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Raccolta firme Referendum Acqua, Collevecchio
Raccolta firme per i tre quesiti referendari promossi dal:
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
http://www.acquabenecomune.org
Invitiamo tutti i cittadini a firmare presso i tavoli che saranno allestiti a Collevecchio, in piazza e a Poggio Somavilla, in piazzetta davanti (da Zi Filo),
dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00, di sabato 12/06/2010.
Sarà inoltre possibile sottoscrivere in comune all’ufficio anagrafe, tutti i girorni dal lunedi al sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:00, fino al 26/06/2010
referente – Annarita Grandoni.
gruppo informale – Energie Comuni
Manifesto raccolta firme Acqua Pubblica Collevecchio
Per info: energie.comuni@gmail.com
Matteo
Appello raccolta firme Politica Sviluppo Sostenibile energie comuni: Acqua Ambiente Beni Comuni Collevecchio Comitato referendario Acqua Pubblica Rieti democrazia partecipativa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua Provincia di Rieti Referendum Referendum Acqua Pubblica Sabina
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Referendum per l’Acqua Pubblica
Adesso basta. Sull’acqua decidiamo noi!
Perché un referendum?
Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.
Perché tre quesiti?
Perché vogliamo eliminare tutte le norme che in questi anni hanno spinto verso la privatizzazione dell’acqua.
Perché vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.
Cosa vogliamo?
Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni.
Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa.
Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
Dai referendum un nuovo scenario
Dal punto di vista normativo, il combinato disposto dei tre quesiti sopra descritti, comporterebbe, per l’affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del ricorso al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso ad enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, consorzio fra i Comuni), ovvero a forme societarie che qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e scevro da profitti nella sua erogazione. Verrebbero di conseguenza poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini.
E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.
Quesiti Referendari
Quesito referendario n. 1
Fermare la privatizzazione dell’acqua (Abrogazione dell’art.23 bis L. 133/08)
Il primo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
Si tratta dell’ultima normativa approvata dall’attuale Governo Berlusconi.
Al netto delle deroghe successivamente introdotte, la norma disciplina l’affidamento della gestione del servizio idrico, del servizio raccolta e smaltimento rifiuti e del trasporto pubblico locale. Essa stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. La gestione attraverso SpA a totale capitale pubblico viene permessa solo in regime di deroga, per situazioni eccezionali che, a causa di caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfoligiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato. Deroga che deve essere supportata da un’adeguata analisi di mercato e sottoposta al parere dell’Antitrust.
Con questa norma, dando per salvaguardate le attuali gestioni già affidate a soggetti privati o a società miste, si vuole mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico.
Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%.
La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali per poter mantenere l’affidamento del servizio dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Promuovere l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 166/2009 significa contrastare direttamente l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.Quesito referendario n. 2
Aprire la strada della ripubblicizzazione (Abrogazione dell’art. 150 del D.lgs 152/06)
Il secondo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 150 (quattro commi) del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.
L’articolo che viene sottoposto ad abrogazione richiama espressamente l’art. 113 del D. Lgs. n. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali), disciplinando, come uniche forme societarie possibili per l’affidamento del servizio idrico integrato, le Società per Azioni, che possono essere a capitale totalmente privato, a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico.
Se attraverso il primo quesito si vuole contrastare la privatizzazione imposta dall’attuale Governo Berlusconi, con questo secondo quesito ci si propongono ulteriori obiettivi.
Il primo è quello di qualificare più compiutamente il percorso referendario come relativo al tema dell’acqua; infatti l’art 23 bis (primo quesito) non riguarda nello specifico il solo settore idrico.
Il secondo è relativo alla necessità di intervenire sul problema della gestione diretta del servizio idrico, attraverso forme societarie che siano idonee a svolgere una funzione sociale e di preminente interesse generale. Da questo punto di vista, la mera abrogazione dell’art. 23 bis, lascerebbe immutato il panorama di affidamento oggi interamente coperto da SpA, ovvero da società di tipo privatistico (anche quando a totale capitale pubblico).
Poiché l’obiettivo del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, e della coalizione ancor più ampia che si è costituita per avviare il percorso referendario, è sempre stato l’ottenimento della ripubblicizzazione dell’acqua, ovvero della sua gestione attraverso enti di diritto pubblico partecipati dalle comunità locali, l’abrogazione dell’articolo di cui al presente quesito non consentirebbe più il ricorso all’affidamento della gestione a società di capitali.
