Torna il Festival Sabino dedicato alle Bande di Strada

COMUNICATO STAMPA

Sabato 11 e Domenica 12 settembre si svolgerà la seconda edizione del Festival Sabino Bande di Strada a Collevecchio, Poggio Sommavilla e Cicignano. Bande musicali cittadine della Sabina e bande di strada si incontreranno tra i vicoli e le piazzette dei centri storici, in una animata festa itinerante.
Sono nove le bande che si esibiranno in questa edizione: oltre alla Banda Musicale Cittadina di Collevecchio e la brass band dei Pink Puffers parteciperranno le street band Murga Patas Arriba, Titubanda, TeleFUNK’n e BandaRusticaBandaX insieme a quelle cittadine di ConfigniForano e Mompeo.
Musicisti, giocolieri e artisti di strada avvolgeranno con musica e giochi gli abitanti e i visitatori dei suggestivi borghi sabini, animando le due giornate di festa.

Flyer Festival Sabino Bande di Strada 2010 Un evento musicale rivolto anche ai più giovani, in particolare con la partecipazione
della Banda RusticaBandaX: una banda formata da circa 50 ragazzi tra i 7 e i 19 anni provenienti dalla periferia sud-est di Roma.
Il Festival ha partecipato in anteprima il 24 luglio al Fara Music Festival, evento
dedicato alla musica jazz che si svolge ogni anno a Fara Sabina, dove i Pink Puffers hanno suonato in chiusura di serata per un numeroso pubblico incuriosito dalla vivace performance della banda di strada. Il Festival Sabino Bande di Strada ha avviato inoltre una collaborazione con ARTE-r.i.e. Rassegna di Ipotesi Espressive che si svolgerà dal 2 al 5 settembre a Cantalupo in Sabina, dove il festival sarà presente per un invito alla musica bandistica di strada.
L’evento anche se a carattere principalmente musicale è aperto alla presenza di proposte artistiche estemporanee e sarà occasione di incontro e fusione di diversi linguaggi espressivi.
In uno spirito di mercato sostenibile saranno ospitati piccoli stand di produzioni locali biologiche, oggetti di artigianato e produzioni artistiche.
Per tutta la durata del Festival sarà possibile gustare cibi locali a prezzi popolari; per chi fosse interessato a vivere appieno la manifestazione ci sono anche possibili diverse soluzioni per il pernottamento.
Per informazioni e per partecipare al festival: partecipa@festivalsabinobandedistrada.net
oppure 338.41.34.543
http://festivalsabinobandedistrada.net
Media partner e ufficio stampa:
ufficiostampa@megasoundrecords.com – 339.44.28.554

Gruppo Informale Energie Comuni – Banda Musicale Cittadina di Collevecchio – Pink Puffers Brass Band

Il programma: http://festivalsabinobandedistrada.net/il-programma-del-festival/

Matteo

Rinnovabili: coperti i consumi casalinghi

La produzione dell’energia rinnovabile in Italia nel 2009 è stata 69.330 gigawattora i consumi delle famiglie ammontano a 68.924 gigawattora

Pubblico un’interessante parte di articolo tratto dal quotidiano la Repubblica:

ROMA – La produzione complessiva da fonti rinnovabili nel 2009 è giunta a coprire l’intero (100,6%) consumo di energia elettrica delle famiglie italiane. Secondo l’ufficio studi della Confartigianato, nonostante la crisi che ha abbattuto la produzione ‘tradizionale’ dell’8,3%, la produzione ‘verde’ è salita: nel 2009 l’energia elettrica da fonti rinnovabili ha fatto segnare un più 19,2% rispetto al 2008, arrivando a un livello di produzione di 69.330 gigawattora (i consumi delle famiglie ammontano a 68.924 gigawattora). Nel 2008, la produzione ‘verde’ copriva fino all’85% dei consumi casalinghi.

Spetta alla Puglia il primato della maggior produzione di elettricità da solare, seguita da Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte. Ed è sempre la Puglia la regione che lo scorso anno ha incrementato di più la produzione da impianti fotovoltaici, con 72 gigawattora in più, pari ad oltre un terzo dell’intera crescita (37,3%), seguita dalla Lombardia e dal Piemonte. Ma anche a livello internazionale la Puglia la fa da padrone e si leva lo sfizio di battere la Cina per potenza di impianti solari installati: 161 mw contro i 160 cinesi.

Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/07/17/news/energia_rinnovabili

Tra il dire e il fare c’è di mezzo………….

Matteo

Blog Under Attack

Questo Blog, come tante migliaia in Italia, ha subito un attacco Malware ed per un periodo di tempo non è stato attivo.
Presto pubblicheremo tutte le informazioni a riguardo.

Matteo

Raccolta firme Referendum Acqua, Collevecchio

Raccolta firme per i tre quesiti referendari promossi dal:
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
http://www.acquabenecomune.org

Invitiamo tutti i cittadini a firmare presso i tavoli che saranno allestiti a Collevecchio, in piazza e a Poggio Somavilla, in piazzetta davanti (da Zi Filo),

dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00, di sabato 12/06/2010.

