Washington e qualunque altro paese, Pechino entrera’ subito in azione scegliendo l’opzione militare a favore di Teheran. L’ha detto il presidente cinese Hu Jintao citato da ‘European Union Times’, organo del Pentagono. A confermare la notizia e’ stato per primo il premier russo, Vladimir Putin, che ha menzionato le parole del capo di stato di Pechino secondo cui l’unica via per fermare l’aggressione occidentale all’Iran e’ quella militare; la Cina adottera’ misure di rappresaglia contro ogni azione ostile alla Repubblica islamica. Le forze marine della Cina sono attualmente in stato di massima allerta dietro l’ordine dello stesso Hu Jintao, il quale secondo Fars News, in un incontro con i capi dell’esercito del suo paese ha promesso di sostenere l’Iran ad ogni costo correndo persino il rischio di entrare nella terza guerra mondiale.

Agenzia iraniana Fars News.
http://www.farsnews.com/newstext.php?nn=13900921001226

10.000 FIRME CONTRO L’A.S.I. di Passo Corese


2010
10.11

PETIZIONE CONTRO L’A.S.I. – Area di Sviluppo Industriale -

I SOTTOSCRITTI CHIEDONO:

- l’immediata sospensione dei lavori di costruzione del Polo della Logistica e di sbancamento delle colline a nord di Passo Corese (Ri), fino a che non venga realizzata una Valutazione Ambientale Strategica (VAS), così come prescritto dalla legge per opere di tale portata.

- un modello di sviluppo per la provincia di Rieti che ne valorizzi le risorse naturali, ambientali, turistiche, agricole, artigianali, culturali, archeologiche e che privilegi un’edilizia di recupero, restauro e piccole opere, senza la cementificazione selvaggia a cui stiamo assistendo, che distrugge in maniera irreversibile il nostro territorio.

Firma anche tu —>http://www.petizionionline.it/petizione/no-asi/2244

Io ho firmato, che aspettate?

Matteo

Raccolta firme Referendum Acqua, Collevecchio


2010
06.08

Raccolta firme per i tre quesiti referendari promossi dal:
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
http://www.acquabenecomune.org

Invitiamo tutti i cittadini a firmare presso i tavoli che saranno allestiti a Collevecchio, in piazza e a Poggio Somavilla, in piazzetta davanti (da Zi Filo),

dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00, di sabato 12/06/2010.

Sarà inoltre possibile sottoscrivere in comune all’ufficio anagrafe, tutti i girorni dal lunedi al sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:00, fino al 26/06/2010
referente – Annarita Grandoni.

gruppo informaleEnergie Comuni

Manifesto raccolta firme Acqua Pubblica Collevecchio

Per info: energie.comuni@gmail.com

Matteo

Referendum per l’Acqua Pubblica


2010
05.08

Adesso basta. Sull’acqua decidiamo noi!

ACQUA-orizzontale-10X15

Perché un referendum?

Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.

Perché tre quesiti?

Perché vogliamo eliminare tutte le norme che in questi anni hanno spinto verso la privatizzazione dell’acqua.
Perché vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.

Cosa vogliamo?
Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni.
Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa.

Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Dai referendum un nuovo scenario

Dal punto di vista normativo, il combinato disposto dei tre quesiti sopra descritti, comporterebbe, per l’affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del ricorso al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso ad enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, consorzio fra i Comuni), ovvero a forme societarie che qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e scevro da profitti nella sua erogazione. Verrebbero di conseguenza poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini.
E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Quesiti Referendari

Quesito referendario n. 1

Fermare la privatizzazione dell’acqua (Abrogazione dell’art.23 bis L. 133/08)

