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‘U PAPADIA


04 mar

“…La Peronòspera è un “parassita” che ti fa cadere in stato di apatìa e ti convinci (sbagliando) che le cose, ….cusì suntu e cusì hannu rimanire, puru ca su’ fiacche….” (‘u Papadia)
“Peronòspera” è il termine che ‘U PAPADIA, cantastorie salentino, usa per definire la “patologia cronica asintomatica” presente nel DNA del popolo Salentino.
E’ su questo tema che nasce il progetto musicale La Peronòspera con cui ‘U PAPADIA sta diventando sempre di più uno degli emblemi artistico-creativi del Salento in Italia, con uno spettacolo dal vivo il cui genere viene definito dallo stesso autore “Originale_Terra_Russa_Rock” e un repertorio di canzoni che parlano di personaggi veramente “malati” di “Peronòspera”, conosciuti durante una vita trascorsa sulle strade, nei mercati, nelle campagne, all’estero, dove anch’egli , irrimediabilmente “malato”, è nato.
Lo spettacolo è travolgente, il pubblico si incuriosisce immediatamente e diventa complice, ‘u Papadia sul palco non si risparmia u Papadia sul palco non si risparmia è come “la Tramontana”, che batte forte e SPRICULA TUTTU! (uhh lu vientu quira sira!!) Alterna ritmi veloci e lenti, dialetto salentino, italiano e lingue straniere e, con grande ironia, trascina tutti in un irresistibile DIVERTIMENTO, un GALVANIZZANTE VACCINO ANTI-PERONOSPERA
Ad un live-set di strumenti musicali essenziale (voce, chitarre, basso e batteria,tamburello) si aggiungono oggetti trovati e diventati strumenti musicali per l’occasione (marranzani, saxotone, rullandoro, kazoo, pentole e buatte), un mix di sonorità moderne e antiche che rendono omaggio alle radici del cantante.
La Peronòspera è una musica che viaggia come una littorina lungo tutto il Salento, ‘u Papadia “ve la cunta e ve la canta” con voce pulita, vibrante, liquida-salata.
I testi delle canzoni sono pura poesia, fatti di verità, parole scarne e semplici, quelle usate dai salentini nella vita quotidiana per comunicare sentimenti di protesta, rabbia, amore, preghiera, imprecazioni (Mannaggia Santu Nuddu!) rivolte a padroni, Dio e i santi, donne beddhe.
“…Ed ecco che il formidabile concerto di ‘u Papadia si trasforma in un rito salvifico, in una redenzione, in una catarsi permeata di rabbia ma illuminata dall’ironia, e immersa nell’eros che solo le donne salentine possono offrire…” (S. Mannucci – Il Tempo)
La Littorina-Rock è già partita e arriverà puntuale a ogni stazione in cui c’è da “caricare” gente che si sente La Peronòspera “addosso”!
Salite a bordo ora, il biglietto è pagato!! ….. vi aspetta il “capo-treno” arraggiato, a tratti scoraggiato, ma mai rassegnato…‘U PAPADIA!

E’ stato “sequenziato” il genoma de “LA PERONOSPERA”!!!
La più prestigiosa rivista scientifica al mondo “Nature” ha pubblicato i risultati di un’equipe di scienziati Salentini del campo della genetica molecolare che , dopo una lunga e faticosa sperimentazione durata 150 anni (dal 1861), effettuata su un gruppo di donne e uomini salentini, è riuscita a sequenziare l’intero genoma di uno dei più famosi agenti patogeni della storia umana, quello della PERONòSPERA.
La nuova mappa genetica consentirà di spiegare perché il patogeno sia così aggressivo, virulento e persistente.
I risultati della ricerca dimostrano che oltre il 99% del popolo Salentino è affetto da Peronòspera sin dalla nascita e che, essendo la causa di natura genetica, la patologia non è curabile ma sono stati sperimentati alcuni rimedi molto efficaci che renderanno le condizioni di vita più che accettabili. Tra questi:

1) Rimedio farmacologico (solo con ricetta medica) : MINISTRAFILI TIE! (in polvere).
Posologia: un cucchiaino da caffè sciolto in “mezzo quinto” di vino Primitivo o Negramaro 3 volte al dì prima, dopo e durante i pasti. (il mezzo quinto è l’unità di misura usata dai “putecari” salentini)
2) Rimedio musico-terapeutico: la musica più efficace durante la sperimentazione si è rivelata l’originale TERRA-RUSSA ROCK de ‘U PAPADIA (noto folk-singer salentino, nonchè primo volontario su cui è stata fatta la sperimentazione e colui che ha inventato la polvere di MINISTRAFILI TIE!)
3) Rimedio spirituale: per un sostegno spirituale rivolgersi a SANTU NUDDU, diventato il santo protettore dei salentini affetti dalla Peronòspera (praticamente di tutti). Si consiglia di evitare di chiedere miracoli. In definitiva: ‘IUTATIVE CA SANTU NUDDU VE ‘IUTA!
Sito Web
http://www.wix.com/laperonospera/upapadia

22 Miliardi di euro in Alta Velocità!


29 feb

Alta Voracità??!!