Sarà inoltre possibile sottoscrivere in comune all’ufficio anagrafe, tutti i girorni dal lunedi al sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:00, fino al 26/06/2010
referente – Annarita Grandoni.

gruppo informaleEnergie Comuni

Manifesto raccolta firme Acqua Pubblica Collevecchio

Per info: energie.comuni@gmail.com

Matteo

Referendum per l’Acqua Pubblica

Adesso basta. Sull’acqua decidiamo noi!

ACQUA-orizzontale-10X15

Perché un referendum?

Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.

Perché tre quesiti?

Perché vogliamo eliminare tutte le norme che in questi anni hanno spinto verso la privatizzazione dell’acqua.
Perché vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.

Cosa vogliamo?
Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni.
Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa.

Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Dai referendum un nuovo scenario

Dal punto di vista normativo, il combinato disposto dei tre quesiti sopra descritti, comporterebbe, per l’affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del ricorso al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso ad enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, consorzio fra i Comuni), ovvero a forme societarie che qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e scevro da profitti nella sua erogazione. Verrebbero di conseguenza poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini.
E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Quesiti Referendari

Quesito referendario n. 1

Fermare la privatizzazione dell’acqua (Abrogazione dell’art.23 bis L. 133/08)

Il primo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
Si tratta dell’ultima normativa approvata dall’attuale Governo Berlusconi.
Al netto delle deroghe successivamente introdotte, la norma disciplina l’affidamento della gestione del servizio idrico, del servizio raccolta e smaltimento rifiuti e del trasporto pubblico locale. Essa stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. La gestione attraverso SpA a totale capitale pubblico viene permessa solo in regime di deroga, per situazioni eccezionali che, a causa di caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfoligiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato. Deroga che deve essere supportata da un’adeguata analisi di mercato e sottoposta al parere dell’Antitrust.
Con questa norma, dando per salvaguardate le attuali gestioni già affidate a soggetti privati o a società miste, si vuole mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico.
Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%.
La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali per poter mantenere l’affidamento del servizio dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Promuovere l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 166/2009 significa contrastare direttamente l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

Quesito referendario n. 2

Aprire la strada della ripubblicizzazione (Abrogazione dell’art. 150 del D.lgs 152/06)

Il secondo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 150 (quattro commi) del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.

L’articolo che viene sottoposto ad abrogazione richiama espressamente l’art. 113 del D. Lgs. n. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali), disciplinando, come uniche forme societarie possibili per l’affidamento del servizio idrico integrato, le Società per Azioni, che possono essere a capitale totalmente privato, a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico.
Se attraverso il primo quesito si vuole contrastare la privatizzazione imposta dall’attuale Governo Berlusconi, con questo secondo quesito ci si propongono ulteriori obiettivi.
Il primo è quello di qualificare più compiutamente il percorso referendario come relativo al tema dell’acqua; infatti l’art 23 bis (primo quesito) non riguarda nello specifico il solo settore idrico.
Il secondo è relativo alla necessità di intervenire sul problema della gestione diretta del servizio idrico, attraverso forme societarie che siano idonee a svolgere una funzione sociale e di preminente interesse generale. Da questo punto di vista, la mera abrogazione dell’art. 23 bis, lascerebbe immutato il panorama di affidamento oggi interamente coperto da SpA, ovvero da società di tipo privatistico (anche quando a totale capitale pubblico).
Poiché l’obiettivo del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, e della coalizione ancor più ampia che si è costituita per avviare il percorso referendario, è sempre stato l’ottenimento della ripubblicizzazione dell’acqua, ovvero della sua gestione attraverso enti di diritto pubblico partecipati dalle comunità locali, l’abrogazione dell’articolo di cui al presente quesito non consentirebbe più il ricorso all’affidamento della gestione a società di capitali.
Infine, va ulteriormente rimarcato come la mera abrogazione dell’art. 23 bis non provocherebbe alcun sostanziale cambiamento concreto per tutta quella parte di popolazione (metà del Paese), che già oggi e da tempo ha visto il proprio servizio idrico integrato affidato a società a capitale interamente privato o a società a capitale misto pubblico-privato.

Quesito referendario n. 3

Eliminare i profitti dal bene comune acqua (Abrogazione dell’art. 154 del D.lgs 152/06)

Il terzo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito.

Si tratta in questo caso di abrogare poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di forte e sostanziale concretezza. Perché la norma che si vorrebbe abrogare è quella che consente al gestore di fare profitti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Con un effetto per i cittadini di doppia vessazione, poiché da una parte viene mercificato il bene comune acqua, dall’altra gli utenti vengono obbligati a garantire il profitto al soggetto gestore.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che, introdotto dalla Legge n. 36/94 (Legge Galli), ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.

