Archive for dicembre, 2011

L’Italia che ripudia la Guerra:


26 dic

20 Miliardi di euro pubblici per 131 Cacciabombardieri atomici F35

Scheda tecnica “F-35 Lightning II” (Joint Strike Fighter)
http://www.nof35.org/doc/scheda_tecnica

Il Governo ha chiesto e ottenuto ormai molti mesi fa un parere favorevole al Parlamento, in poco tempo e senza praticamente dibattito, per l’acquisto di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fightes che potrebbero impegnare il nostro paese fino al 2026, con una spesa complessiva di programma di quasi 16 miliardi di euro.

L’acquisto di questi caccia sarebbe una decisione irresponsabile sia per la politica di riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinante ad un programma sovradimensionato nei costi sia per la sua incoerenza (un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari!) con le autentiche missioni di pace del nostro paese.
In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali e per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali, destinare 16 miliardi di euro (oltre 14 per la fase di acquisto ancora da deliberare) alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del paese.

Al momento sono stati stanziati circa 800 milioni per la costruzione dell’impianto di Cameri (Novara) in cui gli F35 verranno assemblati, con un contratto di 185 milioni già firmato per il primo lotto. Nella legge di stabilità 2010 sono poi già presenti 471 milioni per l’acquisto dei primi velivoli.

Ma abbiamo ancora la possibilità di far sentire la nostra voce! Per questo motivo Sbilanciamoci! e Rete Italiana per il Disarmo chiedono quindi al Governo di non procedere alla prosecuzione del programma, destinando in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di riconversione civile dell’industria bellica e agli interventi delle politiche pubbliche di cooperazione internazionale. Già a Dicembre 2009 la mobilitazione ha presentato (tra adesioni online e moduli cartacei) 25.000 firme al Governo (che non ci ha ricevuto) per completare la prima fase di pressione.

Con 16 miliardi di euro si possono fare molte altre cose in alternativa! Ad esempio si possono contemporaneamente edificare 3000 nuovi asili nido, costruire 8 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese. Oppure concentrarsi sulla ricostruzione e il sostegno di territori colpiti da calamità naturali come l’Aquila e il Veneto.
Il Governo, in questo spinto anche dal Parlamento, faccia una scelta di pace e di solidarietà; blocchi la prosecuzione del programma destinando le risorse così liberate alla società, all’ambiente, al lavoro, alla solidarietà internazionale.

Oltre alle adesioni online la campagna ha già raccolto oltre 15.500 firme cartacee di sostegno.

Ecco il testo che invieremo per te al Governo italiano

Considerato che:
Siamo in un momento di grave crisi economica e finanziaria che colpisce le famiglie e i lavoratori cosa che richiede massicci interventi contro la povertà e la disoccupazione.
È ormai necessario trovare risorse per la ricostruzione dell’Abruzzo terremotato, ormai da troppo tempo in emergenza.
La recente alluvione in Veneto dimostra come siano necessari per molti territori risorse capaci di ovviare ai problemi causati dalle calamità naturali
Un solo cacciabombardiere costa come 300 asili nido o come l’indennità annuale di disoccupazione per 15mila precari
I tagli alla scuola, all’università, alla ricerca, al terzo settore (5xMille) ed alla cooperazione internazionale non sono compatibili con una politica di vera sicurezza e vero sviluppo
L’art.11 della Costituzione ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie di crisi.

Accogliendo le proposte della Rete italiana per il Sisarmo e della campagna Sbilanciamoci!, chiedo al governo italiano di bloccare la costruzione dei cacciabombardieri F-35 e di utilizzare le risorse stanziate – pari a circa 15 miliardi di euro – per finanziare ad esempio:

La ricostruzione in Abruzzo e in Veneto
La produzione di 8 milioni di pannelli solari per l’energia pulita.
La messa in sicurezza metà delle scuole italiane.
Un assegno di disoccupazione per tutti i precari che perdono il posto di lavoro.
Il completo annullamento dei tagli alla scuola, all’università, alla cooperazione internazionale e al terzo settore previsti nella legge di stabilità in discussione al Parlamento.