Un grande corridoio ad alta velocità per i mercì! paga il cittadino!

Quella è una grande opera, quella dell’universo…

Ma voi sbrigatevi a scavare i tunnel nella terra, la gente ha fretta di sprecare.

Reclamano gli scaffali dei supermercati in Italia, siamo tutti vuoti!!!

Ma tte o

MuD


22 feb

I MuD si formano nell’estate del 2004, in Abruzzo, nella Val Vibrata (TE), grazie all’idea di Frank(batteria), Dedo(chitarra) e Mauro a.k.a.AldoHC(voce), uniti dalla passione x le sonorità pesanti e spinti dalla voglia di suonare. Successivamente si aggiungono Garçon alla seconda chitarra e Panino e Ilaria al basso.
Web:
http://www.myspace.com/mud04
http://www.reverbnation.com/mud04

NEW ALBUM “VIOLENCE AGAINST VIOLENCE” OUT NOW !!!!

Italia Underground Metal —–> http://www.undergroundmetalitalia.com

è come sentire il bisogno d’urti d’effervescenze!

Matteo

Democrazia partecipativa per i beni comuni


12 feb

Il 28 Gennaio c’è stato il “Forum dei Comuni per i beni comuni” (Teatro Politeama, via Monte di Dio, Napoli). Assemblea costituente della rete degli amministratori locali per i beni comuni”. Lo scopo è difendere il patrimonio pubblico dalla rapacità del mercato e delle multinazionali. Protagonisti saranno amministratori provenienti da tutta Italia, movimenti, associazioni, cittadine e cittadini. Quattro i tavoli tematici: Economia del territorio e degli enti locali; Beni comuni, servizi pubblici, democrazia partecipativa; Welfare, diritti, politiche dell’immigrazione e lavoro; Ambiente e nuovi modelli urbani.

http://www.forumperibenicomuni.it/

L’intervento della direttrice Norma Rangeri in avvio dei lavori. Poi la discussione e il confronto fra gli amministratori e i rappresentanti di cittadini, associazioni, centri sociali su economia, beni comuni e servizi, welfare e diritti, migranti e lavoro, ambiente e modelli urbani.

