Unione dei comuni della Valle del Tevere: perchè scioglierla?

E’ sintomatico del nostro Bel Paese fare e disfare secondo convenienze e opportunità politiche ed economiche. La nostra Repubblica ha ormai superato i sessant’anni e anche se viene definita una democrazia matura ci sarebbe da riflettere un bel po’, basti pensare alle manovre del governo per cambiare la carta costituzionale, per spostare gli equilibri del potere decisionale. Termini come legalità, cooperazione, bene comune, partecipazione, giustizia sociale, vengono spesso usati, ma il più delle volte non corrispondono ad azioni che danno risposte concrete e reali alle problematiche della società civile. Anche le nostre comunità locali risentono di questa patologia? Forse sì, come nel caso della nostra Unione dei Comuni Valle del Tevere.

La Sabina Tiberina tra i territori dell'Unione

La Sabina Tiberina tra i territori dell'Unione

Nata il 10 settembre 2001 e costituita dai Comuni di Magliano Sabina, Collevecchio e Stimigliano per promuovere le forme di associazione e di integrazione delle tre realtà locali, in modo da semplificare l’amministrazione ed abbattere i costi, l’Unione a detta dei tre nuovi sindaci, se pur con motivazioni diverse è da sciogliere a causa del suo mancato funzionamento. Il Sindaco di Stimigliano Gilardi dichiara attraverso internet: “Siamo fuori dall’Unione della Valle del Tevere struttura esclusivamente virtuale. Stiamo valutando altre Unioni cercando quella che offre maggiori servizi per i nostri cittadini. L’Unione della Bassa Sabina a Poggio Mirteto sembra la più vantaggiosa” [1]. Il Sindaco di Collevecchio Grappa ha espresso in consiglio comunale la volontà di scioglimento, decantatagli da Gilardi e da Graziani Sindaco di Magliano Sabina e l’eventuale accorpamento all’Unione dei comuni della Bassa Sabina. Graziani comunque anche se si è espresso per lo scioglimento, durante un colloquio col sottoscritto, ha ritenuto che l’Unione potrebbe svolgere un ruolo essenziale nella razionalizzazione dei servizi e dei budget finanziari. Dal sito internet [2] si possono capire quali sono le funzioni dell’Unione: nel campo dell’ambiente il servizio sperimentale di raccolta differenziata dei rifiuti con sistema di raccolta mirata di tipo domiciliare ed il servizio della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Nel settore sociale: il servizio di assistenza sociale domiciliare, i servizi ai diversamente abili, il servizio di segretariato sociale ed il progetto residenzialità degli anziani. Tra i servizi svolti dall’Unione in questi anni è stato attivo quello di assistenza domiciliare, e se vi ricordate bene nel 2004 ci fu anche un principio di cooperazione per gestire la raccolta differenziata. Se sbirciate nelle vostre cantine, potreste trovare le buste con la scritta Unione dei Comuni della Valle del Tevere e da qualche parte in comune ci saranno anche le compostiere da distribuire alle famiglie… un’operazione che non andò in porto? Sappiamo anche che a Magliano esiste una Municipalizzata, che potrebbe gestire alcuni servizi nel nostro comprensorio.Nel primo comma dell’Art. 32 del D. L. n. 267/2000 [3] si definisce l’unione come costituita da due o più comuni che devono essere contigui, con un obiettivo chiaro: esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza. La legge sopracitata evidenzia la contiguità territoriale, e se pensassimo alle nostre realtà ci accorgeremmo che Collevecchio, Magliano Sabina, Tarano, Stimigliano e Montebuono (cito Tarano, ora nell’Unione della Bassa Sabina, e Montebuono, visto il probabile futuro scioglimento della comunità montana, potrebbero entrare a far parte dell’Unione) hanno elementi in comune che li caratterizzano: appartengono geograficamente alla Valle del Tevere; i comuni di Magliano, Collevecchio e Montebuono sono legati storicamente anche dalla Scuola, infatti la direzione didattica è comune; le aree archeologiche di Collevecchio ricadono sotto la tutela del Museo Civico Archeologico di Magliano che ne conserva i reperti; Collevecchio, Montebuono e Tarano hanno in comune la Stazione dei Carabinieri e tante attività economiche. Allora perchè ci si costituisca in unione/ente è necessario che ci siano le ragioni naturali per coltivarla e questi requisiti sono fondamentali. Pensando che la nostra realtà è già marginale per la provincia di Rieti e disgregando il nostro territorio lo diventerebbe ancora di più, non avremmo così la stessa forza per far valere le nostre istanze in Provincia e in Regione.
Non dobbiamo dimenticare che a Magliano esiste, fortunatamente, una struttura ospedaliera pubblica su cui si dovrebbero concentrare le energie per renderla più efficiente. Credo che questo non si ottenga mettendosi in coda a Poggio Mirteto e Montopoli! E’ chiaro che l’Unione della Valle del Tevere non abbia svolto appieno le proprie funzioni, ma di chi sono le responsabilità? Non sarebbe più opportuno farla funzionare, come avviene per le unioni che si dimostrano “virtuose”, anzichè scioglierla?
Riflettiamoci seriamente!