Il primo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
Si tratta dell’ultima normativa approvata dall’attuale Governo Berlusconi.
Al netto delle deroghe successivamente introdotte, la norma disciplina l’affidamento della gestione del servizio idrico, del servizio raccolta e smaltimento rifiuti e del trasporto pubblico locale. Essa stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. La gestione attraverso SpA a totale capitale pubblico viene permessa solo in regime di deroga, per situazioni eccezionali che, a causa di caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfoligiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato. Deroga che deve essere supportata da un’adeguata analisi di mercato e sottoposta al parere dell’Antitrust.
Con questa norma, dando per salvaguardate le attuali gestioni già affidate a soggetti privati o a società miste, si vuole mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico.
Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%.
La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali per poter mantenere l’affidamento del servizio dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Promuovere l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 166/2009 significa contrastare direttamente l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

Quesito referendario n. 2

Aprire la strada della ripubblicizzazione (Abrogazione dell’art. 150 del D.lgs 152/06)

Il secondo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 150 (quattro commi) del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.

L’articolo che viene sottoposto ad abrogazione richiama espressamente l’art. 113 del D. Lgs. n. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali), disciplinando, come uniche forme societarie possibili per l’affidamento del servizio idrico integrato, le Società per Azioni, che possono essere a capitale totalmente privato, a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico.
Se attraverso il primo quesito si vuole contrastare la privatizzazione imposta dall’attuale Governo Berlusconi, con questo secondo quesito ci si propongono ulteriori obiettivi.
Il primo è quello di qualificare più compiutamente il percorso referendario come relativo al tema dell’acqua; infatti l’art 23 bis (primo quesito) non riguarda nello specifico il solo settore idrico.
Il secondo è relativo alla necessità di intervenire sul problema della gestione diretta del servizio idrico, attraverso forme societarie che siano idonee a svolgere una funzione sociale e di preminente interesse generale. Da questo punto di vista, la mera abrogazione dell’art. 23 bis, lascerebbe immutato il panorama di affidamento oggi interamente coperto da SpA, ovvero da società di tipo privatistico (anche quando a totale capitale pubblico).
Poiché l’obiettivo del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, e della coalizione ancor più ampia che si è costituita per avviare il percorso referendario, è sempre stato l’ottenimento della ripubblicizzazione dell’acqua, ovvero della sua gestione attraverso enti di diritto pubblico partecipati dalle comunità locali, l’abrogazione dell’articolo di cui al presente quesito non consentirebbe più il ricorso all’affidamento della gestione a società di capitali.
Infine, va ulteriormente rimarcato come la mera abrogazione dell’art. 23 bis non provocherebbe alcun sostanziale cambiamento concreto per tutta quella parte di popolazione (metà del Paese), che già oggi e da tempo ha visto il proprio servizio idrico integrato affidato a società a capitale interamente privato o a società a capitale misto pubblico-privato.

Quesito referendario n. 3

Eliminare i profitti dal bene comune acqua (Abrogazione dell’art. 154 del D.lgs 152/06)

Il terzo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito.

Si tratta in questo caso di abrogare poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di forte e sostanziale concretezza. Perché la norma che si vorrebbe abrogare è quella che consente al gestore di fare profitti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Con un effetto per i cittadini di doppia vessazione, poiché da una parte viene mercificato il bene comune acqua, dall’altra gli utenti vengono obbligati a garantire il profitto al soggetto gestore.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che, introdotto dalla Legge n. 36/94 (Legge Galli), ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.

Forum Italiano per i Movimenti dell’Acqua

http://www.acquabenecomune.org

Comitato Referendario Acqua Pubblica provincia di Rieti
http://www.facebook.com/group

Presto vi informeremo per la raccolta firme nel comune di Collevecchio

Matteo

Monte Tancia aprile 1944


2010
04.22

Il Manifesto 20.04.2010
APERTURA   |   di Marco Lupo

25 APRILE

È ora di ricordare

Aprile 1944, SS e repubblichini salgono il Monte Tancia in Sabina. Quando scendono, nel bosco ci sono 18 morti

Marzo del 1944: una pattuglia nazista che sta cercando i resti di un caccia tedesco abbattuto dagli inglesi nella zona di San Sebastiano trova una camionetta con il corpo di un maresciallo tedesco ucciso dai partigiani. Siamo nella Bassa Sabina, dove a partire dal giorno dell’armistizio i nazifascisti rastrellano tutte le piccole frazioni e i borghi in cerca di uomini e giovani da arruolare nella Repubblica di Salò. Intanto le file dei partigiani si ingrossano di renitenti alla leva, e spesso anche di giovani repubblichini.