Per sottoscrivere l’appello vai alla pagina www.disarmo.org/nof35

SOS EMERGENCY
Dal 1994 abbiamo curato oltre 4 milioni di persone in 16 Paesi. Bene e gratis. AIUTACI A NON SMETTERE: fai una donazione su http://www.sosemergency.it/ o chiama il numero verde 800.394.394

Il Rock di Ra!


17 dic

Andrea Ra http://www.andreara.com/

NESSUN RIFERIMENTO
L’ambientazione sognata è quella di un mare sconosciuto che, senza punti di riferimento né appigli, lascia disorientato il protagonista in uno sfondo buio e impalpabile. Vengono sviluppate analisi psicologiche della società, dell’ego del protagonista del disco che poi si riflette in metafore e decine di riferimenti alla letteratura, come all’arte e alla storia.
Fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Ra

Video Clip: http://www.audiocoop.it/

Download –> http://itunes.apple.com/us/album/insieme-al-vento-ep

Nel fitto dell’Underground un’intricata rete, pulsa il linguaggio delle vibrazioni sonore, propagandole nell’etere della storia. (Matteo)

Differenziamoci 2011 (Video n° 4)


17 dic

Quarta parte video del convegno sulle esperienze di raccolta differenziata in provincia di Rieti, tenutosi in sala Farnese a Poggio Mirteto il 12/11/2011.

Differenziamoci 2011 (4) from matteopaoletti on Vimeo.

Terza parte del video

Si apre il dibattito sulla gestione del processo della Raccolta Differenziata:
Società a capitale pubblico provinciale.
La gestione attraverso la Municipalizzata a Magliano Sabina.
Il Compostaggio di Comunità, dell’Unione della Valle dell’Olio, come dall’esperienza di Corchiano.

A meno che l’Amministrazione provinciale di Rieti voglia costituire una società cooperativa, la finalità da statuto delle società di capitali è il lucro, profitto. Credo vada in conflitto con le finalità.
Penso si debbano sburocratizzare e snellire i processi in modo cooperativo e solidale. (Matteo)

La Batteria nella Storia


13 dic

LE ORIGINI

La Batteria, come strumento a se stante, inizia piuttosto recentemente, tanto da poterla connotare come il più giovane degli strumenti acustici e proprio per questo ancora in continua evoluzione tecnica ed espressiva. Possiamo far risalire la sua nascita, al matrimonio avvenuto in America durante il XIX secolo, tra la cultura africana e quella europea; in America nascono i primi “ensemble” di strumenti a percussione, grazie alla creatività dei primi musicisti Jazz. Da quel momento è iniziato un processo di adattamento alle necessità espressive, che ha portato man mano alla creazione dell’attuale batteria, così come oggi siamo abituati a conoscerla, cioè un insieme organizzato (batteria appunto) di strumenti già esistenti e che gradatamente si sono modificati diventando parte esclusiva del “drum set”, grazie anche al contributo di musicisti che , come vedremo, applicarono il loro spirito imprenditoriale e le loro intuizioni tecniche alla nascita del nuovo strumento.

L’AFRICA

La pratica musicale africana, predilegendo l’aspetto ritmico, dava la possibilità a chiunque di esprimersi fino a comunicare letteralmente con la percussione. I gruppi di percussionisti erano composti principalmente da dilettanti che, guidati da “maestri” percussionisti, eseguivano pezzi poliritmici e talvolta polimetrici. Ogni componente del gruppo eseguiva una parte dell’arrangiamento e la sovrapposizione dei vari ritmi avveniva, per la poliritmia con un unico tempo di riferimento e nel caso della polimetria anche su “metri” diversi creando irregolarità spesso casuale dove il “battere” o un punto di convergenza ritmica delle varie parti, dipendeva spesso dalla volontà di uno degli esecutori.

La trascrizione e l’esecuzione di uno di questi ultimi esempi potrebbe sicuramente mettere in crisi anche il più “estremo” dei cultori dei tempi irregolari.