Sala piena al teatro Politeama di Napoli per l’apertura del Forum dei beni comuni. Il sindaco De Magistris, che ha dovuto presenziare all’inaugurazione dell’anno giudiziario, manda un saluto alla platea che già dalle 10 ha iniziato ad affollare gli spalti. Arriverà poi al Maschio Angioino per supervisionare i tavoli tematici e nuovamente alle cinque per le conclusioni e il dibattito insieme al governatore della Puglia Nichi Vendola, ai sindaci Massimo Zedda (Cagliari), Giuliano Pisapia (Milano), Michele Emiliano (Bari), Giorgio Orsoni (Venezia), Virginio Merola (Bologna) e Nicola Zingaretti presidente della provincia di Roma,
L’apertura dei lavori è della nostra direttrice Norma Rangeri insieme all’assessore ai beni comuni Alberto Lucarelli. Non una presenza formale quella del manifesto che ha sostenuto l’evento, ma una condivisione d’intenti e impegno nella discussione politica convinti, fin dal primo momento, che l’esperimento Napoli, come quello di Milano, sia una grande risorsa da preservare.
“Abbiamo avuto la grande ambizione dare voce a questo movimento – dice Rangeri – ci siamo impegnati nella battaglia per i beni comuni quando a crederci erano in pochi, e l’abbiamo fatto perché avevamo capito le potenzialità di questa sfida”. Poi la direttrice ricorda il ruolo svolto dal manifesto anche nello smascherare gli intenti del governo che tramite il comma 25 avrebbe di fatto annullato il referendum di giugno, ma anche reso impossibile il ricorso delle aziende speciali: “L’abbiamo combattuta nel silenzio e l’abbiamo vinta” dice ai benecomunisti napoletani che ascoltano in silenzio. E’ una giornata importante per la città, lo si percepisce anche dai contatti che ha avuto il sito dell’iniziativa, 13mila, e i partecipanti iscritti ai tavoli tematici, oltre 3mila.
“Sono d’accordo con il sindaco De Magistris – prosegue Rangeri – quando in una recente intervista al nostro giornale ha detto che quella dei beni comuni è il cuore della politca del terzo millenio. Il laboratorio Napoli, la democrazia partecipata delle assise può essere il carburante per rimettere in piedi la democrazia”. Per la direttrice, infatti, dopo la sconfitta elettorale della sinistra arcobaleno, oggi sta nascendo un nuovo modo di fare politica: “I beni comuni rivoluzionano i paradigmi economici in una radicale revisione delle strutture giuridiche, delle forme di rappresentaza per una visione nuova della democrazia”.
Poi l’affondo a chi dovrebbe raccogliere questa sfida e per il direttore non ci sono dubbi: “Una sola grande sinistra che supera le alchimie dei partiti. Il problema non è nei cittadini ma di chi gestisce la politica. Basta con la disgregazione e la politica della sinistra da bar, l’importante è cosa saremo in grado di proporre nel dopo Monti”. Due soli appunti al Forum napoletano, la poca presenza al femminile e la mancanza di un tavolo sull’informazione. Quanto alle poche donne presenti ai tavoli tematici Norma bacchetta gli organizzatori spiegando che “non si tratta di riequilibrio di genere ma della consapevolezza del rilievo teorico e politico che la battaglia delle donne hanno prodotto”. Per la direttrice insomma “manca elemento di fondo nella tematica bene comuni che ci consenste di mettere in discussione non solo lo spread ma le relazioni personali e di potere”. Quindi riguardo al ruolo dell’informazione, ma anche sul futuro del manifesto dice: “Non è un caso che si tralasci di mettere al centro il ruolo dell’informazione, non è un caso perché se la sinistra non fosse stata debole non avremmo mai avuto Berlusconi al governo per 17anni. La qualità della democrazia e la qualità informazione camminano insieme. Oggi sono sotto attaccco i giornali senza padroni, il manifesto tra qualche settimana potrebbe non esserci più. Liberazione ha già chiuso e noi dobbiamo decidere se assistere rattristati a questo funerale o battagliare. Per questo voglio lanciare un appello affinché la libertà di stampa sia anch’essa un bene comune”.
L’appello viene subito raccolto da Lucarelli: “Il manifesto è stato il primo a sostenerci ad aiutarci in battaglie importanti nell’affermazione dei diritti nel paese. E bisogna fare tutto perché un giornale così autorevole continui a esistere”. Partono gli applausi quindi l’assessore prosegue con la relazione ricordando la sfida di questa amministrazione a partire dall’acqua pubblica, che Napoli unica e prima in Italia gestisce con un impresa totalmente comunale: “Stiamo attuando solo quello che 27 milioni di cittadini hanno voluto il 12 giugno. Ma noi abbiamo un compito ambizioso reagire a quanti vogliono trasfromare la democrazia locale in luogo di speranze negate fiduciosi e fare in modo che dalla democrazia partecipata possa partire un programma di riscatto e riconquista delle dignità negate”. Per Lucarelli bisogna esprimere una netta discontinuità rispetto al passato e per farlo occorre lavorare a un intreccio forte tra democrazia locale e partecipativa: “Bisogna trovare su temi interesse generale e pubblico una piattaforma di valori condivisi e proposte da portare avanti anche attraverso conflitto su scala nazionale. Questo – dice – è anche il senso del primo Forum per la valorizzazione dei beni comuni declinati e una partecipazione democratica rinnovata, in grado di reagire alla tirannia sovranità-proprietà, alla mistificazione della rappresentanza e alla dittatura della delega”.
Tra la folla l’ex parlamentare Giacomo Russo Spena, Tutti gli assessori della giunta di Palazzo San Giacomo, il vice sindaco, i rappresentati della dirigenza Fiom, associazioni, l’Usb, i rappresentati di Sel, Prc, gli attivisti di Insurgencia, tantissimi cittadini che hanno risposto con un lunghissimo applauso a questo primo step. Tutti poi si sono incamminati verso il Castel Nuovo per l’avvio della sessione pomeridiana.