Matteo Paoletti 16/11/2009 Energie Comuni senza testata 23-03-2010 ebook

[1]
Dichiarazioni del Sindaco Dott. Gilardi
http://tinyurl.com/dich-gilardi
[2]
Unione dei Comuni della Valle del Tevere
http://www.unionevalledeltevere.it/
[3]
Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267
http://tinyurl.com/dlgs267-2000

Casa di riposo lager a Tarano

Sequestrata una casa di riposo lager nel Reatino
I 26 anziani ospiti trovati dai Carabinieri legati ai letti
(ANSA) – RIETI, 18 GEN – Sequestrata a Tarano dai Cc una casa di riposo dove gli anziani erano ospitati in un sottotetto inagibile e legati con lenzuola ai letti.Al momento del blitz dei militari nella struttura ‘La Contrada’ era presente solo una inserviente. I Carabinieri hanno accertato anche che c’erano molti farmaci scaduti o irregolarmente conservati che erano dati agli ospiti, che pagavano da 1.400 a 2.000 euro mensili. Ricoverati i 26 ospiti in altre strutture di Magliano Sabina e Rieti o presso i familiari.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/lazio/2010/01/18/

In nome del profitto, liberismo o barbarie?

Matteo

Sistema Collevecchio

Si apprende, come gia´ annunciato precedentemente dal quotidiano il messaggero, che l´indagine della Procura della Repubblica di Rieti ¨Sistema Collevecchio¨ va avanti.
http://sfoglia.ilmessaggero.it/

Il Messaggero Venerdì 13 Novembre 2009

Ancora sequestri e ancora indagati a Collevecchio, con un’appendice a Tarano, dove il nucleo forestale della procura ha posto i sigilli (ma gli occupanti possono continuare ad abitarci) a quattro immobili, realizzati utilizzando licenze illegittime, pratiche che sarebbero state agevolate da una serie di abusi e falsi materiali.
E ancora una volta finisce nel mirino delle indagini il cosiddetto ”sistema Scacchi”, riferito ai due tecnici (Marino e Giuseppe, padre e figlio) entrambi titolari di uno studio di progettazione, con il primo già responsabile dell’ufficio tecnico di Collevecchio (poi interdetto per due mesi dal gip) durante la gestione del sindaco Rossi. Ci sono poi anche due professionisti, un ingegnere e un geometra, indagati per essersi prestati ad apporre la propria firma in calce a progetti, in realtà realizzati nello studio Scacchi, e poi sottoposti all’approvazione passando per l’ufficio comunale diretto da Marino il quale, nonostante le inchieste e un rinvio a giudizio, è stato recentemente nominato responsabile dell’ufficio che si occupa del settore abusi edilizi al comune di Civitella S.Paolo.
Lo spunto di questa nuova inchiesta l’ha offerto l’interrogatorio di Giampiero Ciceroni, proprietario di un terreno sul quale c’era un immobile da ristrutturare: «….Mi rivolsi allo studio Scacchi sapendo che il padre lavorava all’ufficio tecnico del Comune e anche perchè mi consta che la maggior parte dei progetti a Collevecchio vengono redatti dal geometra Giuseppe…».
Insomma, quello disegnato dal pubblico ministero Lucia De Santis nell’ennesima inchiesta sugli abusi edilizi di Collevecchio (per una prima indagine c’è già stato il rinvio a giudizio degli Scacchi e compagni, assolto invece l’ex sindaco Enzo Rossi, mentre una terza sta per concludersi) è un quadro decisamente clientelare. Dalle intercettazioni telefoniche, ad esempio, risulta come i tecnici si dividevano le somme pagate dai privati per i progetti e uno di questi, addirittura, riferendosi a uno degli indagati, dice: «….quel deficiente si è fatto sequestrare la rubrica dove sono registrati nove mila euro volanti….», alludendo a Giuseppe Scacchi, proprietario di un’agenda e di un computer sequestrati dagli uomini dell’aliquota forestale diretta dall’ispettore superiore Giuseppe Dante, dove venivano riportati i dati dei progetti approvati e i soldi pagati dai privati ”anche a rate”, come ha precisato una delle persone interrogate dal pubblico ministero De Santis.
Gli indagati di questo terzo filone sono undici, (le accuse sono di falso, abuso d’ufficio, lottizzazione abusiva) c’è nuovamente Enzo Rossi per aver firmato alcune autorizzazioni, mentre i privati (l’ha già preannunciato l’avvocato Marco Bonamici, legale di uno di loro) sono pronti a ricorrere al tribunale del Riesame contro il sequestro degli immobili.
M.Cav.