Tutto questo fu trasportato, con la tratta degli schiavi, in America, dove le possibilità comunicative e rievocative delle percussioni per le popolazioni di colore, erano talmente grandi da indurre le autorità dell’epoca a proibire perfino l’uso e la costruzione dei tamburi, bandendo anche le manifestazioni danzanti in alcuni giorni di festa.

NEW ORLEANS

Tra gli strumenti più usati degli africani d’America a quei tempi vi erano i “log drums” (tamburi di legno scavato), il “kalengo” (talking drum – tamburo parlante, a forma di clessidra suonato con un bastone ricurvo modulando la tensione della pelle) e la washboard (l’asse per il bucato) che sfregata ritmicamente diventava un originale strumento a percussione. Chiaro che queste sono solo alcune delle innumerevoli percussioni usate la cui rudimentalità era dettata dalla povertà e la clandestinità.

Nel 1803 alla foce del Mississipi, in seguito ad una bonifica, nacque un parco dedicato alle manifestazioni bandistiche, equestri ed in seguito spazio pubblico destinato allo svago festivo: Congo Square, a New Orleans. Fu qui che gli schiavi delle città e il proletariato libero di colore venivano a ricreare atmosfere festose, miste di paganesimo, voodoo e della nuova religione dominante: il cattolicesimo. Successivamente, oltre all’uso di rudimentali percussioni imitanti strumenti africani, entrarono a far parte delle “street band” anche strumenti provenienti dalle bande militari, come la gran cassa, il rullante e i piatti. Progressivamente un po’ in tutti gli Usa cominciarono a fiorire le imitazioni di questi complessi tanto che pian piano tutte le feste erano allietate da bande di ottoni e strumenti a corde accompagnati dalle percussioni. La necessaria presenza di molti percussionisti, che nei piccoli centri rurali o nei cabaret si dovevano adattare a non operare più per strada ma in spazi chiusi spesso limitati e la mancanza di fondi per pagare grandi bande costrinsero a cominciare ad accentrare su un unico esecutore, l’uso della gran cassa , del rullante e ben presto anche dei piatti.

LE PRIME BATTERIE

Leedy Ludwig black beauty- 1924

I musicisti che meglio si adattavano a suonare cassa, rullante, piatti, “wood blocks” e campanacci tutti insieme cominciarono ad essere i più ricercati. Molti trovavano lavoro anche come “effettisti” dei films muti nelle sempre più diffuse sale cinematografiche dell’epoca. Più strana e variegata era la dotazione di strumenti che riuscivano a portarsi dietro e più successo riscuotevano, contribuendo da subito alla complicarsi la vita per il trasporto (proprio come i batteristi…di oggi).

Le prime batterie erano ancora molto differenti da come le vediamo oggi ma avevano già come centro la cassa che, essendo di quelle usate nelle bande, poteva raggiungere anche i 30” di diametro. Gli altri componenti si evolsero velocemente, anche per l’inventiva e la capacità imprenditoriale di alcuni batteristi, crescendo di numero fino ad arrivare, per quanto riguarda i suoi componenti principali, alla sua veste attuale. Già ad iniziare dagli anni ’30 si vedono i primi sets a 4 pezzi: cassa, rullante, un tom sospeso e uno a terra sorretto da piccole gambe di legno. Le superfici battenti continuano ad essere fatte di pelle animale fino alla metà degli anni’50, quando un batterista figlio di immigrati italiani, Remo Belli, brevettò la prima pelle sintetica in Mylar, una pellicola di poliestere inventata dalla Du-Pont durante la II guerra mondiale per scopi militari e diffuso ad uso civile nel 1952. Singolare è il modo con cui il nuovo prodotto fu pubblicizzato: venne costruita un enorme gran cassa di tre metri di diametro, cosa per altro impossibile da realizzare con una pelle animale, per dimostrare l’estrema versatilità del nuovo prodotto. Con le “pelli sintetiche” fu possibile diversificare spessori, costruzione, trattamento ed in seguito anche la scelta dei materiali; nasceva l’ accordatura “diversificata” delle membrane risonanti che divennero più fini di quelle battenti, per un suono molto più potente, preciso e modulabile.