E’ una rincorsa continua per tenere il passo con tutti i tavoli tematici del Forum, dislocati in ambienti diversi e simultanei, impossibili da seguire contemporaneamente sia per la complessità dei temi trattati, sia per l’importanza delle istanze da presentare in seguito a governo e presidente della Repubblica. Per questo ai cittadini è stato chiesto in precedenza di far pervenire le proprie adesioni, compiendo una scelta anticipata. Così oggi il Forum ha funzionato senza intoppi.
Lo si vede già dal flusso di persone che transitano in piazza Municipio, pizze da asporto, tablet, blocchetti di appunti, affrettandosi e “infiltrandosi” da una sala all’altra per saperne di più. C’è mezza politica cittadina, locale e nazionale della sinistra che conta; Paolo Ferrero, segretario del Prc, si aggira da auditore tra la folla. Ma ci sono soprattutto loro, i cittadini con la voglia e il vizio della democrazia partecipata. Così il viavai di persone che discutono del Forum passando da un marciapiede all’altro è l’immagine di questa giornata produttiva.
Economia del territorio e degli enti locali (Beppe Caccia, Giulio Marcon, Ugo Marani, Riccardo Realfonzo), Beni comuni, partecipazione e servizi pubblici (Ugo Mattei, Gianfranco Bettin, Paul Ginsborg, Alberto Lucarelli, Nicoletta Pirotta, Massimo Rossi), Politiche del welfare, diritti, politiche dei migranti e del lavoro (Franco Rotelli, Nicola Grigion, Sergio D’Angelo, Francesca Redavid). Altrettanto partecipato quello nella giunta di Palazzo San Giacomo su Ambiente e nuovi modelli urbani (Guido Viale, Andrea Alzetta, Monica Frassoni, Tonino Perna, Tommaso Sodano). Un patto contro il patto di stabilità” è per esempio la proposta dell’assessore al bilancio Riccardo Realfonzo Proprio lui che rispettando le regole sul rispetto del budget ha fatto guadagnare al comune di Napoli un tesoretto da 70milioni di euro, ritene che così non si può andare avanti: “C’è bisogno di un patto – dice alla sala – che possa contribuire ad imporre dal basso una politica economica diversa e un profondo ripensamento sul palinsesto macroeconomico europeo. Un ripensamento che possa restituirci un’Europa dei beni comuni e dei diritti e che rimetta al centro lavoro e dignità”. Un tema quest’ultimo condiviso anche nel gruppo sul welfare, dove Francesca Redavid, che ha sostituito il segretario della Fiom Maurizio Landini, influenzato, ricorda le condizioni di lavoro alla Fiat. Il referendum Pomigliano che ha azzerato i diritti in fabbrica, ha espulso il sindacato dei metalmeccanici Cigl dagli stabilimenti ed è destinato ad allargarsi a macchia d’olio. La Redavid racconta, infatti, dell’assemblea all’Iveco di Brescia, dove proprio Landini è stato costretto a parlare con gli operai all’altoparlante fuori dai cancelli della fabbrica. “Se al lavoro per 8 ore sei senza diritti – conclude la dirigente Fiom – come fai a difenderli fuori? Così è il caso di combattere, ma invece di aspettare risposte dalla politica tradizionale l’idea è quella di estendere il modello Napoli al paese. A questo proposito nell’antisala dei Baroni Paul Ginsborg mette in guardia i benecomunisti partenopei, quasi a dire che la democrazia partecipata non è un pranzo di gala: “Funziona per i cittadini istruiti e attivi, ma l’obiettivo è di creare le condizioni perché tutti ne usufruiscano”. Di sicuro l’esperienza di queste ore nel capoluogo campano potrebbe fare da apripista non solo a una concezione rinnovata della gestione amministativa dei territori, ma anche a rendere tutti residenti di una comunità attiva. E basta vedere anche il numero degli iscritti a parlare ad ogni tavolo tematico, dai 35 ai 50 cittadini che vogliono avere voce nel processo decisionale.
Dalle 17, tutti di nuovo al Politeama per il gran finale con la discussione dei sindaci sul futuro del paese, le conclusioni del padrone di casa Luigi De Magistris e la promessa di organizzare a breve un secondo forum.

Fonte:http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6366/

Di Rieti chi c’erà? bubbusettete?

Matteo

Pinocchio – Clyde e la sua Banda


06 feb

Da: skartoonParty | 28/ago/2011 | 2418 visualizzazioni
il nostro personalissimo omaggio a tutti i “pinocchi” cinematografici e non… un particolare ringraziamento a Mangiafuoco per l’introduzione….

www.clydeelasuabanda.it – info@clydeelasuabanda.it

Clyde e la sua Banda nasce nel 2001 dalla passione di cinque amici per i cartoni animati.
Dopo vari avvicendamenti nella line up e numerose esperienze live, nel 2006 la band decide di dare una svolta fondendo i ritmi dello ska/reggae con quelli delle colonne sonore dei loro eroi preferiti.
L’esperimento riesce, diverte, coinvolge.
E allora non si ferma più!

www.clydeelasuabanda.it

Clyde and his Band was founded in 2001 by five friends passion for cartoons. After several rotations and extensive experience in the line up live, in 2006 the band decided to make a change by merging the rhythms of ska / reggae with those of the soundtracks of their favorite cartoon heroes. The experiment is successful, fun, involves. So it will not stop!