Forum Italiano per i Movimenti dell’Acqua
http://www.acquabenecomune.org

Comitato Referendario Acqua Pubblica provincia di Rieti
http://www.facebook.com/group

Presto vi informeremo per la raccolta firme nel comune di Collevecchio

Matteo

Monte Tancia aprile 1944

Il Manifesto 20.04.2010
APERTURA   |   di Marco Lupo

25 APRILE

È ora di ricordare

Aprile 1944, SS e repubblichini salgono il Monte Tancia in Sabina. Quando scendono, nel bosco ci sono 18 morti

Marzo del 1944: una pattuglia nazista che sta cercando i resti di un caccia tedesco abbattuto dagli inglesi nella zona di San Sebastiano trova una camionetta con il corpo di un maresciallo tedesco ucciso dai partigiani. Siamo nella Bassa Sabina, dove a partire dal giorno dell’armistizio i nazifascisti rastrellano tutte le piccole frazioni e i borghi in cerca di uomini e giovani da arruolare nella Repubblica di Salò. Intanto le file dei partigiani si ingrossano di renitenti alla leva, e spesso anche di giovani repubblichini.

A fine marzo i nazifascisti danno inizio alla rappresaglia: nella frazione di Gallo, otto civili vengono prelevati e condotti al carcere di Santa Scolastica di Rieti. Il parroco di Monte San Giovanni in Sabina, Giulio Ballarin, scrive subito una lettera al vescovo di Rieti Benigno Luciano Migliorini, informandolo dei fatti, e chiedendogli di intervenire. Inaspettatamente, gli uomini arrestati a Gallo vengono liberati.

7 aprile 1944
All’alba i camion tedeschi salgono sulle mulattiere che portano alle frazioni di Gallo e Sant’Angelo del Monte Tancia, due frazioni di Monte di San Giovanni in Sabina (Rieti). Gli uomini, nel timore del solito rastrellamento, si sono nascosti nei boschi, mentre le donne, i vecchi e i bambini restano nelle loro case. A Gallo, nelle prime ore del mattino, vengono uccisi tre anziani: hanno 73, 70 e 76 anni.

Intanto tedeschi e fascisti hanno accerchiato l’intera zona. Tre bambini vengono svegliati dalla madre per portare il bestiame al pascolo. Mentre sono occupati a condurre gli animali su un prato, sentono gli spari, e subito dopo le pallottole sibilanti. La più piccola dei tre bambini, undicenne, viene ferita ad una gamba ma si salva perché riesce a fuggire con gli altri due nel bosco. La bambina ferita si chiama Adriana Bonacasata, e ricorda perfettamente di aver sentito voci in italiano, mentre le sparavano. Infatti il prefetto di Rieti, Ermanno di Marsciano, ha invocato più volte l’aiuto dei tedeschi per rastrellare i ribelli e ora guida lui stesso i nazisti verso le case dei contadini, come testimoniato da Padre Gaetano Villa in una relazione al vescovo di Rieti.

I nazifascisti, arrivati alla frazione di Sant’Angelo, strappano le donne e i bambini dalle case e li spingono con forza nella cappella, sparano agli animali e li decapitano, mentre danno fuoco alle case. Per alcune ore le donne e i bambini pregano davanti all’altare della chiesa di San Michele Arcangelo. Verso le 16:30 vengono spinti fuori, alla luce del sole, e costretti a camminare per un centinaio di metri. Arrivati a una piccola siepe, sono costretti a saltarci sopra per cercare di scavalcarla. Un ragazzino tenta la fuga, fa trenta metri, e una fucilata lo abbatte. Gli altri vengono mitragliati sul posto: quattro madri (una incinta di sette mesi), una bambina di due anni, due bambini di quattro e due di sei, un bambino di nove anni e una bambina di undici, una ragazza di diciotto e la zia, più un vecchio di ottantaquattro anni.

Era Venerdì Santo, il 7 aprile del 1944. Oltre ai morti ci sono stati dei superstiti. Per esempio una bimba di tre mesi e una di sette anni. La madre, che qualche ora dopo sarebbe stata assassinata, stava stendendo le lenzuola, quando capì che erano arrivati i nazifascisti. Non poteva immaginare cosa sarebbe successo, ma per sicurezza avvolse la più piccola nel cappotto del marito, che era andato a rifugiarsi nei boschi. Alla sorellina più grande raccomandò di badare a quel fagotto che conteneva la piccola di pochi mesi, e lo depose tra i sassi. Poi, con l’intenzione di prendere degli abiti più pesanti, la madre andò a casa sua, e lì i tedeschi la fermarono. Non ci fu il tempo per tornare indietro. La bambina di sette anni, che doveva badare alla sorellina, sentì le grida e scappò. Il fagotto che conteneva la bambina di tre mesi fu ritrovato il giorno dopo dal padre. Giuseppe Bonacasata, tornato a Sant’Angelo, cercava la moglie e i suoi otto figli. Trovò tre dei suoi bambini morti accanto al corpo di sua moglie. Disperato, iniziò a cercare il corpicino della più piccola. Finché non vide il suo cappotto arrotolato tra i sassi. Lo prese per un lembo e vide sua figlia. La piccola era sopravvissuta; aveva la bava alla bocca, ma era viva.

Quindi il 7 aprile del 1944 furono uccisi tre uomini anziani a Gallo e quindici tra bambini, donne e un anziano a Sant’Angelo del Tancia.