La batteria era giunta alla sua veste “moderna” .

Fonte:http://www.danieletrambusti.it/Daniele_Trambusti/Corso_di_batteria_-_Storia,_le_origini.html

E non finisce qui!
(Matteo)

La Rivolta del Pane – Stati Alterati di Coscienza


10 dic

Canale Youtube SADC http://www.youtube.com/user/Altercos1

http://www.myspace.com/sadico

La Nuova Direzione L.n.D.

http://www.myspace.com/lndcellino

La Mostra dei Mostri http://www.facebook.com/mostradeimostri

Nel Centro Italia, spinge dal basso, uno strabiliante laboratorio flussante di progressione artistico musicale. < enoizeriD avouN aL. (Matteo)

IL PIANETA STA MORENDO!!


07 dic

Cari amici,

Gli oceani stanno morendo, l’aria sta peggiorando, le foreste si stanno desertificando. Dai pesci alle piante, dalla fauna agli esseri umani, stiamo uccidendo il pianeta che ci sostiene, e lo stiamo facendo velocemente. La causa principale della distruzione della natura si chiama cambiamento climatico, e nei prossimi 3 giorni abbiamo la possibilità di fermarlo.

Il Trattato ONU sul cambiamento climatico, al momento la nostra ultima occasione per agire, scade il prossimo anno, e una coalizione senza scrupoli a guida americana e composta da paesi esportatori di petrolio sta provando a neutralizzarlo per sempre. E’ difficile da credersi, ma stanno barattando la sopravvivenza della natura in cambio di profitti immediati.

L’UE, il Brasile e la Cina stanno a guardare: non sono schiavi delle compagnie petrolifere come gli Stati Uniti, ma hanno bisogno di un appello enorme dell’opinione pubblica prima di guidare politicamente e finanziariamente il salvataggio del Trattato ONU. Il mondo è riunito al vertice sul clima per i prossimi 3 giorni per prendere questa decisione cruciale. Diciamo forte e chiaro ai nostri leader che devono mettersi dalla parte del pianeta e non delle compagnie petrolifere – un team di Avaaz è al vertice per consegnare direttamente il nostro appello:

http://www.avaaz.org/it/the_planet_is_dying/?vl

La situazione si sta incredibilmente aggravando: il nostro pianeta è continuamente colpito da catastrofi naturali, che lasciano milioni di persone senza casa e senza cibo. Stiamo raggiungendo velocemente il punto di non ritorno per quanto riguarda il cambiamento climatico: abbiamo tempo solo fino al 2015 per cominciare a ridurre drasticamente le emissioni di CO2.

Nonostante questa emergenza, il mondo sta fallendo nel mobilitarsi contro la democrazia americana ostaggio dell’industria petrolifera. Non paghi di aver fatto fallire gli accordi di Copenaghen e il protocollo di Kyoto, ora stanno costruendo una coalizione per uccidere il trattato sul clima, che segnerà la fine dei negoziati internazionali in corso in Africa.

La nostra ultima speranza per invertire la rotta è nelle mani di Europa, Brasile e Cina: sono loro che possono far sì che l’accordo venga siglato, ma devono unire le forze, ed è qui che entriamo in gioco noi. L’Europa è stanca, è da tanto che combatte per il clima e ha bisogno di un incoraggiamento popolare. La Cina ha già stretto alcuni impegni stringenti, è sensibile alla sua reputazione internazionale e potrebbe continuare in questa direzione se le daremo un sostegno in tal senso. E il Brasile ospiterà il vertice l’anno prossimo, con l’ambizione di portare a casa la vittoria sul clima. Costruiamo un appello globale da record per mettere insieme i nostri difensori del clima e renderli più forti. Firma la petizione e inoltra questa email a tutti:

http://www.avaaz.org/it/the_planet_is_dying/?vl

L’idea folle di focalizzarsi sui profitti di breve periodo, che spinge i paesi a temporeggiare e a rimandare le decisioni contro la crisi climatica e che mette in pericolo la sopravvivenza di noi tutti, non è più tollerabile. Fortunatamente il nostro movimento ha il potere d’intervenire nei processi e di chiedere il cambiamento. Uniamoci e convinciamo altri a unirsi a noi per un mondo più sicuro e più umano.