A fine marzo i nazifascisti danno inizio alla rappresaglia: nella frazione di Gallo, otto civili vengono prelevati e condotti al carcere di Santa Scolastica di Rieti. Il parroco di Monte San Giovanni in Sabina, Giulio Ballarin, scrive subito una lettera al vescovo di Rieti Benigno Luciano Migliorini, informandolo dei fatti, e chiedendogli di intervenire. Inaspettatamente, gli uomini arrestati a Gallo vengono liberati.

7 aprile 1944
All’alba i camion tedeschi salgono sulle mulattiere che portano alle frazioni di Gallo e Sant’Angelo del Monte Tancia, due frazioni di Monte di San Giovanni in Sabina (Rieti). Gli uomini, nel timore del solito rastrellamento, si sono nascosti nei boschi, mentre le donne, i vecchi e i bambini restano nelle loro case. A Gallo, nelle prime ore del mattino, vengono uccisi tre anziani: hanno 73, 70 e 76 anni.

Intanto tedeschi e fascisti hanno accerchiato l’intera zona. Tre bambini vengono svegliati dalla madre per portare il bestiame al pascolo. Mentre sono occupati a condurre gli animali su un prato, sentono gli spari, e subito dopo le pallottole sibilanti. La più piccola dei tre bambini, undicenne, viene ferita ad una gamba ma si salva perché riesce a fuggire con gli altri due nel bosco. La bambina ferita si chiama Adriana Bonacasata, e ricorda perfettamente di aver sentito voci in italiano, mentre le sparavano. Infatti il prefetto di Rieti, Ermanno di Marsciano, ha invocato più volte l’aiuto dei tedeschi per rastrellare i ribelli e ora guida lui stesso i nazisti verso le case dei contadini, come testimoniato da Padre Gaetano Villa in una relazione al vescovo di Rieti.

I nazifascisti, arrivati alla frazione di Sant’Angelo, strappano le donne e i bambini dalle case e li spingono con forza nella cappella, sparano agli animali e li decapitano, mentre danno fuoco alle case. Per alcune ore le donne e i bambini pregano davanti all’altare della chiesa di San Michele Arcangelo. Verso le 16:30 vengono spinti fuori, alla luce del sole, e costretti a camminare per un centinaio di metri. Arrivati a una piccola siepe, sono costretti a saltarci sopra per cercare di scavalcarla. Un ragazzino tenta la fuga, fa trenta metri, e una fucilata lo abbatte. Gli altri vengono mitragliati sul posto: quattro madri (una incinta di sette mesi), una bambina di due anni, due bambini di quattro e due di sei, un bambino di nove anni e una bambina di undici, una ragazza di diciotto e la zia, più un vecchio di ottantaquattro anni.