La Fabbrica delle Guerre democratiche, l’amica Libia


01 feb

PIOGGIA DI BOMBE ITALIANE SULLA LIBIA

ANTONIO MAZZEO: in questo articolo pubblicato ieri dal Manifesto riferisce che l’aviazione italiana ha sganciato bombe e missili per 260 milioni di euro durante la guerra civile libica. Sconosciuti obiettivi e bilancio vittime (civili?)

Russian military, monitoring the unrest in Libya via satellite, says airstrikes on Benghazi did not take place


I Militari Russi, attraverso il sistema di monitoraggio satellitare, sostengono che in Libia, non ci sarebbero stati attacchi aerei su Bengasi e sui civili, da parte delle forze lealiste di Gheddafi.

http://rt.com/news/airstrikes-libya-russian-military/

Roma, 8 gennaio 2012, Nena News – «Le operazioni condotte nel 2011 sui cieli libici hanno rappresentato per l’Aeronautica Militare italiana l’impegno più imponente dopo il secondo conflitto mondiale». È orgogliosissimo il capo di stato maggiore delle forze aeree, generale Giuseppe Bernardis. L’Italia repubblicana ha conosciuto i teatri di guerra dell’Iraq, della Somalia, del Libano, dei Balcani, dell’Afghanistan e del Pakistan, ma mai avevamo sganciato tante bombe e tanti missili aria-terra come abbiamo fatto in Libia per spodestare e consegnare alla morte l’ex alleato e socio d’affari Muammar Gheddafi.

Una guerra-record di cui sarebbe meglio non andare fieri: secondo i primi dati ufficiali – ancora parziali – i nostri caccia-bombardieri hanno martellato gli obiettivi libici con 710 tra bombe e missili teleguidati. 520 bombe e 30 missili da crociera a lunga gittata li hanno lanciati i Tornado e gli AMX dell’aeronautica; 160 testate gli AV8 Harrier della marina militare. Conti alla mano si tratta di quasi l’80% delle armi di «precisione» a guida laser e Gps in dotazione alle forze armate. Un arsenale semi-azzerato in poco più di 180 giorni di conflitto; il governo ha infatti autorizzato i bombardamenti solo il 25 aprile 2011.

«Le munizioni utilizzate dalle forze aeree italiane sono state le bombe GBU-12, GBU-16, GBU-24/EGBU-24, GBU-32, GBU-38, GBU-48 e i missili AGM-88 HARM e Storm Shadow, con una percentuale di successo superiore al 96%», elenca diligentemente lo stato maggiore dell’aeronautica. Inutile chiedere cosa o chi sia stato colpito nel restante 4% degli attacchi. Dettagliata è invece la descrizione nel documento del 6 giugno 2011 delle caratteristiche tecniche di questi strumenti di distruzione e di morte. «I sistemi d’arma a guida laser sono stati sviluppati negli anni ‘80 con i primi test eseguiti dalla Lockheed Martin e sono stati utilizzati nei più recenti conflitti, dalla guerra del Golfo alle operazioni sui Balcani, Iraq e Afghanistan», scrivono i comandanti delle forze aeree. «La GBU-16 è un armamento a guida laser Paveway II, basato essenzialmente su bombe della serie MK83 da 495 kg. Della stessa famiglia di ordigni fa parte la GBU-12 (corpo bomba MK82, 500 libbre). La GBU-24 è invece un armamento basato essenzialmente sia sul corpo di bombe della serie MK da 907 kg. che delle bombe penetranti BLU-109 modificate con un kit per la guida laser Paveway III. Sviluppato per rispondere alle sofisticate difese aeree nemiche, scarsa visibilità e limitazioni a bassa quota, l’armamento consente lo sgancio a bassa quota e con una capacità di raggio in stand off (oltre 10 miglia) tale da ridurre le esposizioni». Ancor più sofisticate le bombe GBU-24/EGBU-24, guidate con doppia modalità Gps e laser e usate «per distruggere i più resistenti bunker sotterranei» e le GBU-32 JDAM (Joint Direct Attack Munition) da 1.000 e 2.000 libbre, lanciabili in qualsiasi condizioni meteo, sino a 15 miglia dagli obiettivi, «per ingaggiare più target con un singolo passaggio».