Il libro
Bruna Antonelli, la ricercatrice che ha scritto di questo eccidio dimenticato nel libro «La strage nazifascista a Monte San Giovanni in Sabina», edito da Crace, Perugia, ricorda che alla strage parteciparono reparti tedeschi del 1° battaglione del 20° Reggimento SS, il cui comandante era il maggiore Wilcke, e militi fascisti italiani appartenenti alle formazioni della 116a legione della Guardia Nazionale Repubblicana di Rieti.

La partecipazione diretta dei fascisti a queste azioni sanguinarie è avvalorata da un documento a firma del ten. col. Arturo Bornoroni comandante dell’Ufficio Politico Investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana, 116a Legione di Rieti che la Antonelli riproduce interamente nel testo.

Il lavoro storico di Bruna Antonelli dimostra, in questa come in altre sue pubblicazioni, che i rastrellamenti, gli eccidi e le stragi di civili inermi e di partigiani avvennero «a seguito di delazioni fasciste o con la partecipazione diretta di fascisti repubblichini».

Inoltre, per quanto riguarda le responsabilità politiche, la Antonelli riporta il documento-denuncia inviato all’Alto Commissariato per le Sanzioni contro il fascismo (Roma) il 30 ottobre 1944 al procuratore del Regno di Rieti, in cui si attestano le malefatte del podestà del paese e del maestro Pietro Galassetti.

Ricordiamo che all’alba del medesimo 7 aprile 1944 un nucleo di circa trenta partigiani della «Brigata Stalin» e del fronte militare clandestino di Roma, fu attaccato all’Arcucciola del Monte Tancia. Dopo 9 ore di combattimento sette di loro vi lasciarono la vita. Altri tre furono uccisi a Castel San Pietro all’osteria di Salivano.

È ora di ricordare.

Fonte:

    http://www.sinistrarieti.net/
    http://www.ilmanifesto.it Monte Tancia aprile 1944
    http://www.storiaxxisecolo.it/resistenza/lazio/ Centro studi sulla Resistenza Pasqua di sangue sul Monte Tancia in Sabina

Matteo

Da Pescomaggiore a Rieti “EVA – ECOVILLAGGIO AUTOCOSTRUITO”

COMUNICATO STAMPA

WWW.POSTRIBU.NET

RICOMINCIA LA FESTA – VIVERE BENE AL TEMPO DELLE TRIBU’

APERITIVO VERDE 9 APRILE ORE 17.30 – LIBRERIA MODERNA RIETI

IN OCCASIONE DELL’ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO DE L’AQUILA

POSTRIBU’ PRESENTA “EVA – ECOVILLAGGIO AUTOCOSTRUITO” DA PESCOMAGGIORE A RIETI

Pescomaggiore è un piccolo borgo di origini altomedioevali alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso – Monti della Laga, ad una decina di chilometri da L’Aquila e ad altrettanti dal confine con la provincia di Rieti. Il sisma del 6 aprile 2009 ha distrutto buona parte delle abitazioni e del patrimonio storico-culturale. Ma a Pescomaggiore gli abitanti hanno scelto fin da subito di non attendere che le proprie sorti residenziali fossero decise da costruttori e politici senza scrupoli ed hanno lanciato un progetto rivoluzionario.

“Il 6 aprile alle 3 e 32 – spiegano nel sito www.eva.pescomaggiore.org Salima e Antonio, gli ospiti del prossimo Aperitivo Verde organizzato dall’associazione PosTribù alla Libreria Moderna di Rieti alle 17,30 – anche noi abbiamo perso la casa. I tempi lunghissimi dell’emergenza e della ricostruzione hanno rischiato fin da subito di portare all’abbandono del paese, già semi-spopolato dall’emigrazione. Invece di attendere, abbiamo preferito rimboccarci le maniche, per poter continuare ad abitare la nostra terra ed il nostro paese, per ricostruirlo da subito insieme ad un futuro comune”.
Il progetto prende vita all’interno del Comitato per la rinascita di Pescomaggiore che già prima del terremoto aveva avviato un percorso finalizzato a migliorare la qualità della vita e recuperare l’abitato storico con campagne di informazione, attivando processi partecipativi e lanciando microprogetti nel campo dell’agricoltura, del turismo e della convivialità artistica. Un obiettivo diventato emergenza con il sisma, portando i residenti a realizzare un vero e proprio eco-villaggio autocostruito (EVA) e autofinanziato per consentire a più famiglie possibili di Pescomaggiore di restare a vivere nel loro paese.

Eco-villaggio di Pescomaggiore

EVA Eco-villaggio di Pescomaggiore

Su progetto degli architetti Paolo Robazza e Fabrizio Savini del BAG studio mobile e con l’assistenza tecnica di Caleb Murray Burdeau, esperto in bioarchitettura, si decide di realizzare, su terreni concessi in comodato da alcuni compaesani a poche centinaia di metri dal paese, un villaggio di bilocali e trilocali low cost ed a minimo impatto ambientale nel rispetto delle vigenti norme anti-sismiche ed edilizie. La tecnologia costruttiva prevede l’utilizzo di una struttura in legno portante e tamponatura in balle di paglia.