Era Venerdì Santo, il 7 aprile del 1944. Oltre ai morti ci sono stati dei superstiti. Per esempio una bimba di tre mesi e una di sette anni. La madre, che qualche ora dopo sarebbe stata assassinata, stava stendendo le lenzuola, quando capì che erano arrivati i nazifascisti. Non poteva immaginare cosa sarebbe successo, ma per sicurezza avvolse la più piccola nel cappotto del marito, che era andato a rifugiarsi nei boschi. Alla sorellina più grande raccomandò di badare a quel fagotto che conteneva la piccola di pochi mesi, e lo depose tra i sassi. Poi, con l’intenzione di prendere degli abiti più pesanti, la madre andò a casa sua, e lì i tedeschi la fermarono. Non ci fu il tempo per tornare indietro. La bambina di sette anni, che doveva badare alla sorellina, sentì le grida e scappò. Il fagotto che conteneva la bambina di tre mesi fu ritrovato il giorno dopo dal padre. Giuseppe Bonacasata, tornato a Sant’Angelo, cercava la moglie e i suoi otto figli. Trovò tre dei suoi bambini morti accanto al corpo di sua moglie. Disperato, iniziò a cercare il corpicino della più piccola. Finché non vide il suo cappotto arrotolato tra i sassi. Lo prese per un lembo e vide sua figlia. La piccola era sopravvissuta; aveva la bava alla bocca, ma era viva.

Quindi il 7 aprile del 1944 furono uccisi tre uomini anziani a Gallo e quindici tra bambini, donne e un anziano a Sant’Angelo del Tancia.

Il libro
Bruna Antonelli, la ricercatrice che ha scritto di questo eccidio dimenticato nel libro «La strage nazifascista a Monte San Giovanni in Sabina», edito da Crace, Perugia, ricorda che alla strage parteciparono reparti tedeschi del 1° battaglione del 20° Reggimento SS, il cui comandante era il maggiore Wilcke, e militi fascisti italiani appartenenti alle formazioni della 116a legione della Guardia Nazionale Repubblicana di Rieti.

La partecipazione diretta dei fascisti a queste azioni sanguinarie è avvalorata da un documento a firma del ten. col. Arturo Bornoroni comandante dell’Ufficio Politico Investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana, 116a Legione di Rieti che la Antonelli riproduce interamente nel testo.

Il lavoro storico di Bruna Antonelli dimostra, in questa come in altre sue pubblicazioni, che i rastrellamenti, gli eccidi e le stragi di civili inermi e di partigiani avvennero «a seguito di delazioni fasciste o con la partecipazione diretta di fascisti repubblichini».

Inoltre, per quanto riguarda le responsabilità politiche, la Antonelli riporta il documento-denuncia inviato all’Alto Commissariato per le Sanzioni contro il fascismo (Roma) il 30 ottobre 1944 al procuratore del Regno di Rieti, in cui si attestano le malefatte del podestà del paese e del maestro Pietro Galassetti.

Ricordiamo che all’alba del medesimo 7 aprile 1944 un nucleo di circa trenta partigiani della «Brigata Stalin» e del fronte militare clandestino di Roma, fu attaccato all’Arcucciola del Monte Tancia. Dopo 9 ore di combattimento sette di loro vi lasciarono la vita. Altri tre furono uccisi a Castel San Pietro all’osteria di Salivano.

È ora di ricordare.

Fonte:

    http://www.sinistrarieti.net/
    http://www.ilmanifesto.it Monte Tancia aprile 1944
    http://www.storiaxxisecolo.it/resistenza/lazio/ Centro studi sulla Resistenza Pasqua di sangue sul Monte Tancia in Sabina

Matteo

Unione dei comuni della Valle del Tevere: perchè scioglierla?


2010
04.03

E’ sintomatico del nostro Bel Paese fare e disfare secondo convenienze e opportunità politiche ed economiche. La nostra Repubblica ha ormai superato i sessant’anni e anche se viene definita una democrazia matura ci sarebbe da riflettere un bel po’, basti pensare alle manovre del governo per cambiare la carta costituzionale, per spostare gli equilibri del potere decisionale. Termini come legalità, cooperazione, bene comune, partecipazione, giustizia sociale, vengono spesso usati, ma il più delle volte non corrispondono ad azioni che danno risposte concrete e reali alle problematiche della società civile. Anche le nostre comunità locali risentono di questa patologia? Forse sì, come nel caso della nostra Unione dei Comuni Valle del Tevere.