«Lo Storm Shadow è un missile aviolanciabile con telecamera a raggi infrarossi a guida Gps che può colpire obiettivi di superficie in profondità, a prescindere dalla difesa aerea, grazie alle sue caratteristiche stealth», recita il report dell’aeronautica. Sviluppato a partire dal 1997 dalla ditta inglese MBDA, il vettore è lungo 5 metri, pesa 1.300 kg, ha un raggio d’azione superiore ai 250 km e può trasportare una testata di 450 kg. «È utilizzabile contro obiettivi ben difesi come porti, bunker, siti missilistici, centri di comando e controllo, aeroporti e ponti. La carica esplosiva è infatti ottimizzata per neutralizzare strutture fisse corazzate e sotterranee». Le coordinate del target e la rotta di volo dello Storm Shadow vengono pianificate a terra e successivamente inserite all’interno del missile durante la fase di caricamento sul velivolo. L’altro missile aria-superficie impiegato dai caccia italiani è l’AGM-88 HARM (High-speed Anti Radiation Missile) della Raytheon Company, ad alta velocità e un raggio d’azione di 150 km, in grado di individuare e «sopprimere» i radar nemici.

Secondo il generale Bernardis, nei 7 mesi di operazioni in Libia, «i velivoli dell’Aeronautica Militare italiana hanno eseguito 1.900 missioni con oltre 7.300 ore di volo, pari al 7% delle missioni complessivamente condotte dalla coalizione internazionale a guida Nato». Attacchi e bombardamenti sono stati appannaggio dei caccia-bombardieri Tornado versione IDS (Interdiction and Strike) del 6° Stormo di Ghedi (Brescia) e dei mono-reattori italo-brasiliani AMX del 32° Stormo di Amendola (Foggia) e del 51° Stormo di Istrana (Treviso). Per la «soppressione delle difese aeree» e il controllo della no-fly zone sono stati impiegati i Tornado ECR (Electronic Combat Reconnaissance) del 50° Stormo di Piacenza, i caccia-bombardieri F-16 del 37° Stormo di Trapani-Birgi e gli Eurofighter 2000 del 4° Stormo di Grosseto e del 36° di Gioia del Colle (Bari). «L’Ami ha pure impiegato i velivoli da trasporto C-130 Hercules, i tanker KC-130J e Boeing KC-767 per il rifornimento in volo e, nelle ultime fasi del conflitto, gli aerei a pilotaggio remoto Predator B per missioni di riconoscimento».

Sui cieli libici hanno pure fatto irruzione un velivolo G.222VS «per la rilevazione e il contrasto delle emissioni elettromagnetiche» e un C-130 per quella che è stata definita dal comandante di squadra aerea, Tiziano Tosi, come una «PsyOP – Psycological Operation», finalizzata a «influenzare la coscienza e la volontà della popolazione interessata». Su Tripoli e altre città libiche sono stati lanciati centinaia di migliaia di volantini, il testo concordato con il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi: «La Libia è una e la sua capitale è Tripoli», «Vi chiediamo di unirvi tutti e prendere la decisione giusta e saggia. Unitevi alla nostra rivoluzione. Costruiamo la Libia lontano da Gheddafi. Libia unificata, libera, democratica».

Quasi tutti i velivoli da guerra italiani sono stati schierati sulla base aerea di Trapani nell’ambito del Task Group Air Birgi, da cui dipendevano anche gli aerei senza pilota Predator B, operanti però dallo scalo pugliese di Amendola. Pisa e Pratica di Mare, gli aeroporti per le operazioni dei velivoli da trasporto o rifornimento. «Le operazioni d’intelligence, sorveglianza e ricognizione sono state effettuate grazie alla disponibilità di speciali apparecchiature elettroniche Pod Reccelite in dotazione ai Tornado e agli AMX», scrive ancora lo stato maggiore. «Sugli oltre 1.600 target di ricognizione assegnati ai velivoli italiani, sono state realizzate più di 340.000 foto ad alta risoluzione, mentre circa 250 ore di filmati sono stati trasmessi in tempo reale dai Predator B».

Le missioni di attacco al suolo sono state pianificate e condotte «contro obiettivi militari predeterminati e definiti, o contro target dinamici nell’ambito di aree di probabile concentrazione di obiettivi nemici». Probabile, non certa… E gli effetti collaterali si confermano elemento integrante delle strategie di guerra del Terzo millennio…

I condottieri dell’aeronautica militare forniscono infine la percentuale delle ore di volo relative alle differenti tipologie di missione: il 38% ha riguardato pattugliamenti e «difese aeree» (DCA); il 23% attività di «sorveglianza e ricognizione» (ISR); il 14% l’attacco al suolo contro «obiettivi predeterminati» (OCA); l’8% la «neutralizzazione delle difese aeree nemiche» (SEAD); un altro 8% il rifornimento in volo (AAR); il 5% la «ricognizione armata e l’attacco a obiettivi di opportunità» (SCAR); il restante 4% «la rilevazione e il contrasto delle emissioni elettromagnetiche» (ECM). Come dire che ogni 4 velivoli decollati, uno serviva per colpire, ferire, uccidere.