Infine, va ulteriormente rimarcato come la mera abrogazione dell’art. 23 bis non provocherebbe alcun sostanziale cambiamento concreto per tutta quella parte di popolazione (metà del Paese), che già oggi e da tempo ha visto il proprio servizio idrico integrato affidato a società a capitale interamente privato o a società a capitale misto pubblico-privato.Quesito referendario n. 3
Eliminare i profitti dal bene comune acqua (Abrogazione dell’art. 154 del D.lgs 152/06)
Il terzo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito.
Si tratta in questo caso di abrogare poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di forte e sostanziale concretezza. Perché la norma che si vorrebbe abrogare è quella che consente al gestore di fare profitti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Con un effetto per i cittadini di doppia vessazione, poiché da una parte viene mercificato il bene comune acqua, dall’altra gli utenti vengono obbligati a garantire il profitto al soggetto gestore.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che, introdotto dalla Legge n. 36/94 (Legge Galli), ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.
Forum Italiano per i Movimenti dell’Acqua
http://www.acquabenecomune.org
Comitato Referendario Acqua Pubblica provincia di Rieti
http://www.facebook.com/group
Presto vi informeremo per la raccolta firme nel comune di Collevecchio
Matteo
Appello raccolta firme Biodiversità Sviluppo Sostenibile: Ambiente Appennino Centrale ecosistema Parco del Terminillo e dei monti Reatini Provincia di Rieti Terminillo
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Metti una firma per il Parco del Terminillo
Fonte: http://www.petizionionline.it/petizione/insieme-per-il-parco-del-monte-terminillo/128
Sono maturi i tempi per creare definitivamente il Parco Regionale del Terminillo e dei Monti Reatini, nel cuore del Lazio. La valorizzazione del Monte Terminillo e dei Monti Reatini, tra le più importanti emergenze dell’Appennino Centrale, è assicurata solo da un progetto di sviluppo integrato tra le risorse ambientali, culturali e turistiche, e può, a breve e a lungo termine, portare nuovo reddito e nuova occupazione per il territorio. Lo sviluppo economico dell’Appennino va ripensato nei termini di qualità, di esempio di pratiche virtuose, di eccellenza delle offerte turistiche e di servizi.
Esaltando l’identità geografica dei piccoli centri montani, mettendoli in rete con progetti integrati e sostenibili per l’ambiente, destagionalizzando il turismo e investendo su forme di turismo “verde”, si apporteranno benefici stabili alle popolazioni residenti (non solo redditi e lavoro, ma sempre una migliore qualità della vita). Il turismo italiano e straniero è in cerca di luoghi della diversità e della più tipica tradizione italiana: il Parco offre opportunità per lo sviluppo delle “Terre Alte”, apre a nuove occasioni di impresa ed è oggi un’etichetta di importantissimo valore. Il Parco, come strumento di valorizzazione integrata delle risorse del distretto montano, diventa un’opportunità di semplificazione e di efficienza, capace di rilanciare le tipicità agro-alimentari, la ricettività, i servizi, opere di conservazione di borghi, grazie alla creazione di incentivi e investimenti gestiti in forma partecipata e/o delegata, ma anche grazie all’impegno di organizzazioni sociali locali. Tutto questo con un occhio molto attento alla realtà antropica, affinché si preservino, dove tradizionalmente sono presenti, sia l’ambiente antropico sia la sua cultura. Il Parco quindi diventa una garanzia non soltanto per la protezione ambientale e la pubblicizzazione di una bellezza di territori, ma anche la forma più garantita per incentivare il mantenimento delle tradizioni locali con finanziamenti ed agevolazioni.
E’ miope e preoccupante pensare che lo sviluppo del Terminillo e dei Monti Reatini passi solo attraverso un massiccio ampliamento del bacino sciistico, come vorrebbe il progetto “Terminillo Superski”, anche perché questo esclude alla radice di progettare seriamente lo sviluppo integrato della filiera ambiente-cultura-turismo. Se il Parco nasce e si sviluppa, lo sci può svilupparsi insieme e grazie al Parco, ma sempre in equilibrio con gli obiettivi di tutela e di valorizzazione. Investire in grandi opere solo per lo sci di pista, è una strategia sbagliata in termini di costi ambientali (perdita della biodiversità, cementificazione e degrado del territorio quando non c’è la neve) e finanziari. Il Parco assicura benefici durevoli e diffusi, ha costi minori e garantisce un turismo tutto l’anno.
Il Parco rappresenta una strategia di offerta integrata e di marketing territoriale capace di intercettare un segmento di domanda turistica nazionale e internazionale, in crescita.
IL PARCO SARA’ LA VERA ETICHETTA DEL TERRITORIO DELLE TERRE ALTE DELLA PROVINCIA DI RIETI E DEL CENTRO D’ITALIA.