La Sabina Tiberina tra i territori dell'Unione

La Sabina Tiberina tra i territori dell'Unione

Nata il 10 settembre 2001 e costituita dai Comuni di Magliano Sabina, Collevecchio e Stimigliano per promuovere le forme di associazione e di integrazione delle tre realtà locali, in modo da semplificare l’amministrazione ed abbattere i costi, l’Unione a detta dei tre nuovi sindaci, se pur con motivazioni diverse è da sciogliere a causa del suo mancato funzionamento. Il Sindaco di Stimigliano Gilardi dichiara attraverso internet: “Siamo fuori dall’Unione della Valle del Tevere struttura esclusivamente virtuale. Stiamo valutando altre Unioni cercando quella che offre maggiori servizi per i nostri cittadini. L’Unione della Bassa Sabina a Poggio Mirteto sembra la più vantaggiosa” [1]. Il Sindaco di Collevecchio Grappa ha espresso in consiglio comunale la volontà di scioglimento, decantatagli da Gilardi e da Graziani Sindaco di Magliano Sabina e l’eventuale accorpamento all’Unione dei comuni della Bassa Sabina. Graziani comunque anche se si è espresso per lo scioglimento, durante un colloquio col sottoscritto, ha ritenuto che l’Unione potrebbe svolgere un ruolo essenziale nella razionalizzazione dei servizi e dei budget finanziari. Dal sito internet [2] si possono capire quali sono le funzioni dell’Unione: nel campo dell’ambiente il servizio sperimentale di raccolta differenziata dei rifiuti con sistema di raccolta mirata di tipo domiciliare ed il servizio della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Nel settore sociale: il servizio di assistenza sociale domiciliare, i servizi ai diversamente abili, il servizio di segretariato sociale ed il progetto residenzialità degli anziani. Tra i servizi svolti dall’Unione in questi anni è stato attivo quello di assistenza domiciliare, e se vi ricordate bene nel 2004 ci fu anche un principio di cooperazione per gestire la raccolta differenziata. Se sbirciate nelle vostre cantine, potreste trovare le buste con la scritta Unione dei Comuni della Valle del Tevere e da qualche parte in comune ci saranno anche le compostiere da distribuire alle famiglie… un’operazione che non andò in porto? Sappiamo anche che a Magliano esiste una Municipalizzata, che potrebbe gestire alcuni servizi nel nostro comprensorio.Nel primo comma dell’Art. 32 del D. L. n. 267/2000 [3] si definisce l’unione come costituita da due o più comuni che devono essere contigui, con un obiettivo chiaro: esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza. La legge sopracitata evidenzia la contiguità territoriale, e se pensassimo alle nostre realtà ci accorgeremmo che Collevecchio, Magliano Sabina, Tarano, Stimigliano e Montebuono (cito Tarano, ora nell’Unione della Bassa Sabina, e Montebuono, visto il probabile futuro scioglimento della comunità montana, potrebbero entrare a far parte dell’Unione) hanno elementi in comune che li caratterizzano: appartengono geograficamente alla Valle del Tevere; i comuni di Magliano, Collevecchio e Montebuono sono legati storicamente anche dalla Scuola, infatti la direzione didattica è comune; le aree archeologiche di Collevecchio ricadono sotto la tutela del Museo Civico Archeologico di Magliano che ne conserva i reperti; Collevecchio, Montebuono e Tarano hanno in comune la Stazione dei Carabinieri e tante attività economiche. Allora perchè ci si costituisca in unione/ente è necessario che ci siano le ragioni naturali per coltivarla e questi requisiti sono fondamentali. Pensando che la nostra realtà è già marginale per la provincia di Rieti e disgregando il nostro territorio lo diventerebbe ancora di più, non avremmo così la stessa forza per far valere le nostre istanze in Provincia e in Regione.
Non dobbiamo dimenticare che a Magliano esiste, fortunatamente, una struttura ospedaliera pubblica su cui si dovrebbero concentrare le energie per renderla più efficiente. Credo che questo non si ottenga mettendosi in coda a Poggio Mirteto e Montopoli! E’ chiaro che l’Unione della Valle del Tevere non abbia svolto appieno le proprie funzioni, ma di chi sono le responsabilità? Non sarebbe più opportuno farla funzionare, come avviene per le unioni che si dimostrano “virtuose”, anzichè scioglierla?
Riflettiamoci seriamente!