“L’utilizzo della paglia in quest’area dell’Abruzzo – spiegano Antonio e Salima – è una tecnica costruttiva relativamente nuova, ma che si inserisce in modo naturale nel paesaggio agrario circostante e risponde anche ad un ideale di filiera corta in campo edilizio, in quanto la materia prima sono balle di paglia fornite in loco dai campi di cereali, insieme alla farina che servirà a fare il pane nel forno comune del paese”.
Il villaggio prevede la fornitura di energia elettrica attraverso impianti fotovoltaici e il riscaldamento da una stufa a legna, sufficiente a scaldare tutta la casa con appena un paio d’ore di accensione, in quanto la paglia ed altri accorgimenti costruttivi, rendono queste case perfettamente coibentate. Il progetto prevede anche la realizzazione di un impianto di fitodepurazione e di compostiere dove i rifiuti organici possano essere trasformati in fertilizzante per gli orti irrigati anche grazie all’incanalamento dell’acqua piovana.
Il coinvolgimento dei futuri abitanti nella progettazione e nella costruzione – le prime case sono state inaugurate qualche settimana fa (vedi foto allegata)- è la condizione per assicurare l’alta qualità degli spazi, il risparmio economico ed un forte legame fra gli abitanti stessi e la loro casa-villaggio.

Ricordiamo che a curare l’aperitivo sarà Slow Food Casperia e Sabina che porterà i prodotti della Black&White tartufi e di altre aziende locali. PosTribù realizzerà panini e dolci speciali, l’olio extravergine della Sabina sarà della Società Agricola “Sabinae Naturalia’”, mentre nei calici scorreranno i vini del marchio “Ratto delle Sabine” dell’Azienda Lorenzoni di Magliano Sabina. Ospiti eccezionali di questo nuovo aperitivo verde saranno gli studenti dell’Istituto Alberghiero di Rieti che proporranno in collaborazione con la Cooperativa Mucilla un innovativo “eco-aperitivo”. Nessuna stoviglia utilizzata sarà usa e getta, in nome del principio “Rifiuti zero”. L’iniziativa, che si concluderà il 15 aprile, è promossa in ricordo di Alfio Di Bella, che ha vissuto gli ultimi anni a Poggio Nativo lasciandoci in eredità il bagaglio di tutta la sua esperienza “scomoda” di fotoreporter d’inchiesta e artistico, proprio su quei temi ambientali e sociali che dagli anni ’70 ad oggi continuano a segnare tragicamente la vita di un paese quasi allo sbando. Il progetto è realizzato con il patrocinio di Provincia di Rieti e Fondazione Varrone, con la collaborazione della Libreria Moderna, delle Associazioni Germogli, Slow Food Casperia e Sabina, Il Ratto delle Sabine, del Teatro Potlach, del progetto Metallurgicamente; media partner sono Sfumature di Viaggio, Immaginati di Riccardo Guadagnoli, Arte Studio TreSeiZero, ed il settimanale CARTA.

Foto del progetto EVA di Pescomaggiore http://www.flickr.com/Eva Pescomaggiore

EVA
diffondi

Matteo

Sintesi del terzo convegno differenziamoci a Poggio Mirteto

Sabato 06 marzo alle ore 16.30 nella sala Farnese di Poggio Mirteto

Rifiuti_Zero

Apre il Convengno:

  • Introduzione del Responsabile di Legambiente Bassa Sabina Sandro Mancini.
  • Saluto del sindaco di Poggio Mirteto e Presidente dell’Unione Bassa Sabina Refrigeri Fabio.
  • Intervento dell’Assessore Boni del comune di Castelnuovo di Porto (Roma) , 8.544 abitanti.
    La partenza della raccolta differenziata porta a porta è stata il 19 ottobre 2009, dopo 45 gg di campagna di comunicazione con 30 eventi con i cittadini, commercianti, utenze sensibili, associazioni etc.
    Nella fase iniziale flessibilità massima (analisi e valutazione costante delle difficoltà, approccio circolare: sperimentazione – segnalazioni di problemi – analisi degli stessi – azioni correttive – proseguimento della sperimentazione)

      A dicembre 2009 – gennaio 2010: 63% racc. diff.
      A febbraio 2010 oltre 70%

    Percezione immediata da parte di tutta la popolazione dell’impatto sulla qualità dell’ambiente e sul decoro urbano. Questo ha favorito i meccanismi di diffusione e di emulazione della raccolta differenziata.
    Azioni strategiche:

      Compostaggio domestico
      Controllo: individuazione dei trasgressori anche attraverso l’apertura dei sacchetti e l’analisi dei rifiuti per risalire allo zozzone.
      Forte controllo della società che gestisce la raccolta
      Ecocentro con 10 scarrabili

    Altri risultati (oltre all’aumento della differenziata):

      kit per la differenziata, sono consegnati ai soli iscritti a ruolo. Se non sei iscritto a ruolo non sai dove buttare la mondezza e quindi sei automaticamente un trasgressore maggiormente individuabile

    Aspetti economici:

      La raccolta costa molto di più nel primo step: si è passati da 13 a 20 addetti e si deve aumentare il numero di mezzi, questa prima fase, per i primi due anni è finanziata dalla provincia di Roma.
      Si aggiunge il costo rappresentato dall’umido circa il 30% della differenziata, pari a 25/50 euro a tonnellata secondo l’impianto di Compostaggio ( a Maccarese non può più essere conferito, si stanno esplorando altri siti tra cui quello di Avezzano in Abruzzo): si risparmia sull’indifferenziato.
      Una volta a regime, i costi per l’umido sono/verranno coperti dalla vendita della carta e della plastica

    Criticità attuali:

      Furto dei cassonetti della differenziata (da parte degli evasori per non farsi sgamare)
      Centro di accoglienza rifugiati (1000 persone) dove non si differenzia (il problema si sta affrontando con la presenza costante di alcuni operatori della società di raccolta)
  • Intervento di Livio Martini vice sindaco di Corchiano (VT) , 3800 abitanti.
    Oratorio descrittivo sull’esperienza di Corchiano, il coinvolgimento attivo della società civile attraverso meccanismi di democrazia partecipativa, i beni comuni, acqua e biodiversità che oltre alla differenziata fanno da pilasto per la concezione attiva di comunità eco-sistema, ricucitura del tessuto sociale.
    Un anno e mezzo di sensibilizzazione e comunicazione a partire dalle scuole e con il coinvolgimento diretto delle associazioni ambientaliste (Wwf e Legambiente). Tutto ciò ha determinato l’esperienza virtuosa della comunità di Corchiano.
    Nome della campagna: l’orgoglio di un paese pulito
    L’inizio della raccolta differenziata porta a porta è iniziata il 1 giugno 2009 dopo solo otto mesi si è già arrivati oltre 85%.

    Aspetti economici:

      Costi precedenti totali: 400.000 euro annui
      Abbattimento dei costi di discarica (Viterbo) di indifferenziato: da 18.000 a 1.500 euro mensili .
      Aumento iniziale dei costi complessivi + 50.000 euro, per l’aumento di personale e mezzi.
      Il primo step è stato finaziato dalla Privincia di Viterbo.

    Azioni Strategiche

      Centro di compostaggio di comunità sperimentale (a limite legalità). Sostanzialmente hanno messo una decina/quindicina di compostiere più grandi di quelle domestiche in un’area comunale e riutilizzano il compost dopo due mesi per concimare naturalmente il verde pubblico.
      Il comune di Corchiano è intenzionato ad arrivare a rifiuti zero, ed ha preso contatti con il centro di riciclaggio di vedelago (Treviso) per poter riutilizzare la percentuale minima di rifiuti non differenziabili. (Aggiungo io, frutto di una errata progettazione)
  • Emanuela Galli CNR
    In italia produciamo 600 kg di Rifuiti Solidi Urbani l’anno per ab. Di cui 35% organico
    Escursus sulle tecniche del compostaggio domestico e industriale.
    Fondamentale per il compostaggio domestico dice la Galli è mantenere la giusta quantità di airia nel processo Aerobico nelle varie fasi della trasformazione del materiale organico:

      fase di destrutturazione della frazione organica
      fase di maturazione

    Importante è mantenere una temperatura che non superi i 70° C, l’umidità del materiale quindi bisogna inumidire o coprire, il tenore di ossigeno e la porosità del substrato.
    Esistono compostiere in commercio già appositamente forate, ma si possono anche autocostruire.

  • Giancarlo Felici (assessore prov. di rieti)
    2008: piano provinciale dei rifiuti
    In un anno in tutta la provincia si producono 75.000 tonn di rifiuti.

      Il piano di autosufficienza: 3 Centri provinciali
      Rieti: selezione e trattamento indifferenziato
      Contigliano: differenziato da valorizzare (carta, plastica, ecc.)
      Cittaducale: umido/Compost

    Previste isole ecologiche nella Sabina Tiberina: a Forano e Montasola

  • Il Vice sindaco di Magliano Sabina, ha illustrato il percorso che il comune di Magliano Sabina sta facendo per quanto riguarda la sperimentazione della raccolta differenziata porta a porta a Magliano.
    Il comune di Magliano Sabina sta avviando una collaborazione con un comune del nord Italia.
    Per la campagna di comunicazione e sensibilizzazione verrà presa in considerazione l’esperienza di Corchiano.
  • L’esperienza di Post Tribu.
    Giorgia Brugnerotto ha spiegato le attivitità che l’associazione svolge (Riciclo, Riuso, TrashWare) sul teritorio di Rieti, e ha messo in allerta per la preoccupate probabilità che a Casapenta (area Industriale Rieti-Cittaducale) venga costruito un impianto a CDR http://it.wikipedia.org/wiki/Combustibile_derivato_dai_rifiuti che oltre a rallentare i processi della Raccolta Differenziata verso i Rifiuti Zero, potrebbe verificarsi la possibilità che l’impianto a CDR venga convertito in Termovalorizzatore, con i correlati rischi di inquinamento ambientale e sulla salute dei cittadini.
    L’associazione Postribù auspicava un’accellerazione della Raccolta differenziata porta a porta nella provincia di Rieti.
  • Invito i nostri amministratori a misurarsi con queste esperienze,

    Ps:
    Per la comunità di Collevecchio e non solo, gettate un orecchio e un occhio al di là del Tevere, probabilmente è possibile sentire e vedere ciò che sta accadendo per esempio a Corchiano.