Anche la marina militare ha fornito dati numerici sull’intervento dei propri mezzi in Libia. 8 aerei a decollo verticale AV8 B Plus Harrier, stazionati sulla portaerei Garibaldi, hanno effettuato missioni di interdizione ed attacco per complessive 1.223 ore, utilizzando i missili aria-aria a guida infrarossa AIM-9L Sidewinder, quelli a medio raggio a guida laser AMRAAM, gli aria-terra Maverick e le bombe del tipo Mk82 ed Mk20. Una trentina gli elicotteri EH-101, SH-3D ed AB-212 assegnati ad Unified Protector, per complessive 3.311 ore di volo. 3500 gli uomini e le donne imbarcati su due sottomarini (Todaro e Gazzana) e 14 unità navali (di cui 3, Etna, Garibaldi e San Giusto, utilizzate in periodi diversi come sedi del comando per le operazioni marittime Nato).

Come sen non bastasse, i vertici delle forze armate fanno sapere che l’80% circa delle missioni aeree alleate sono partite da 7 basi italiane (Amendola, Aviano, Decimomannu, Gioia del Colle, Pantelleria, Sigonella e Trapani Birgi). «In questi aeroporti, l’Aeronautica Militare ha assicurato il supporto tecnico e logistico, sia per gli aerei italiani sia per i circa 200 aerei di 11 paesi della Coalizione internazionale (Canada, Danimarca, Emirati Arabi Uniti, Francia, Giordania, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Turchia), schierati sul territorio nazionale. In sostanza, il personale e i mezzi della forza armata sono stati impegnati in maniera continuativa per fornire l’assistenza a terra, il rifornimento di carburante, il controllo del traffico aereo, l’alloggiamento del personale, ecc.».

Piattaforma avanzata per il 14% di tutte le sortite aeree di Unified Protector, lo scalo siciliano di Trapani, da cui sono transitati pure 300 aerei cargo e circa 2.000 tonnellate di materiale. Dalla Forward Operating Base (FOB) di Birgi, uno dei 4 centri di cui dispone la Nato nello scacchiere europeo, hanno operato anche gli aerei radar AWACS, «assetti essenziali alle moderne operazioni aeree per garantire una efficace capacità di comando e controllo». Lo stato maggiore dell’aeronautica ricorda infine «l’importante supporto di personale specializzato nel campo della pianificazione operativa offerto ai vari livelli della catena di comando e controllo Nato, attivata in tutta Italia», all’interno del Joint Force Command di Napoli e del Combined Air Operation Center 5 di Poggio Renatico (Ferrara).

No comment invece sul costo finanziario sostenuto per le 3000 missioni e le oltre 11.800 ore di volo dei velivoli italiani impiegati nella guerra alla Libia. Possibile però azzardare una stima di massima tenendo conto delle spese per ogni ora di missione dei caccia-bombardieri (secondo Il Sole 24Ore, 66.500 euro per l’ Eurofigher 2000, 32.000 per il Tornado, 19.000 per l’F-16, 11.500 per il C-130 Hercules e 10.000 per l’Harrier). Prendendo come media un valore di 20.000 euro e moltiplicato per il numero complessivo di ore volate, si raggiunge la spesa di 236.220.000 euro. Vanno poi aggiunti i costi delle armi di «precisione» impiegate (dai 30 ai 50.000 euro per le bombe a guida laser e Gps, dai 150.000 ai 300.000 per i missili «intelligenti»). Limitandosi ad un valore medio unitario di 40.000 euro, per le 710 munizioni sganciate sul territorio libico il contribuente italiano avrebbe speso non meno di 28.400.000 euro. Così, solo per «accecare» radar, intercettare convogli e bombardare a destra e manca abbiamo sperperato non meno di 260 milioni. Fortuna che c’era la crisi. Nena News

Fonte:

http://nena-news.globalist.it/?p=16197

MILK WHITE


29 gen

http://it-it.facebook.com/milkwhitemusic

Genere
WHITE garage / blues wave / NO wave wow
Membri
Black Feather Erika (six strings and vox )
Stef ( six strings )
Claudio ( drums )
Città natale
Roma
Etichetta discografica
CoseComuni
Posizione attuale
Roma
General Manager
METATRON GROUP: pietro@metatrongroup.com;elena@metatrongroup.com
Sito Web
http://www.myspace.com/milkwhite1
Contatto stampa
BLACKPOIS PROMOTIONS: antonella@antonellalavini.com

PS:————-Ma dove è sparito Galadini??

Rare volte sorprende l’Underground, anche in Italia

Matteo

NOWAR: China Joins Russia, Orders Military To Prepare For World War III


24 gen

Premesso che osservo il colorare dei tramonti e delle albe, ascolto le vibrazioni dell’amore, adoro la musica.