Speriamo che questo meschino meccanismo di ricatti, abusi condizionamenti e giochi di potere, possa essere fatto emergere pubblicamente e si faccia giustizia e chiarezza per la nostra comunita´, ormai frastornata dalla scia ¨nera¨ che da un po´ di anni si porta dietro le spalle.

Matteo

Fiume Farfa, Monumento naturale

Comunicato stampa:

Dichiarazioni assessore all’Ambiente della Provincia di Rieti Michele Beccarini sul
Monumento naturale sul fiume Farfa

“Dopo un incontro in Regione con l’Assessore Zaratti e Sindaci interessati che mi hanno affidato il coordinamento per la stesura del Monumento naturale sul fiume Farfa e di un Piano attuativo il più largamente condiviso possibile. Per questo motivo nei prossimi giorni intendo convocare i sindaci dei Comuni interessati, le associazioni ambientaliste e quelle di categoria, per concertare tempi e modalità per la stesura dello stesso, così da sottoporlo, entro la fine di ottobre, alla Regione Lazio per l’ approvazione”.
Con queste parole, l’assessore provinciale alle politiche ambientali e assetto del territorio Michele Beccarini, risponde alle associazioni ambientaliste che nei giorni scorsi avevano rilevato, attraverso una lettera inviata all’assessore all’ambiente della Regione Filiberto Zaratti, una situazione di stallo nel processo di istituzione del monumento naturale.
“Il Piano attuativo che si sta cercando di definire –spiega Beccarini- porterà al confinamento delle aree sul basso corso del fiume Farfa e ricadenti nei Comuni di Castel Nuovo di Farfa, Montopoli e Fara. Nei giorni scorsi ho avuto alcuni incontri con i sindaci dei suddetti Comuni ed altri sono in programma nelle prossime settimane, compreso quello con il sindaco di Salisano, altro Comune interessato al processo in atto. L’intenzione –continua l’ assessore all’ambiente- è quella di un coinvolgimento allargato, supportato dalle associazioni ambientaliste Legambiente bassa Sabina, Arci nuova associazione, Fai, Italia nostra, Giardino faunistico parco dell’Abatino, associazione culturale Germogli, Teatro delle condizioni avverse, associazione culturale L’isola che non c’è e Wwf e non ultimo, dalle associazioni di categoria, comprese quelle venatorie che utilizzano quelle aree per cacciare”.
“La stesura del Piano cercherà di tenere conto di tutte le proposte avanzate sino ad oggi, compresa naturalmente quella di costruire, attraverso l’ istituzione del monumento naturale, un corridoio ecologico tra la riserva naturale Tevere Farfa e il parco regionale dei monti Lucretili, non ci possiamo far sfuggire questa grande occasione anche, alla luce di un rilancio turistico che sta avvenendo in questi nella bassa sabina”.

Tutela storica per il fiume Farfa;
Articolo tratto dal Il Messaggero di Rieti, di Sergio Silva.

Collevecchio sotto indagine

Collevecchio tranquillo paesino nell’affascinante terra Sabina, sconvolto dallo “tsunami Podestà”, 10 anni di mala amministrazione della giunta guidata dell’ex sindaco Rossi, sfociata ormai da due anni, nella raffica di sequestri da parte del Corpo Forestale dello Stato e della Procura della Repubblica, rivelatosi poi, frutto di una indagine.
-Il sito archeologico di Grappignano è stato irreparabilmente danneggiato nell’agosto del 2007, vedi: Legambiente Bassa Sabina.
-Parte dell’area comunale di Casa cantoniera, sequestrata.
-Il Bosco di Fonne Vecchia, Sequestrato perchè tagliato illegalmente.
-Il Bocciodromo comunale a Poggio Sommavilla, posto sotto sequestro.
-La presunta Piscina Comunale? sequestrata!