Ne beneficeranno i Comuni di: Rieti, Cittaducale, Castel S. Angelo, Borgo Velino, Antrodoco, Micigliano, Posta, Leonessa, Morro, Rivodutri, Poggio Bustone, Cantalice.
Vedi anche, http://www.cairieti.it/ParcoMonteTerminillo/Parco.htm
Io ho firmato !
Matteo
Appello raccolta firme Sviluppo Sostenibile: Ambiente Biodiversità Fiume Farfa Legambiente Bassa Sabina Provincia di Rieti
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Raccolta Firme per il fiume Farfa
APPELLO all’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio
dott. FILIBERTO ZARATTI
IL FIUME FARFA DEVE ESSERE TUTELATO
CHIEDIAMO CHE VENGA ISTITUITA UN’AREA PROTETTA DEL CORSO INFERIORE DEL FIUME FARFA nei Comuni di Castelnuovo di Farfa, Montopoli di Sabina e Fara in Sabina.
Per difendere un patrimonio naturale di tutti, per incentivare le attività economiche orientate alle produzioni di qualità ed al turismo rurale, le attività di ricerca ed educazione ambientale, per promuovere la fruizione pubblica degli ambienti naturali
Legambiente Bassa Sabina
Chiunque abbia a cuore il Fiume Farfa firmi e faccia firmare, questo Appello di Legambiente Bassa Sabina, usando il modulo in allegato e inviandone il contenuto a Sandro Mancini Presidente del circolo a questa email: cirano51@virgilio.it ,oppure contattandomi via email matteo_paoletti@alice.it o telefonicamente, cell 3384134543.
Modulo raccolta firme: Appello per il Farfa
Matteo
Appello raccolta firme Sviluppo Sostenibile: Ambiente Polo della logistica
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Appello per la raccolta di firme per fermare i lavori di costruzione del Polo della Logistica di Passo Corese
24 Settembre 2009
Ad Ottobre inizieranno i lavori per la costruzione del Polo della Logistica di Passo Corese.
L’area su cui dovrebbe sorgere il Polo della Logistica è un area che in gran parte è stata dichiarata dalla Regione Lazio “Parco Archeologico”, per la presenza di numerosissimi insediamenti, dai siti del paleolitico alle ville Romane.
Nel sottosuolo dell’area c’è anche una formidabile ed estesa rete sotterranea di acquedotti a percolazione che verrebbe distrutta.
L’area racchiude ancora il mistero della collocazione dell’abitato di Cures Sabini, di cui ci sono numerosissime tracce proprio nell’area che si vorrebbe devastare e poi cementificare.
L’area è alle porte della Sabina ed è un tipico paesaggio collinare che introduce armoniosamente nella Sabina interna.
I lavori prevedono lo sbancamento totale delle colline e circa sei milioni di metri cubi di capannoni: una quantità immensa di cemento e la distruzione completa dell’habitat naturale.
Nonostante sia un opera di grande e grave impatto ambientale per tutto il centro Italia, non è mai stata posta in essere una Valutazione Ambientale Strategica, come previsto dalla legge e di conseguenza neanche le forme di partecipazione dei cittadini alle decisioni che modificano il loro territorio.
Le conseguenze ambientali sarebbero devastanti, togliendo anche ogni possibilità alla Sabina di uno sviluppo turistico/ambientale: i turisti troverebbero uno sfacelo ambientale proprio all’inizio del territorio Sabino.
Per i numerosi punti oscuri della vicenda chiediamo che vengano fermati i lavori e che sia convocata dalla Regione Lazio al più presto una conferenza di tutti gli abitanti della Sabina, aperta alla partecipazione di esperti indipendenti nei campi interessati: archeologi, agronomi, operatori turistici, economisti, geologi, giuristi ed esperti dell’impatto ambientale.
Vi invitiamo a firmare questo appello mandando la vostra adesione alla nostra casella email comitatosabino@gmail.com scrivendo: aderisco alla raccolta di firme.
Vi invitiamo a diffondere urgentemente questo appello a tutte le persone che in questi tempi bui possono avere ancora a cuore uno sviluppo armonioso del territorio.
http://www.sabinafutura.it
http://comitatosabino.forumfree.net
http://www.facebook.com/No alla cementificazione selvaggia della Sabina, per uno sviluppo armonioso
Il Giornale di Rieti – Leggi l’articolo: http://www.ilgiornaledirieti.it
Il libro bianco sull’Asi :http://telesabina.altervista.org/emergenze/libro-asi-pdf-2.pdf