    Matteo

    Unione dei comuni della Valle del Tevere: perchè scioglierla?

    E’ sintomatico del nostro Bel Paese fare e disfare secondo convenienze e opportunità politiche ed economiche. La nostra Repubblica ha ormai superato i sessant’anni e anche se viene definita una democrazia matura ci sarebbe da riflettere un bel po’, basti pensare alle manovre del governo per cambiare la carta costituzionale, per spostare gli equilibri del potere decisionale. Termini come legalità, cooperazione, bene comune, partecipazione, giustizia sociale, vengono spesso usati, ma il più delle volte non corrispondono ad azioni che danno risposte concrete e reali alle problematiche della società civile. Anche le nostre comunità locali risentono di questa patologia? Forse sì, come nel caso della nostra Unione dei Comuni Valle del Tevere.

    La Sabina Tiberina tra i territori dell'Unione

    La Sabina Tiberina tra i territori dell'Unione

    Nata il 10 settembre 2001 e costituita dai Comuni di Magliano Sabina, Collevecchio e Stimigliano per promuovere le forme di associazione e di integrazione delle tre realtà locali, in modo da semplificare l’amministrazione ed abbattere i costi, l’Unione a detta dei tre nuovi sindaci, se pur con motivazioni diverse è da sciogliere a causa del suo mancato funzionamento. Il Sindaco di Stimigliano Gilardi dichiara attraverso internet: “Siamo fuori dall’Unione della Valle del Tevere struttura esclusivamente virtuale. Stiamo valutando altre Unioni cercando quella che offre maggiori servizi per i nostri cittadini. L’Unione della Bassa Sabina a Poggio Mirteto sembra la più vantaggiosa” [1]. Il Sindaco di Collevecchio Grappa ha espresso in consiglio comunale la volontà di scioglimento, decantatagli da Gilardi e da Graziani Sindaco di Magliano Sabina e l’eventuale accorpamento all’Unione dei comuni della Bassa Sabina. Graziani comunque anche se si è espresso per lo scioglimento, durante un colloquio col sottoscritto, ha ritenuto che l’Unione potrebbe svolgere un ruolo essenziale nella razionalizzazione dei servizi e dei budget finanziari. Dal sito internet [2] si possono capire quali sono le funzioni dell’Unione: nel campo dell’ambiente il servizio sperimentale di raccolta differenziata dei rifiuti con sistema di raccolta mirata di tipo domiciliare ed il servizio della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Nel settore sociale: il servizio di assistenza sociale domiciliare, i servizi ai diversamente abili, il servizio di segretariato sociale ed il progetto residenzialità degli anziani. Tra i servizi svolti dall’Unione in questi anni è stato attivo quello di assistenza domiciliare, e se vi ricordate bene nel 2004 ci fu anche un principio di cooperazione per gestire la raccolta differenziata. Se sbirciate nelle vostre cantine, potreste trovare le buste con la scritta Unione dei Comuni della Valle del Tevere e da qualche parte in comune ci saranno anche le compostiere da distribuire alle famiglie… un’operazione che non andò in porto? Sappiamo anche che a Magliano esiste una Municipalizzata, che potrebbe gestire alcuni servizi nel nostro comprensorio.Nel primo comma dell’Art. 32 del D. L. n. 267/2000 [3] si definisce l’unione come costituita da due o più comuni che devono essere contigui, con un obiettivo chiaro: esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza. La legge sopracitata evidenzia la contiguità territoriale, e se pensassimo alle nostre realtà ci accorgeremmo che Collevecchio, Magliano Sabina, Tarano, Stimigliano e Montebuono (cito Tarano, ora nell’Unione della Bassa Sabina, e Montebuono, visto il probabile futuro scioglimento della comunità montana, potrebbero entrare a far parte dell’Unione) hanno elementi in comune che li caratterizzano: appartengono geograficamente alla Valle del Tevere; i comuni di Magliano, Collevecchio e Montebuono sono legati storicamente anche dalla Scuola, infatti la direzione didattica è comune; le aree archeologiche di Collevecchio ricadono sotto la tutela del Museo Civico Archeologico di Magliano che ne conserva i reperti; Collevecchio, Montebuono e Tarano hanno in comune la Stazione dei Carabinieri e tante attività economiche. Allora perchè ci si costituisca in unione/ente è necessario che ci siano le ragioni naturali per coltivarla e questi requisiti sono fondamentali. Pensando che la nostra realtà è già marginale per la provincia di Rieti e disgregando il nostro territorio lo diventerebbe ancora di più, non avremmo così la stessa forza per far valere le nostre istanze in Provincia e in Regione.
    Non dobbiamo dimenticare che a Magliano esiste, fortunatamente, una struttura ospedaliera pubblica su cui si dovrebbero concentrare le energie per renderla più efficiente. Credo che questo non si ottenga mettendosi in coda a Poggio Mirteto e Montopoli! E’ chiaro che l’Unione della Valle del Tevere non abbia svolto appieno le proprie funzioni, ma di chi sono le responsabilità? Non sarebbe più opportuno farla funzionare, come avviene per le unioni che si dimostrano “virtuose”, anzichè scioglierla?
    Riflettiamoci seriamente!