Quindi tutto sigillato.
Per le vie del paese ormai da più di un anno si vociferava di una possibile indagine da parte della Procura della Repubblica, non si escludeva neanche l’ipotesi di un eventuale Commissariamento del Comune, che realisticamente poteva avvenire, visto che tra l’altro l’ex Sindaco Rossi sfidando la legge, come dichiarato su un articolo del Messaggero, si ricandidava per essere eletto alla carica di sindaco per la terza volta consecutiva, espressamente vietato dal Testo Unico degli enti Locali, legge 267/2000 art. 51 bis comma 2, e confermato dalla Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n, 11895 del 20 maggio 2006, che ha definitivamente eliminato ogni dubbio interpretativo in relazione alla rielezione a sindaco per il terzo mandato consecutivo.
E proprio poco prima delle elezioni che giungeva la notizia dalla stampa locale, della sospensione del responsabile dell’ufficio Tecnico comunale, confermata dagli articoli qua sotto.
Il Tempo-Il Sole 24 ore http://iltempo.ilsole24ore.com/lazio_nord
Riporto un articolo de Il Messaggero di Rieti del 12/06/2009:

Progetti approvati “in famiglia”
tra i 28 indagati anche l’ex sindaco

di MASSIMO CAVOLI
A tradirli sono state le intercettazioni telefoniche, il cui utilizzo la maggioranza di governo si accinge a limitare drasticamente, chiamate che si rincorrevano tra i diversi indagati di questa storia che la procura e la sezione di polizia giudiziaria della Forestale di piazza Bachelet hanno portato alla ribalta, delineando uno scambio di favori che sarebbe alla base dell’approvazione di decine di progetti da parte della commissione edilizia di Collevecchio, con diramazioni fino a Tarano. Organismo del quale faceva parte, fino a quando la scorsa settimana non è stato interdetto dall’ufficio per ordine del magistrato, il geometra Marino Scacchi, tecnico di fiducia nominato dall’ex sindaco Enzo Rossi. Tutti e due, insieme ad altre 26 persone, quasi tutti privati cittadini e liberi professionisti, sono indagati in concorso per abuso d’ufficio, diverse ipotesi di falsità ideologica, di ripetute violazioni della legge urbanistica nonchè di quella sulla tutela ambientale. Un’inchiesta durata un anno, coordinata dal sostituto procuratore Lucia De Santis, sfociata alla vigilia delle elezioni con il provvedimento emesso dal giudice delle indagini preliminari Alessandro Arturi nei confronti di Scacchi il quale però, in virtù della decadenza di Rossi da sindaco che l’aveva nominato membro della Commissione, è cessato automaticamente dalle funzioni di tecnico comunale esterno. Interdizione che lo ha colpito anche per la stessa qualifica rivestita nell’ambito del vicino comune romano di Civitella S.Paolo.
Restano invece in piedi gli atti dell’indagine, iniziata con il sequestro da parte degli agenti della Forestale di Poggio Mirteto, di opere realizzate in aree protette e senza le necessarie autorizzazioni. Secondo la ricostruzione della procura, fondata soprattutto sulle intercettazioni telefoniche da cui si ricavano le modalità di accordo, Scacchi e suo figlio sono accusati di aver gestito l’approvazione di una serie di progetti che venivano predisposti nello studio tecnico di famiglia (intestato a Scacchi junior), ma firmati da altri tecnici perchè poi dovevano essere sottoposti all’approvazione della Commissione comunale con il contributo determinante di Marino Scacchi e la firma finale dell’ex sindaco Rossi. A dare poi ulteriore impulso all’ipotesi accusatoria è stato il sequestro di un computer utilizzato dal figlio di Scacchi, dalla cui lettura il consulente nominato dalla procura ha ricavato elenchi, date, progetti e nominativi dei beneficiari dei permessi a costruire.

A tutta questa serie di problematiche si aggiunge quella finanziaria, ad oggi non si sa come sono ridotte le casse comunali. Area archeologica di Grappignano, danneggiata irreparabilmente Abbiamo opere costruite, come l’ala nuova del Cimitero che sono state fatte senza l’autorizzazione di variante sul PRG, e che ricadono su una proprietà privata, oltretutto con una pessima progettualità.
Non si sanno i criteri con cui sono stati assegnati i lavori pubblici, e le gare d’appalto?
Cosa assai grave sono state le misure prese sulla rete idrica comunale, senza una minima Progettualità, hanno causato una serie di interventi inutili che non hanno risolto, ma aggravato il problema della distribuzione dell’acqua nella nostra rete idrica, soprattutto nell’area interessata dal liquido immesso dalla Sorgente Toretta, che esce dai rubinetti color marrone-ferruginoso, aimè imbevibile.
Spero che le indagini giudiziarie, facendo il loro corso assicureranno giustizia sulla nostra comunità, certo come scriveva in una e-mail, Sandro Mancini presidente di Legambiente Bassa Sabina, nessuna sentenza ci potrà ridare il sito archeologico di Grappignano.

Matteo