Matteo Paoletti 16/11/2009 Energie Comuni senza testata 23-03-2010 ebook

[1]
Dichiarazioni del Sindaco Dott. Gilardi
http://tinyurl.com/dich-gilardi
[2]
Unione dei Comuni della Valle del Tevere
http://www.unionevalledeltevere.it/
[3]
Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267
http://tinyurl.com/dlgs267-2000

La tragedia delle foibe e la violenza fascista


2010
02.15

[Riceviamo e diffondiamo]

RIFLESSIONE. SEZIONE ANPI “EMILIO SUGONI” DI NEPI: NEL GIORNO DEL RICORDO RINNOVARE L’IMPEGNO ANTIFASCISTA CONTRO OGNI FORMA DI RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE

Nel 1920 il futuro dittatore Mussolini affermava: “Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che da’ lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”.

In questa affermazione cinica e inumana sta la radice velenosa e tragica delle foibe.

Per venti anni il regime fascista impose alle popolazioni dell’Istria e Dalmazia una violenta forma di colonizzazione ed una politica razziale di discriminazione (obbligo dell’uso della lingua italiana, italianizzazione dei cognomi, deportazioni di massa nei campi di concentramento, massacri della popolazione civile). Da questa condizione di oppressione che semino’ odio e rancore ebbe origine il fenomeno delle foibe che, all’indomani dell’armistizio dell’ 8 settembre 1943 e nella primavera del 1945, genero’ una serie di violenze che portarono all’esodo e alla morte migliaia di italiani.
La celebrazione del Giorno del ricordo puo’ essere un importante momento di conoscenza storica e di approfondimento di una delle pagine piu’ complesse della storia italiana ma non puo’ prescindere da una unanime e convinta presa d’atto delle innegabili responsabilita’ che in questa vicenda ebbe il regime fascista. Un regime tirannico e violento che trascino’ in guerra l’Italia a fianco della Germania nazista, che fece della discriminazione, del razzismo e dell’ oppressione delle persone e dei popoli i capisaldi del suo agire. Una chiara e incondizionata condanna del fascismo, senza ipocrisie e con la forza della verita’, e’ la prima e non negoziabile condizione per poter accettare la celebrazione della giornata del ricordo delle foibe. L’Anpi nel continuare il proprio impegno di vigilanza antifascista e di difesa della Carta Costituzionale, garanzia dell’ordinamento democratico dell’Italia, chiede a tutti i cittadini, le istituzioni, le associazioni, i partiti di impegnarsi perche’ siano abolite le norme razziste, schiaviste e squadriste contenute nella legge 94/2009, meglio nota come ”pacchetto sicurezza”; una legge odiosa, che lede i diritti umani dei migranti, e che sta rinnovando il dolore e la vergogna delle leggi razziali di mussoliniana memoria.

Essere antifascisti oggi significa impegnarsi ancora contro ogni forma di discriminazione e razzismo perche’ e’ proprio dal razzismo e dalle discriminazioni che nasce e si rinnova il fascismo.

Il direttivo della sezione Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) “Emilio Sugoni” di Nepi

Nepi, 9 febbraio 2010

Pubblico volentieri questa importante riflessione di un periodo storico in balia revisionismo. Tuttavia LA VIOLENZA GENERA VIOLENZA

Per saperne di più, Centro studi della resistenza la questione foibe; http://www.storiaxxisecolo.it/DOSSIER/Dossier1a8.htm

Matteo