    Matteo Paoletti 16/11/2009 Energie Comuni senza testata 23-03-2010 ebook

    [1]
    Dichiarazioni del Sindaco Dott. Gilardi
    http://tinyurl.com/dich-gilardi
    [2]
    Unione dei Comuni della Valle del Tevere
    http://www.unionevalledeltevere.it/
    [3]
    Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267
    http://tinyurl.com/dlgs267-2000

    Storia di lotte dei lavoratori della terra in Sabina

    Le lotte contadine a Magliano in Sabina e dintorni.


    Nel 1904 Magliano Sabina fu al centro di scioperi contadini di risonanza nazionale.
    Già dai primi anni del secolo, la Federazione dei Lavoratori della Terra puntò a far divenire le Leghe, delle vere e proprie controparti, inseguendo un’ottica organizzativa capace di superare il contingente. Tra i dirigenti investiti da questo compito va sicuramente ricordato Omero Schiassi, la cui opera fu spesso brutalmente ostacolata dalla repressione statale. In particolare, non era gradita la particolare forma di lotta consistente nel condurre in città il bestiame, ornato con nastri rossi, in una sorta di riconsegna ai proprietari riottosi alle trattative.

    Questa forma di protesta caratterizzò anche il grande sciopero ( agosto 1920) dei contadini della piana reatina che si rifiutarono di mungere e nutrire il bestiame. Siamo di fronte a delle lotte difficili per la loro radicalità. Dato il legame tra gli animali e i contadini, è sicuramente riduttivo caratterizzare questo tipo di protesta come una mera astensione dal lavoro. I lamenti delle bestie, nel caso dello sciopero di Rieti, furuno udite per giorni a chilometri di distanza e nei paesi del circondario.

    L’articolo riportato nella pagina mostra l’importanza data dai giornali socialisti alla lotta dei contadini maglianesi ma anche alla conseguente repressione dei padroni che portò allo scioglimento del consiglio comunale e della Lega.

    Sempre a Magliano, nel 1920, dunque prima dell’avvento del Fascismo, ripresero gli scioperi dei contadini. Numerosi furono gli scontri armati con le forze dell’ordine e le prime squadre fasciste, durante i quali gli scioperanti, uccisero tra l’altro, un carabiniere.

    Da Azione Socialista, organo settimanale della sezione socialista di Brindisi
    Anno I numero 35, 18 settembre 1904

    Brutti sintomi.

    Quel che è successo a Magliano Sabina è un fatto tale che assume politicamente importanza maggiore dell’eccidio di Buggerru.
    L’intero Consiglio Comunale chiamato in Municipio per discutere…sulla soluzione dello sciopero dei contadini, viene arrestato.
    Il delegato della P.S. si reca alla Lega, che trova chiusa, ne atterra la porta d’ingresso a colpi d’accetta, entra con i suoi sgherri, mette tutto sottosopra, sequestra bandiera e registri e dichiara sciolta l’organizzazione.
    Diciamo che ciò è sintomo grave più di Buggerru. Poichè sinora, in questa epoca di relativa libertà giolittiana, s’erano visti fioccare i sequestri di stampa, proibire conferenze, comizi ecc., mandare i soldati a sostituire gli scioperanti e magari a fucilarli ma per avanzo di pudore di vecchia baldracca imbellettata,
    la libero-ribalderia governativa non aveva ancore sciolte violentemente le organizzazioni proletarie.
    Un eccidio lo si può spiegare dato un certo stato psicologico di qualche gallonato o sindacuccio epilettico, nevrastenico o alcoolizzato o affetto da mania omicida ma non si spiega il premeditato scioglimento di una Lega e l’arresto dei capi se non come un sintomo d’un nuovo orientamento governativo che in occasione del lieto evento Giolitti vuole inaugurare a braccio del paciuccone Sarto visto che gli sfuggì l’amplesso con la sirena estrema.

    Stiamo in guardia !

    Il sovversivo Omero Schiassi.

    Ecco come Omero Schiassi si guadagnò il ritratto di “sovversivo” trasmesso dalla Prefettura di Bologna al Ministero degli Interni:
    “… Portamento disinvolto, espressione fisionomica simpatica, abbigliamento abituale decente… In S. Giorgio di Piano, disprezzato e malvisto da quei possidenti che veggono in lui un demagogo sovvertitore della tranquillità di un tempo. All’infuori di professare principi socialisti e di farne attivissima propaganda, nulla può dirsi sulla sua condotta morale. Di carattere impulsivo, facile agli entusiasmi, ha educazione distinta, intelligenza aperta e pronta e cultura non comune”.

    Fonte:http://retere.jimdo.com/le-prime-lotte-contadine/

    Interessante dispensa, Nel ricordo di Omero Schiassi dal http://www.comune.bologna.it/storiaamministrativa/media/files/nel_ricordo_di_omero_schiassi_1.pdf un uomo di pace, un difensore dei lavoratori, che concepiva la vita come missione in difesa dei più svantaggiati.

    Memorie da diffondere e tenere costantemente vive.

    Matteo