NOWAR:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::NOWAR:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::NOWAR

A grim Ministry of Defense bulletin issued to Prime Minister Putin and President Medvedev today states that President Hu has “agreed in principal” that the only way to stop the West’s aggression led by the United States is through “direct and immediate military action” and that the Chinese leader has ordered his Naval Forces to “prepare for warfare.”

Hu’s call for war joins Chinese Rear Admiral and prominent military commentator Zhang Zhaozhong who, likewise, warned this past week that: “China will not hesitate to protect Iran even with a Third World War,” and Russian General Nikolai Makarov who grimly stated last week: “I do not rule out local and regional armed conflicts developing into a large-scale war, including using nuclear weapons.”

A new US intelligence report has also stated that China has up to 3000 nuclear weapons compared with general estimates of between 80 and 400. To further pour more gasoline on the fire, the Washington Times has just reported that North Korea is making missile able to hit the US.

The raising of global tensions between the East and West was exploded this past fortnight when Russian Ambassador Vladimir Titorenko and two of his aides retuning from Syria were brutally assaulted and put in hospital by Qatar security forces allegedly aided by CIA and British MI6 agents attempting to gain access to diplomatic pouches containing information from Syrian intelligence that the United States was flooding Syria and Iran with the same US-backed al Qaida mercenaries who toppled the Libyan government.
Fonte:http://www.eutimes.net/2011/12/china-joins-russia-orders-military-to-prepare-for-world-war-iii/
http://www.eutimes.net/2011/12/chinese-general-threatens-us-with-world-war-3-over-iran/

Cina e Russia contro Usa: “Attaccate l’Iran? Noi entriamo in guerra”

PECHINO – Durissimo monito della Cina agli Usa e ai suoi alleati: nel caso in cui l’Iran verra’ attaccato da Washington e qualunque altro paese, Pechino entrera’ subito in azione scegliendo l’opzione militare a favore di Teheran. L’ha detto il presidente cinese Hu Jintao citato da ‘European Union Times’, organo del Pentagono. A confermare la notizia e’ stato per primo il premier russo, Vladimir Putin, che ha menzionato le parole del capo di stato di Pechino secondo cui l’unica via per fermare l’aggressione occidentale all’Iran e’ quella militare; la Cina adottera’ misure di rappresaglia contro ogni azione ostile alla Repubblica islamica. Le forze marine della Cina sono attualmente in stato di massima allerta dietro l’ordine dello stesso Hu Jintao, il quale secondo Fars News, in un incontro con i capi dell’esercito del suo paese ha promesso di sostenere l’Iran ad ogni costo correndo persino il rischio di entrare nella terza guerra mondiale.

Agenzia iraniana Fars News.
http://www.farsnews.com/newstext.php?nn=13900921001226

Buddy Whittington: I Love You More Everyday


23 gen

Collevecchio, Teatro Comunale, 14 novembre 2009. “I Love You More Everyday”, brano preso dalla discografia di Freddie King, è incluso nell’album “In the Palace of the King” di John Mayall, dove Buddy suonava la chitarra e duettava vocamente con Mayall. Che sia sul palco del Madison Square Garden o su quello del teatrino di un paese del reatino Buddy da sempre il massimo. Prova di grande cuore e rispetto per la gente, non divisa in serie A, B o C. Rispetto al concerto della sera prima al Crossroads, Buddy e il suo spettacolare trio hanno rivoluzionato la scaletta mettendo molti brani d’atmosfera, blues “strappacore” e meno scariche di adrenalina travolgente.
Riprese amatoriali di Guido Bellachioma.

E’ stato un piacevole concerto! Matteo

RIFIUTA LA DISCARICA POLVERINI


20 gen

Manifestiamo insieme per la legalità

SABATO 21 GENNAIO ORE 9:30

Partenza da P.le degli Eroi a Riano.

http://www.coordinamentorifiutizeroperillazio.it/

Polverini vara il Piano Rifiuti Lazio, previste discariche e inceneritori.
Cittadini e comitati verso il referendum.

Campania: De Magistris dice di no agli inceneritori http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/11/23/news/de_magistris
Delibera del Comune di Napoli; “Rifiuti Zero” www.comune.napoli.it/RifiutiZero

Ps: ho sentito dire in giro che Fabio Melilli, PPREsiente della prov. di Rieti non crede alla strategia Rifiuti Zero… “che è sta ca…ta” dei Rifiuti Zero…ma dddaiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, dagli un’occhiatina è!

Ma che cosa vi aspettavate dalla giunta della finta sindacalista missina, i fiori nei cannoni?

Matteo