Con speranza e determinazione,

Luis, Emma, Ricken, Iain, Antonia, Morgan, Dalia, Pascal e il resto del team di Avaaz

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La Stampa: “Clima, il veto degli Stati Uniti: l’intesa a Durban resta un miraggio”
http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/news/articolo/lstp/433158/

Il Sole 24Ore: “Pechino apre a intesa sul clima”
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-06/pechino-apre-intesa-clima-064051.shtml?uuid=AaO3akRE

Corriere della Sera: “Clima, gli USA vogliono le mani libere”
http://www.corriere.it/ambiente/11_dicembre_06/conferenza-durban-usa-lasciano-kyoto_01551b6a-200d-11e1-9592-9a10bb86870a.shtml

Ansa: “L’uomo causa il 74% del riscaldamento globale”
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/12/05/visualizza_new.html_9482655.html

Euronews: “A Durban si decide il futuro di Kyoto”
http://it.euronews.net/2011/12/05/a-durban-si-decide-il-futuro-di-kyoto/

Facebook:http://www.facebook.com/Avaaz

Global Warming:

http://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale

Differenziamoci 2011 (video n°3)


06 dic

Terza parte video del convegno sulle esperienze di raccolta differenziata in provincia di Rieti, tenutosi in sala Farnese a Poggio Mirteto il 12/11/2011.

Differenziamoci 2011 (3) from matteopaoletti on Vimeo.

Seconda Parte del Video.

Nel video gli interventi di; Giorgia Brugnerotto per l’Associazione Postribù, Walter Consumati consigliere del Comune di Poggio Mirteto, Marco Cortella Assessore dell’Unione dei Comuni Bassa Sabina, Giancarlo Felici Assessore della provincia di Rieti, Tullio Pellegrini.

Guerrra – Sbrat Official Music video


05 dic

http://www.facebook.com/pages/GueRRRa

http://www.myspace.com/guerrratotale

http://www.facebook.com/events/183452271746870/
Ciao ragazzi, se vi va potete scaricare il deeemo “casareccio” dei GueRRRa, questo nasale registreremo il nostro primo disco, questa è un piccola anteprima di 7 minuti
A presto risentirci, con il disco un bellu pampepatu pepatu gaustu…..fateci sapere cosa ne pensate….

link:- GueRRRa – Deeemo (2011 Stiafffi Production):
http://www.megaupload.com/?d=UH651A6T

….non vi preoccupate, si tratta del volume degli amplificatori!

Matteo

E’ tutta una grande opera!


04 dic

Terzo Valico, i soldi buttati da 20 anni di lobby.
Si risparmierebbero subito 6 miliardi

Ci sono 6 miliardi di euro da risparmiare all’istante senza toccare le pensioni. Basta che il governo fermi il progetto per il cosiddetto Terzo Valico, la linea ad alta velocità che da Genova attraversa l’Appennino per sboccare sulla Padana. Lunedì prossimo le Fs si aspettano che il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) vari la seconda tranche di finanziamento dell’opera, un miliardo e cento milioni. Una prima tranche di 500 milioni è stata già stanziata. Allo stato attuale è più che lecito ipotizzare che siano soldi buttati, in ossequio alla regole aurea del partito del cemento: l’importante è aprire i cantieri. Ecco una breve lista di ragioni per cui il governo Monti potrebbe dare prova di serietà fermando lo sperpero di denaro a cui una potente e caparbia lobby sta lavorando da vent’anni.

1) È un’opera assurda. Una ferrovia che parte da Genova per collegare il porto della Lanterna con il nord Europa, andandosi a ricongiungere al nuovo traforo svizzero del Gottardo. Solo che i 6,2 miliardi servono per arrivare fino a Tortona, in mezzo alla pianura Padana, 53 chilometri di nuova ferrovia veloce al costo di 115 milioni di euro a chilometro. Da Tortona i treni torneranno sulla vecchia ferrovia.

2) Non si sa a che cosa serva. Le Fs, committenti dell’opera, non sanno dire se servirà per i passeggeri (collegamento veloce Genova-Milano) o per le merci. È noto che una ferrovia del genere non si può utilizzare per entrambi i servizi, bisogna scegliere, e sarà fatto dopo aver deciso di spendere i soldi. La stessa commedia della Val di Susa.

3) È un’opera inutile. Fu inserita nel programma Alta velocità in un secondo momento, quando la Montedison di Gardini pretese un posto a tavola nel grande affare che si erano spartiti Fiat, Eni e Iri. Da vent’anni si cerca di dimostrare che c’è una grande quantità di container da prendere al porto di Genova-Voltri per portarli in Europa. Si era previsto che nel 2006 il traffico di Voltri raggiungesse i 5 milioni di teu (l’unità di misura dei container). A fine 2011 si arriverà a 1,8 milioni. La linee già esistenti per i valichi dell’appennino ligure sono in grado di trasportare oltre 3 milioni di teu. Le Fs non rendono note le previsioni di traffico per la nuova linea.

4) È un ‘opera costosa. Le Fs vogliono spendere 6,2 miliardi di euro per una linea che secondo le loro stesse previsioni non andrà oltre i 40-50 milioni di euro all’anno. Da vent’anni si fanno i conti e non tornano. Il traffico, nella migliore delle ipotesi, coprirà i costi di gestione e manutenzione. Il nuovo vice ministro delle Infrastrutture, Mario Ciaccia, è colui che come manager della Banca Intesa Sanpaolo ha predicato per anni che si poteva fare l’opera con il project financing, cioè capitali privati ripagati con i profitti del servizio. Alla fine era tanto convincente il modello che si è deciso di far pagare tutto allo Stato, punto. Quanto costa e come si ripaga ? Le Fs non sono in grado di fornire alcun piano finanziario sull’opera.

5) A chi conviene. C’è però il consorzio Cociv, il general contractor. La poetica creazione indicava chi si assumeva tutti i rischi della realizzazione dell’opera e anche del finanziamento. Come si è visto con la Tav, il modello è servito a ingrassare i costruttori scaricando sullo Stato circa 90 miliardi di debito pubblico. Il Cociv è oggi formato dalla solita Impregilo (Benetton, Ligresti, Gavio) dalla Condotte del gruppo Ferfina e dalla Civ. Tra gli azionisti anche la Biis, la Banca guidata fino a lunedì scorso dal vice ministro Ciaccia. Anche i 6,2 miliardi del Terzo Valico andranno a carico del debito pubblico che Monti deve disperatamente riassorbire, ma lascerebbe dissennatamente crescere se non fermasse opere come questa.

6) Non finiranno mai. Venti giorni fa il Commissario governativo per la realizzazione del Terzo Valico, Walter Lupi, ha detto: “Nel contratto appena firmato è previsto di concentrare i materiali da scavo delle gallerie, qualcosa come 800 mila metri cubi, nella discarica di Scarpino. Ma visto quello che è appena successo a Genova, mezzo metro di pioggia in quattro ore, credo che questa decisione vada rivista”. Cominciamo bene: ufficialmente per i 53 chilometri servono otto anni, fino al 2019. Sulla base dell’esperienza storica, vuol dire che dovrebbero finirli attorno al 2030. Quando i container magari non esisteranno più.

Da Il Fatto Quotidiano del 2 dicembre 2011

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/il-terzo-valico-i-soldi-buttati-da-20-anni-di-lobby/

Ma è possibile sia così miope immaginare un’altraeconomia, l’eco-nomia?! (Matteo)